Quelle discariche a cielo aperto per le vie di Palermo

I cassonetti rotti di via Caduti del Lavoro, i cumuli nel quartiere dello Zen, le strade invase della Zisa, i marciapiedi pieni di via Alfonte; sono solo alcuni esempi di rifiuti accumulati in strada e gettati senza ritegno dai cittadini palermitani fino a creare delle vere e proprie discariche urbane non autorizzate per la città.

Persino davanti all’elegante zona del Teatro Politeama si possono notare cumuli di immondizia, proprio di fronte al comando dei Vigili del Fuoco. Agghiacciante la situazione in via Ernesto Basile e nel quartiere Santa Rosalia: i rifiuti costeggiano le vie fino ad arrivare all’ospedale Civico.

Se da un lato c’è la crisi della Rap e un’amministrazione comunale che non riesce a fronteggiare lo smaltimento delle 800 tonnellate di rifiuti prodotte ogni giorno a Palermo, avviando inoltre un piano efficiente per la raccolta della differenziata in tutta la città, l’abbandono della spazzatura e in particolare di rifiuti ingombranti è un classico in alcune zone del Capoluogo.

Mobili, vecchi materassi, sedie e lavandini rotti vengono lasciati
senza ritegno in alcuni punti delle strade, magari proprio vicino ai cassonetti. I palermitani ci scherzano su e li chiamano “arredi urbani”, quasi fossero dei salotti a disposizione dei passanti su cui accomodarsi. Case intere svuotate e riversate per le vie. Tante le multe che i vigili hanno erogato in questi mesi, che però non sono servite a dissuadere gli incivili dalle loro pessime abitudini .

Non sono da meno nemmeno molte aziende: proprio ieri la polizia comunale ha denunciato i dipendenti di una impresa di materie plastiche, sorpresi ad abbandonare grosse quantità di pericolosissimi residui di produzione industriale nei normali cassonetti.

Intanto continuano le polemiche sul piano rifiuti regionale indetto dal Governatore Nello Musumeci. In settimana il Ministero dell’Ambiente ha bocciato il piano rifiuti della Sicilia definendolo in una nota “incongruente”, “privo di dati” e in alcuni punti addirittura “sgrammaticato”. Per non parlare della discarica di Bellolampo, ormai stracolma, che non vede ancora realizzarsi il piano per la costruzione della nuova vasca di contenimento dei rifiuti. La soluzione è davvero lontana e la realizzazione di due nuovi inceneritori sembra di fatto l’unico “tampone” possibile per salvarci dall’affogare nei nostri stessi rifiuti.

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