Perché non sempre si può dire quello che si pensa

Spesso sarebbe meglio per la propria salute, dire sempre quello che si pensare ma poi la ragione prende il sopravvento

Quante volte c’è capitato di voler gridare in faccia al proprio interlocutore ciò che si pensa veramente di lui, ma si ci trattiene a stento e magari si annuisce o addirittura gli si dice “sì, è vero, hai perfettamente ragione”.

Questo capita in casa, al lavoro, tra amici, tra conoscenti o addirittura anche tra sconosciuti.

A casa si vuole evitare di litigare con il coniuge o con i propri figli, certe volte si preferisce non rispondere o addirittura darla per vinta ai propri cari per il quieto vivere.

Al lavoro, quante e quante volte avremmo voluto esternare la nostra non condivisione del modo di essere o di agire dei propri superiori, che dall’alto del loro potere ci impongono delle scelte che faremmo molto a meno di accettare. Anche con i colleghi, spesso, succede che non si condivide lo stesso pensiero.

Tra amici, quante volte c’è capitato che discutendo, non siamo d’accordo, spesso e volentieri la pensiamo in maniera diametralmente opposta, ad esempio parlando di calcio, di politica, della conduzione della vita coniugale o di quella lavorativa, etc.

Tra conoscenti o addirittura tra sconosciuti, sono di quelle discussioni nate per caso ad esempio, dal barbiere, in autobus, al cinema, al bar e tanti altri luoghi dove nasce così senza un perché, con uno scambio di vedute sugli argomenti più svariati.

E che ….zo, ma possibile mai che ci dobbiamo tenere tutto dentro e non esternare il nostro vero pensiero? Tenersi tutto dentro non fa bene alla salute, attenzione che a lungo andare ci si può ammalare ed anche seriamente, personalmente ne so qualcosa.

“Basta una buona dose di pillola ‘Minnifutto‘ – dice un mio caro amico -, è vedrai la vita sotto un altro aspetto”.

Ma è davvero così?

Non ci credo, diciamo che ci vorrebbe una buona dose di coraggio per cercare di affrontare certe situazioni afferrando il toro per le corna. Ma siamo pronti a subirne le conseguenze? E già sono proprio le conseguenze che ci bloccano, dovremmo riflettere meno ed esternare di più, staremmo certamente meglio.

Provo ad immaginare come sarebbe bello se:

  • Sul posto di lavoro – chiederei ai superiori: “ma fuori di qui, conti qualcosa?” Sono sicuro che fuori da quello che credi il tuo regno non conti un benemerito “ci a zeta zeta o”, e prendendo a spunto da una stupenda battuta del mitico principe De Curtis, in arte Totò, “Ma mi faccia il piacere”;
  • Tra amici – a chi ha la fortuna e/o la sfortuna di averli (punti di vista sono), quando non si è d’accordo con quanto sostenuto da loro, direi: “Basta. Non hai mai capito niente, smettila di fare il presuntuoso, guardati allo specchio e dimmi cosa vedi, la triste realtà di un povero fallito”. Poi ridendo, suggerisco di scappare prima che lui o lei si riprendano e te le suonino di santa ragione;
  • Tra conoscenti o addirittura tra sconosciuti: “ma lei chi si crede di essere, prima di aprire bocca, la colleghi al cervello, si faccia un esame di coscienza e poi apra la bocca, però non prima di essersi lavato i denti”. Ed anche qui attento alle botte, che potrebbero sicuramente arrivare;
  • In famiglia: (non a caso questo argomento l’ho voluto trattare per ultimo) perché di solito è il più camurruso (per i non siculi, quello più complicato). Al proprio coniuge, una volta per tutte direi “è tanti anni che ti sopporto! Ora basta. Una buona volta siediti e stai zitta ed ascolta il mio pensiero”, a questo punto vi liberate di tutto quello che fino a quel momento non avete avuto il coraggio di dire e state pronti a fuggire il più lontano possibile perché la sua reazione sarà di certo spropositata. Con i figli basta dirgli “ma vai a lavorare così saprai cosa significa la fatica lagniusazzu e mancia pani a trarimentu ca un si avutru (scansafatiche e mangia pane a tradimento che non sei altro).

Un discorso a parte, non li ho menzionati volutamente, meritano chi detiene il potere, ovvero i nostri cosiddetti governanti, ho voluto evitare di scendere nel volgare. Dico solamente c’è ne fosse almeno uno da prendere. Vabbè lasciamo stare, per affrontare questa tematica non basterebbe scrivere un lungo trattato, quindi è meglio sorvolare.

Fatto tutto questo vi sentirete benissimo, naturalmente lo si può fare gradatamente, ma tra una fase e l’altra non fate passare molto tempo altrimenti l’effetto sfuma. Finalmente vi sarete liberati di quel peso che vi opprime lo stomaco da tanto tempo. “Mamma mia che è bello” direte. Ma questa euforia quanto durerà?

Chi sas chi non lo sas. Ai posteri l’ardua sentenza, se ancora sarete vivi.

Ad maiora, e buona fortuna.

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