Palermo. Alla scoperta degli antichi ingressi di città: Porta Felice

Elegante ingresso di Palermo per chi veniva dal mare, la Porta Felice non è mai stata una porta per chiudere a difesa la città, ma il passaggio sempre aperto della città barocca

La facciata scenografica di Porta Felice sul Foro Italico
La facciata scenografica di Porta Felice sul Foro Italico

Il 1581 è l’anno in cui il Corso Vittorio Emanuele, a Palermo, viene prolungato dalla chiesa di santa Maria di Portosalvo fino al mare, completando l’asse principale della città, collegamento diretto dal mare al Palazzo Reale. Proprio accanto a questo si stava già costruendo Porta Nuova, che segnava l’uscita dalle mura e dal centro abitato.

Terminata la strada, si decide di realizzare una porta quale suo giusto completamento, ma anche per dare un ingresso che fosse sontuoso e ben visibile da chi entrava in città venendo dal porto.

Il viceré Marcantonio Colonna inaugura la costruzione il 6 luglio 1582; la porta viene battezzata col nome di Felice, dal nome della moglie del Principe Colonna, Donna Felice Orsini. Per i pochi fondi disponibili, la costruzione viene fermata per permettere il completamento di Porta Nuova. Si vuole riprendere due anni dopo, ma con la partenza del viceré e la sua successiva morte si interrompe nuovamente.

Nel 1602 finalmente si inizia a costruire su progetto attribuito a Mariano Smiriglio, mentre nulla si sa del progetto pensato vent’anni prima. La porta viene anche chiamata Felice Ferìa, dal nome del viceré che permette il riavvio dei lavori. Si procede lentamente,  tanto che al 1615 risulta realizzato soltanto il livello con le coppie di colonne, mentre al di sopra erano previste due piramidi simili a quella che sovrasta Porta Nuova, ognuna su un pilone. Tra i due “pilastri”, infatti, non era previsto nessun fornice, nessun tipo di passaggio coperto come in ogni porta realizzata sino a quel momento, perché nel Seicento era già cessata la necessità difensiva delle mura e quindi anche la chiusura delle porte.

Nel 1636 la costruzione riprende con un nuovo progetto realizzato da Smiriglio poco prima della sua morte. Al posto delle piramidi compare un piano coronato dalle aquile simbolo della città, una per ogni pilone. L’architetto Pietro Novelli si occupa del completamento, e realizza le ali che incamerano le scale che servono i piani interni, dove sono realizzati ambienti adibiti a corpo di guardia. L’opera viene completata l’anno seguente.

La Porta Felice sul lato di Corso Vittorio Emanuele, un tempo circondata dall'ospedale di san Bartolomeo, a sinistra, e dal palazzo Butera e dalla chiesa di san Nicolò alla Kalsa, a destra
La Porta Felice sul lato di Corso Vittorio Emanuele, fronte “Cinquecentesco”, un tempo circondato dall’ospedale di san Bartolomeo (a sinistra, ne rimane solo il loggiato) e dal palazzo Butera e dalla chiesa di san Nicolò alla Kalsa (a destra, quest’ultima distrutta dal terremoto del 1823)

Tutto il lato che volge a mare è rivestito di marmo e in pieno gusto barocco, con la sua ricchezza decorativa, mentre il lato che guarda al corso sembra essere realizzato un secolo prima, data la sua impronta manierista che ricorda le architetture di Michelangelo. Eppure, l’autore è lo stesso; sono complici i lunghi tempi di realizzazione e gli apparati temporanei che qui si montavano in occasione di ricorrenze importanti, ad esempio l’arrivo di un personaggio eminente o una festa religiosa, realizzati anche dallo stesso Smiriglio, cui si ispirò per la stesura finale del fronte a mare.

Lo splendore dell’opera comporta l’abbellimento della strada lungo il mare (via Messina marine, già Strada Colonna) che diventa la passeggiata per eccellenza, a piedi e in carrozza. Quando i bombardamenti del 1945 distruggono quasi completamente il pilone destro, si decide di ricostruirlo fedelmente per non rinunciare a quel simmetrico insieme.

Tra le decorazioni va notata la presenza, sulla balaustra, in alto, delle statue rappresentanti santa Ninfa e Cristina, che qui come su due dei Quattro Canti proteggono la città.

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