Opere su giornalismo e informazione al Sole Luna Festival

Cinque film sul giornalismo, cinque testimonianze sulla libertà d’informazione, declinata in modi differenti in altrettante realtà del mondo. Un’occasione per una riflessione, per uno sguardo che “Sole Luna Doc Film Festival”, il festival internazionale in corso allo Spasimo di Palermo, intende porre su alcune situazioni calde del pianeta e su come vengono raccontate al pubblico. Dalle immagini senza filtri della Rtma di Kolvezi, in Congo, alle corrispondenze dalla Turchia di un giornalista di Radio France Internationale, passando per la narrazione delle principali battaglie politiche e sociali in Belgio, raccolte per quarant’anni da un giornalista e documentarista, fino all’esperienza di un fotografo di guerra in Cecenia.

L’occhio della cinepresa e quello del cronista s’incontrano in un insieme di straordinarie testimonianze che raccontano le notizie che dalla narrazione dell’attualità possono diventare documenti sociali, storici e politici. Dalla negazione di molte libertà, tuttora purtroppo esistente in diversi Paesi, alla necessità di affermare le libertà di espressione d’informazione, il “Sole Luna” ha voluto porre l’attenzione su questi temi, affinché non si dimentichi il contributo dato da chi vive – e a volte si sacrifica – per il diritto-dovere all’informazione.

Cinque, si diceva, i film che trattano i temi legati al giornalismo.

Martedì 4 luglio lo Spasimo ha ospitato l’opera belga Kolwezi on air, di Idriss Gabel: sotto le riprese costanti delle telecamere di RTMA – la più grandetelevisione locale a Kolwezi – la società congolese, entusiasta della propria immagine, si rivela, nuda e cruda e senza vergogna. Seguiamo questigiornalisti, motivati dal desiderio di fare informazione a tutti i costi. Superano con coraggio situazioni a volte pericolose, a volte divertenti e spesso tristi. Illoro recente e rapido passaggio alla TV solleva questioni universali di indipendenza dagli sponsor, di etica di fronte al sensazionalismo e di irriducibilevocazione investigativa.

Trailer

 

Mercoledì 5, alle 21, è in programma l’italiano Dönüş-Retour, di Valeria Mazzucchi. Jérôme Bastion è un corrispondente di Radio France Internationale(RFI) in Turchia. Ha vissuto per 20 anni a Istanbul, diventando un punto di riferimento per il pubblico della radio di lingua francese nel mondo. Una vocea favore dei diritti civili e della libertà di parola, Jérôme ha visto con i suoi occhi la Turchia di Erdoğan ritornare in uno stato di violenza e di privazionedella libertà, una situazione che gli ricorda lo status quo di quando è arrivato in Turchia. Dönüş–Retour segue la vita di Jérôme nelle sue ultime settimanea Istanbul, prima di prendere la decisione dolorosa di lasciare la Turchia dopo le elezioni parlamentari nel novembre del 2015.

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Venerdì 7 luglio, il film belga Une vie contre l’oublie, di Kita Bauchet (v.o.sott. in italiano e inglese). Per 40 anni, senza sosta, André Dartevelle, giornalista e regista belga, ha raccolto un corpus informativo “di opposizione” per dare voce agli oppressi. Un lavoro di testimonianza dei conflitti mondiali e dei problemisociali del Belgio, e più in generale di recupero dei ricordi che gli stanno a cuore che lo porterà a mettere in luce le principali battaglie politiche e sociali del suotempo. Con i suoi racconti e quelli dei suoi collaboratori, egli ripercorre con insistenza. I momenti chiave della nostra storia contemporanea. Con André Dartevelle, Luc Dardenne, Michel Khleifi, Hugues Le Paige, Josy Dubié, Wilbur Leguebe, Emmanuelle Dupuis e Alain Lapiower.

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Sabato 8, sarà la volta dell’opera Georgiana See you in Chechnya, di Alexander Kvatashidze (v.o. sott. in inglese e italiano). Un incontro casuale con unafotografa di guerra straniera porta Alex in Cecenia durante la guerra. Dopo questa esperienza, si rende conto che vuole diventare anche lui un fotografo diguerra, ma non ci riesce. Questo porterà Alex, per 15 anni, alla ricerca di storie di persone che lavorano in prima linea, per capire le loro vere motivazioni eper vedere cosa la guerra ha provocato in loro. Ci vorranno 15 anni affinché Alex riconsideri le sue aspirazioni e si renda conto che il suo posto è da qualchealtra parte, lontano dalla guerra.

Infine, sempre sabato 8 luglio ancora un film belga: si tratta de L’Eau sacrée, di Olivier Jourdain (versione originale sottotitolata). L’Eau Sacrée è un’oderispettosa al piacere femminile in Ruanda, con un senso dell’umorismo e senza alcuna traccia di imbarazzo. Guidati da Vestine, una ragazza che lavora in una radio locale, una stella stravagante delle notti radiofoniche, il film è anche un’inchiesta radiofonica e scopre la sessualità ruandese alla ricerca dell’acqua che sgorga dal corpo femminile, rivelando con umorismo e spontaneità il mistero dell’eiaculazione femminile. Il documentario mette a confronto lo spettatore occidentale con la propria intimità e ci fa immergere in un Ruanda moderno riscoprendo il suo patrimonio nel modo più segreto: il piacere femminile.

Trailer:

 

Ideato da Lucia Gotti Venturato, presidente dell’associazione culturale Sole Luna – Un ponte tra le culture, con la direzione scientifica di Gabriella D’Agostino e la direzione artistica di Chiara Andrich e Andrea Mura, il festival vede in concorso 31 film-documentari da tutto il mondo, scelti tra gli oltre 300 pervenuti durante l’anno, suddivisi nelle sezioni The Journey e Human Rights, e con una sezione dedicata anche ai corti. A queste si aggiunge fuori concorso la rassegna Art in Doc (si tratta di 4 documentari dedicati a grandi artisti del nostro secolo che approfondiranno tematiche legate all’arte contemporanea.