martedì, 30 Novembre 2021
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Monreale: “cafoni” e “asini che ragionano” della munnizza 

 

Monreale 08.11.2021 – Sbarca metaforicamente a Monreale, solo con qualche anno di ritardo, il pensiero filosofico dello scrittore Abruzzese Ignazio Silone, nato a Pescina nel 1900 e morto a Ginevra nel 1978. 

Proprio Ignazio Silone, scrisse nel suo romanzo  “Fontamara” (1933), dal quale, nel 1980, il regista Carlo Lizzani trasse l’omonimo film, tra gli altri interpretato da Michele Placido e Ida Di Benedetto. Pagine indelebili di una paradossale e tragica vicenda che sembra, sempre secondo il nostro pensiero, calzare a pennello per Monreale.

Silone poneva l’attenzione sui “cafoni” che erano allora la povera gente dell’Abruzzo Marsicano, terra natia dello scrittore. Gente prevaricata allora dal governo fascista, oggi, per fortuna, il fascismo non esiste più e tutti si sbracciano, fascisti compresi, per ricordarcelo. Allora, ai tempi nel quale il romanzo è ambientato, i fascisti erano al potere in Italia e così, i “cafoni” raggirati, indotti a pensare come appunto voleva il potere, si dibattevano come “asini che ragionano”, tanto che era sempre Silone a scriverlo “la loro vita era cento volte peggiore a quella degli asini veri che non ragionano”. Lo Scrittore, in sintesi, sosteneva che l’asino irragionevole, non trasporta pesi superiori a 70kg e nulla puoi fare al fine di fargli cambiare idea, mentre, al contrario avviene nel caso della capra, del cavallo o della vacca. L’asino finge di non capire e si dimostra irremovibile, il cafone no, quello ragiona e può essere, con le giuste armi di persuasione, indotto a cambiare idea e assuefarsi anche alle condizioni più degradanti e squallide, sino a donare la vita stessa per il suo padrone (occasionale).

Ecco, in sintesi questo è il pensiero che, secondo l’Amministrazione Comunale oggi guidata dal Sindaco Alberto Arcidiacono che si avvale, per quanto riguarda i servizi all’igiene dell’Assessore Salvatore Grippi, originario della Frazione di Grisì, dovrebbero accettare i cittadini di Monreale, compresi quei pochi che, come noi, pur non essendo nati nella Città un tempo normanna, ci risiediamo da anni, pagando le tasse (esose in proporzione ai servizi resi) e ottemperando, al contrario della massa, quella furba che non teme niente e nessuno, alle ordinanze firmate dallo stesso Sindaco.

Di certo è una questione annosa e non meglio hanno fatto le Amministrazioni che hanno preceduto l’attuale: i rifiuti erano per strada con il Sindaco Salvatore Caputo e lo furono con il Sindaco Salvatore Gullo; lì restarono con il duo Di Matteo-Caputo (sodalizio che sembrava ferreo ma che ebbe breve durata) e lo sono anche oggi, nonostante gli sbandierati risultati riguardanti le presunte eccezionali percentuali raggiunte, per quel che concerne la raccolta differenziata.

Questa mattina alle 7 e 45, si è consumato sotto ai nostri occhi, quello che i contorni di un incredibile misfatto. Tralasciando le frasi che ci hanno riferite i ragazzi della “Ecolandia”, impresa aggiudicataria della raccolta dei rifiuti su Monreale, ai quali va il nostro apprezzamento e la nostra solidarietà per l’ingrato compito che svolgono e per gli incarichi, a nostro avviso, poco consoni al loro ruolo, abbiamo assistito a una vera “porcata”. Hanno dovuto dapprima strappare i sacchi di colore nero che la “Trapani Rifiuti” dallo scorso 2 novembre non accetta più, dal momento che compromettono il ciclo della differenziata, spargere gli stessi rifiuti sulla sede stradale, poi raccogliere il tutto, al meglio delle loro possibilità, e gettarlo, con l’aiuto di pale da muratore, all’interno del cassone del comparatore, così come si vede dalla foto da noi scattata e pubblicata. Questa attività ha creato una lunga fila di auto in attesa di poter andare al lavoro e di poter lasciare i figli a scuola. 

Ovviamente, in Via Antonio Veneziano, nel solito fetido e lercio anfratto che a Monreale chiamano “ferro”, il percolato e tutti i liquidi provenienti dai rifiuti, mischiati alle copiose piogge di una notta intera di tempesta, sono rimasti lì, sul selciato, davanti ad alcune attività commerciali particolarmente frequentate.

Al Comune, al Sindaco Arcidiacono, all’Assessore Grippi e alla Polizia Municipale guidata dal Sig. Luigi Marulli – quest’ultima sempre ferma e immobile come un semaforo, a presidiare il Palazzo di Città e il Duomo – poco sembra importare cosa accade svoltando l’angolo, se su quella lurida patina possano scivolare moto, scooter o magari qualche anziano con problemi di deambulazione.

Ciò che non comprendiamo è il loro essere sordi alle nostre segnalazioni e ai nostri tentativi di collaborazione, i quali, probabilmente stanno alla base dell’epiteto “sbirro” che ci viene spesso – crediamo noi giustamente – appioppato. Siamo orgogliosamente sbirri perchè raccontiamo i fatti, senza polemica ma con spirito costruttivo, e li documentiamo, non solo a parole ma anche con immagini, nonostante questo nostro denunciare sicuramente non fa piacere a tanti.

Riteniamo che, secondo la politica monrealese i “cafoni”, di Ignazio Silone, è il popolo. Probabilmente perchè, secondo il loro arguto e sempre in evoluzione pensiero, siamo “asini irragionevoli” che possono essere “persuasi” dall’effimero e transitorio potere che in piazza osanna, si toglie ancora il cappello e che si rivolge a chiunque abbia un minimo potere, sia esso persino un parcheggiatore abusivo con un berretto di paglia sulla testa, definendolo “dottore”, “ingegnere”, “architetto”, e via dicendo.

Nel nostro caso si sbagliano, noi continueremo a raccontare nei nostri articoli, a evidenziare manchevolezze e misfatti eventuali e, fatta salva la Giustizia, a denunciare alle Autorità competenti, questa ed altre inaccettabili situazioni, delle quali, ci speriamo sempre, prima o poi, si occuperà la Magistratura. 

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