“Progetto Diana”, la buona alimentazione come farmaco e sperimentazione

Tornare alle cose semplici, cucinare ricette siciliane e sperimentare il "buon" cibo come prevenzione per tumori e patologie: un'intervista alle dottoresse che hanno avviato il "Progetto Diana" a Palermo.

Piatto di legumi, consigli del

Quando è la scienza a dirlo, rimangono pochi dubbi: l’alimentazione e uno stile di vita sano hanno una forte incidenza nella prevenzione di patologie e tumori e sul rischio di recidive. Dopo alcuni anni dall’avvio, per il “Progetto Diana” è tempo di bilanci, risultati e nuovi orizzonti. A fare il punto, la dottoressa Adele Traina e la dottoressa Rosanna Cusimano, promotrici dello studio di intervento alimentare nella città di Palermo.

Dottoressa Traina, quali sono i risultati del progetto? Ci sono nuove valutazioni?
«Abbiamo fatto uno studio clinico su circa 2.200 donne suddivise in gruppi. Quando abbiamo iniziato, nel 2008, volevamo vedere se è possibile diminuire la possibilità che queste persone andassero incontro ad una ricaduta Il farmaco utilizzato? L’alimentazione e l’attività fisica. Abbiamo scoperto che seguendo le raccomandazioni del Fondo mondiale per la ricerca sul cancro (WCRF) del 2007 e quelle del Codice Europeo Contro il Cancro (ECAC) il rischio di recidive di tumore al seno diminuisce del 50%, insieme alla terapia convenzionale; inoltre, abbiamo scoperto una riduzione del 40% per tutti i tumori, dell’80% le malattie cardiovascolari, del 75% il diabete. Lo abbiamo scoperto seguendo la dieta tradizionale di mia nonna con tutte le ricette più buone al mondo, senza sacrificio: mangiando principalmente cereali integrali, legumi, frutta, verdura, pesce, olio extra vergine d’oliva, senza farina 00 e zucchero raffinato.

Dottoressa Adele Traina, "Progetto Diana"
Dottoressa Adele Traina

Il problema grosso oggi è: rispettare il posto dove siamo e comprare cibo locale. Se noi usiamo il grano duro, la pasta o il pane di grano duro siciliano, non usiamo la chimica, non usiamo il glifosato. Il problema è la testa. Dice il professore Franco Berrino, medico dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano: quanto stiamo davanti la televisione? Non abbiamo quindi il tempo di cucinare una cosa semplice allora? Il cambiamento alimentare è possibile e partire dalle scelte di ogni giorno. Vai a prendere l’aperitivo e non chiedi più le patatine, ma le olive siciliane. Dobbiamo tornare alle cose semplici».

Dottoressa Cusimano, come motivare le persone al cambiamento?
«Devi motivare il cambiamento non nel senso di una rinuncia, ma nel senso di una acquisizione: io faccio sempre questo esempio, alle persone non devi dire “ci devi mettere meno sale”. Devi fargli mangiare una cosa gustosa in cui c’è meno sale e lui sentirà l’altro sapore. Il problema della dieta è che viene vissuta come una rinuncia: la dieta non è una rinuncia, è una sperimentazione. Tu, come medico, devi essere bravo in questa cosa che si chiama empowerment che, se volessimo trovare una traduzione, è il fare tuo, interiorizzare. La malattia introduce un cambiamento nella tua vita e questo cambiamento va interpretato, non va subito, perché tu lavori alla tua salute.

Noi vogliamo essere “lievito”. Lievito delle buone pratiche, per essere praticate però devono piacere perché se non piacciono alle persone non saranno seguite. Un altro elemento che va di pari passo con l’alimentazione, è l’attività fisica. Invece di prendere l’ascensore, sali a piedi. Devi infilare le buone pratiche all’interno della vita quotidiana, queste buone pratiche le dobbiamo innestare all’interno della nostra vita, non in un’ipotetica vita».

Dottoressa Traina, la sperimentazione del “Progetto Diana” è terminata anche se in continuo aggiornamento. Quali sono i prossimi passi?
«Per dare una sorta di continuità al progetto e allo stesso tempo approfittare delle potenzialità del web, stiamo avviando un progetto principalmente online dedicato a tutte quelle donne che sarebbero volute entrare nel progetto Diana. Nel frattempo, organizziamo dei colloqui alimentari aperti anche a chi non ha partecipato alla sperimentazione del “Progetto Diana”, anche a chi ha avuto un altro tipo di tumore.

Il colloquio riguarda tutto ciò che principalmente la ricerca scientifica dice, ma dipende dalla persona che ho davanti. Non si tratta di “cibo sì, cibo no”. Dipende dagli occhi, dall’empatia che si crea con la persona. Il punto è che tu puoi agire sulla epigenetica, puoi accendere o spegnere alcuni geni attraverso lo stile di vita. Perché, per esempio, diminuire la carne? Perché sono sempre grassi animali. La dieta occidentale fatta di grassi animali e zuccheri semplici, ha un effetto a lungo termine e agisce sul metabolismo cambiandolo e facendo aumentare i fattori di crescita. Perché allora rischiare?». Per fissare un appuntamento con la dottoressa Traina per un colloquio alimentare è possibile chiamare il numero 091.6553687.

Il trucco è allora quello di imparare a riscoprire i sapori semplici, comprare alcuni alimenti più sani nonostante i supermercati, le catene alimentari, le gare di cucina, abolendo l’idea che siano meno gustosi. Il palato va addomesticato. Per concludere, dice Michael Pollan, giornalista e autore di libri-inchiesta sul cibo: vai a fare la spesa con tua nonna. Se lei non riconosce cosa c’è scritto negli ingredienti e se sono citati più di cinque elementi, non lo comprare.

 

Print Friendly, PDF & Email