Alle 21 in punto, venerdì 6 febbraio, il Teatro Marcello Puglisi di Palermo ha ospitato un intenso e applaudito dittico pirandelliano firmato dalla Compagnia teatrale Gli Smascherati, con regia e adattamento di Giuseppe Piampiano. In scena La patente e La giara, due atti unici di Luigi Pirandello che, accostati, hanno restituito al pubblico tutta la forza corrosiva del suo teatro: tra grottesco sociale, comicità amara e una lucidissima anatomia dei pregiudizi collettivi.
La patente racconta la parabola di Rosario Chiàrchiaro, marchiato come jettatore e deciso a trasformare la superstizione che lo condanna in un’arma giuridica e simbolica contro la società che lo respinge. Tra giudici increduli e una figlia imbarazzata il testo procede come una trappola morale che si stringe attorno ai personaggi fino alla beffa finale rivolta persino al pubblico – quel celebre “Toccatevi tutti!” che ieri sera ha scatenato lunghe risate.
La giara sposta invece l’asse sul versante rurale e farsesco: l’ostinazione di Don Lollò Zirafa e la contesa attorno a un’enorme giara rotta diventano il pretesto per una commedia meccanica e spietata. Il motto conclusivo di Mastro Zi Dima – “Ve l’avevo detto che alla fine avrei vinto io!” – risuona come una sentenza ironica e crudele, suggellando un crescendo di equivoci e tensioni degno della migliore tradizione pirandelliana.
A dare corpo alle due opere è stato un ensemble compatto, nel quale diversi interpreti si sono cimentati in doppi ruoli, passando con naturalezza dal grottesco giudiziario de La patente alla coralità contadina de La giara.
In scena: Loredana Sucameli, Livia Lombardo, Giusi Giurintano, Daniela Ciulla, Gioacchino Collica, Piersalvo Di Pietro, Giusi Riti, Laura Reale, Simone Cataldo, Giuseppe Enea, Francesco Corso, Vincenzo Aiello.
Il lavoro di gruppo è apparso evidente nella fluidità dei cambi, nella precisione delle entrate e uscite e nel ritmo serrato dei dialoghi, sostenuto da un’intesa palpabile tra i protagonisti, soprattutto nei passaggi corali, dove la macchina scenica ha funzionato con una precisione quasi musicale.
L’allestimento ha puntato su una scenografia essenziale ma estremamente funzionale, capace di suggerire tanto l’aula giudiziaria quanto l’ambiente rurale siciliano. I costumi, sobri e coerenti con l’ambientazione novecentesca, hanno contribuito a scolpire i caratteri: severi e allusivi in La patente, più popolari e terrosi in La giara, sottolineando con discrezione il passaggio da una satira sociale a una farsa agreste.
La regia di Piampiano ha privilegiato il tempo del dialogo, lasciando che le battute respirassero e che il comico emergesse per contrasto. Ne è scaturito uno spettacolo scorrevole, capace di alternare leggerezza e inquietudine, fedele allo spirito di Pirandello e insieme aperto a una lettura contemporanea.
Il pubblico ha risposto con attenzione e calore, premiando una messa in scena che restituisce Pirandello come osservatore ancora attualissimo delle nostre maschere sociali. Tra superstizione, orgoglio e lotte di potere, La patente e La giara hanno dialogato come due capitoli di un’unica, amara commedia umana — ieri sera, al Marcello Puglisi, più attuale che mai.
























foto di Claudia Scavone


