Palermo ricorda l’imprenditore Libero Grassi che non si piegò al pizzo

Pina Maisano Pietro Grasso ITALPRESS

Giornata della memoria, oggi, a Palermo, dove in via Alfieri e’ stato ricordato l’imprenditore Libero Grassi che il 29 agosto del 1991 fu trucidato dalla mafia per essersi ribellato al racket delle estorsioni. Stamane nel XXIIIanniversario della suo assassinio, corone di fiori sono state deposte sul luogo dell’agguato. Come ogni anno, sul marciapiede una macchia di vernice rossa per ricordare il barbaro omicidio. Un manifesto bianco appeso al muro recita “Il 29 agosto del 1991. Qui e’ stato assassinato Libero Grassi, imprenditore, uomo coraggioso, ucciso dalla mafia, dall’omerta’ dell’associazione degli industriali, dall’indifferenza dei partiti, dall’assenza dello Stato”. A prendere parte alla cerimonia di commemorazione, tra gli altri, la moglie di Libero Grassi, Pina Maisano con i figli, il presidente del Senato Pietro Grasso, il vice presidente di Confindustria Sicilia Giuseppe Catanzaro, il presidente del Fai Tano Grasso, il reggente della Procura di Palermo, Leonardo Agueci, il prefetto del capoluogo siciliano, Francesca Cannizzo, e il questore Maria Rosaria Maiorino. In rappresentanza del Comune c’era l’assessore alle Attivita’ produttive, Giovanna Marano, mentre a rappresentare la Regione l’assessore al Bilancio, Roberto Agnello. “Sono qui per rendere omaggio a Libero Grassi, ‘libero’ di nome e di fatto – ha detto il Presidente del Senato -. Il primo a denunciare l’importanza di non sottomettersi alle richieste mafiose. Era libero, ma solo. Grassi e’ un simbolo da non dimenticare”. Il Presidente del Senato, Pietro Grasso, e’ tornato anche sui temi della lotta alla mafia: “Dobbiamo andare avanti nella lotta a Cosa nostra. C’e’ ancora tanta strada da fare, perche’ il fenomeno non e’ stato ancora completamente debellato”, sottolineando come sia necessario “un maggiore coinvolgimento dei cittadini”. Parole chiare da parte di Grasso sul tema della gestione dei beni confiscati: “La lentezza nell’assegnazione dei beni confiscati e’ un problema, perche’ bisogna cercare di utilizzare al massimo questo patrimonio nella sua potenzialita’ economica e progettuale, magari facendo progetti con cooperative giovanili – ha sottolineato -. Assegnare i beni ai Comuni, senza avere dei progetti attorno, e’ un modo parziale di utilizzarli”.