Morto Pino Daniele. Una storia musicale lunga 40 anni

Ieri sera è morto Pino Daniele stroncato da un infarto mentre si trovava nella sua casa nelle campagne della Maremma. Il cantautore e chitarrista napoletano, il 19 marzo avrebbe compiuto 60 anni. Con la sua morte il mondo della musica perde uno degli artisti più importanti che ne hanno scritto la storia. Sposato due volte ha avuto 5 figli, era affetto da una grave malattia di cuore che negli anni 90 lo aveva fermato per 4 anni, ha vissuto raccontando se stesso e la sua città.

Quando questa mattina ho appreso la notizia sono rimasto sconvolto. Per me che faccio parte di quella generazione cresciuta con le note di Pino, che ha visto uno dei suoi primi concerti siciliani, allo stadio comunale di Bagheria nei primi anni ottanta, e che era presente al suo ultimo concerto siciliano, a Palermo il 24 agosto al Teatro di Verdura, è difficile pensare che non ci sarà più l’attesa per il nuovo lavoro di Pino Daniele che ogni volta riusciva a stupirmi con la sua continua ricerca di nuove musicalità senza mai tralasciare le sue origini napoletane.

Quella di Pino Daniele è una storia musicale lunga quasi 40 anni. Tutto inizia nel ’76 quando entra a far parte della band Napoli Centrale come bassista e conosce James Senese. L’anno successivo il suo primo album “Terra mia” e la canzone “Napule è”, vera e propria dichiarazione d’amore alla sua città nonostante che le parole ne sottolineino la condizione reale “Napule è ‘na carta sporca e nisciuno se ne importa” (Napoli è una carta sporca e non interessa a nessuno). Le sue canzoni hanno fatto conoscere la Napoli delle strade e dei vicoli, quella fatta da gente normale.

Da quel’LP (per i giovani che non ne conoscono il significato, LP sta per Long Play il disco vinilico solcato del diametro di 30 cm che girava alla velocità di 33 giri sostituito oggi dal CD) inizia il successo di Pino Daniele. Nel 79 arriva l’album ‘Je so’ pazzo’. Nel 1980 cambiano le sue sonorità con ‘Nero a metà’ dove miscela il blues con la musica popolare napoletana; la lingua italiana con l’inglese mantenendo sempre il dialetto come punto cardine delle sue espressioni. Sempre nell’80 unisce in band James Senese, Toni Esposito, Tullio De Piscopo, Rino Zurzolo e Joe Amoruso che aprono il concerto milanese di Bob Marley. Nel settembre dell’81 è la volta del mega concerto in Piazza Plebliscito a Napoli con oltre 150mila persone che cantano le sue canzoni.

Non soddisfatto della sua crescita musicale, Pino Daniele, studia e si inventa nuove sonorità miscelando anche il jazz, le percussioni brasiliane e i suoni d’Africa. Negli anni si dimostra un artista aperto alle collaborazioni con musicisti come Jovanotti, Giorgia e Chick Corea, e suona anche con Pat Metheny e Mel Collins.

Pino, però, rimane sempre lo scugnizzo napoletano vicino al mondo dei giovani “stare insieme a loro è il modo di capire come cambia il mondo”, diceva il cantautore durante un’intervista.

Nel corso degli anni registra 23 album in studio e 6 dal vivo.

Grazie Pino per la tua musica che ti farà vivere in eterno, grazie per avere dedicato una canzone alla mia “Sicily” ed avere detto che è una terra “dove la gente sa che è ora di cambiare”, grazie per il piacere che mi dai ogni volta che ascolto le tue canzoni. Ti ricorderò sempre col tuo viso sorridente e abbracciato alla tua chitarra in una di quelle tante jam session che solo tu hai potuto realizzare e donarci.