
Sarà il romanzo Je suis Ducrot di Francesco Teriaca ad aprire la seconda edizione di Chiasso d’Arte, la rassegna letteraria promossa dall’Associazione Culturale Festina lente, presieduta da Rosario Lo Cicero Madè, e ideata dalla vicepresidente Claudia Scavone.
L’appuntamento è fissato per venerdì 10 luglio, alle ore 17.00, nel Chiasso Beato Pino Puglisi di Monreale, luogo simbolico di memoria, legalità e partecipazione civile, recuperato grazie all’impegno civico di Rosario Lo Cicero Madè e impreziosito dall’opera del Maestro Pippo Madè, donata al Comune di Monreale.
L’incontro sarà moderato da Rosario Lo Cicero Madè. Interverranno come relatori Claudia Scavone, Maria Sapienza e Biagio Cigno. Saranno presenti il sindaco di Monreale, Alberto Arcidiacono, l’assessore alla Pubblica Istruzione, Patrizia Roccamatisi, l’assessore allo Sport e Spettacoli, Salvatore Giangreco.
Pubblicato da Edizioni Ex Libris nella collana “La biblioteca ideale”, con prefazione di Eliana Calandra, Je suis Ducrot racconta la figura di Vittorio Ducrot, nato a Palermo nel 1867 e morto a Roma nel 1942: imprenditore, designer, uomo politico, protagonista di una stagione decisiva della storia culturale ed economica siciliana. Ducrot viene ricordato soprattutto per le Officine Ducrot, fabbrica modello dalla quale uscirono mobili di grande prestigio, spesso realizzati su disegno di Ernesto Basile, interprete tra i più alti del Liberty italiano. Durante la Prima guerra mondiale, insieme ai Florio, Ducrot fondò anche un’industria destinata alla costruzione di idrovolanti per la Regia Marina.
Il romanzo di Teriaca non si limita però alla ricostruzione biografica. Parte dai dati storici per entrare nella zona più fragile e meno documentabile dell’esistenza: i sogni, le ambizioni, gli amori, le delusioni, i rimpianti di un uomo che attraversò la Belle Époque, la crisi economica e politica, il fascismo e la guerra. È qui che la narrazione acquista profondità letteraria: non solo cronaca di una vita illustre, ma racconto di una decadenza, di un passaggio d’epoca, di una città che cambia pelle e perde lentamente una parte della propria memoria.
In Je suis Ducrot Palermo è una vera coprotagonista. La prefazione sottolinea come la città assuma un ruolo attivo nel romanzo: la vita di Vittorio Ducrot appare legata in modo inscindibile a una Palermo “felicissima”, punto di riferimento mondiale del Liberty e crocevia della diplomazia internazionale, una città dal respiro europeo.
È inevitabile, leggendo il libro, pensare al clima del Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e alla sua trasposizione cinematografica di Luchino Visconti: non per imitazione, ma per affinità di temperatura storica. Anche qui c’è un mondo che brilla mentre sta già tramontando, una classe dirigente che osserva il mutamento con eleganza e inquietudine, una Palermo sospesa tra splendore e perdita. Non a caso nel romanzo affiora il ricordo del 1963, l’anno in cui Visconti girava Il Gattopardo, assunto quasi come segno di un tempo glorioso e ormai concluso.
Sul piano visivo, il libro richiama la grande stagione della pittura e delle arti applicate del primo Novecento: il Liberty è un modo di concepire il mondo, la casa e la città. Le pagine dedicate agli arredi, ai legni, alle poltrone, alle linee essenziali e ricercate della produzione Ducrot sembrano restituire al lettore una Palermo in cui l’arte abitava i mobili, gli interni, le architetture, i salotti e le officine.
Teriaca costruisce così un romanzo storico che dialoga con la grande tradizione italiana della memoria civile e familiare: da Tomasi di Lampedusa a certe pagine di Sciascia, dove la storia attraversa le eredità morali. La vicenda di Ducrot diventa anche riflessione sul rapporto tra impresa, arte, responsabilità sociale e identità cittadina.
Particolarmente intensa è la malinconia che percorre il libro quando il ricordo di Palermo si intreccia con la perdita. La distruzione di Villa Deliella, richiamata nel romanzo, diventa il simbolo di una ferita urbanistica e morale: il passaggio da una città colta, europea e liberty a una stagione segnata dal sacco edilizio, dall’oblio e dalla cancellazione della bellezza.
La scelta di inaugurare con Je suis Ducrot la seconda edizione di Chiasso d’Arte assume dunque un valore preciso. Nel luogo dedicato a Padre Pino Puglisi, dove la cultura si lega alla legalità e alla responsabilità collettiva, il romanzo di Francesco Teriaca riporta al centro il tema della memoria: quella degli uomini, delle città, delle opere e dei luoghi che rischiano di scomparire se non vengono raccontati.
Con questo primo appuntamento, la rassegna conferma la propria vocazione: fare dei libri uno strumento di lettura del territorio, della storia e della coscienza civile. A Monreale, nel Chiasso Beato Pino Puglisi, la parola torna così a diventare presenza pubblica, esercizio di memoria e gesto concreto di comunità.


