Il mistero delle demolizioni all’Istituto Sacro Cuore di via Guglielmo il Buono

Continua lo scempio dei beni storici di Palermo, memoria del passato

Tempietto dell'Istituto Sacro Cuore

Nei giorni scorsi, sui social e soprattutto su facebook, si erano diffuse a macchia d’olio le immagini su strani lavori che si stavano svolgendo nel Complesso Monumentale dell’Istituto del Sacro Cuore di Gesù, in via Guglielmo il Buono, non molto distante dal sito arabo normanno, riconosciuto dall’Unesco, del castello della Zisa. Il complesso monumentale, che sorge sul sito che ospitò la villa Pignatelli del Duca di Aragona, comprende anche un tempietto neoclassico, una struttura a piramide che riporta alcune simbologie massoniche, ed un osservatorio ottagonale.

Dalle immagini diffuse sui social si nota, piuttosto chiaramente, cosa stesse avvenendo in quell’area, ossia lavori di ristrutturazione all’interno ed abbattimento dell’antico muro di cinta nella parte sommitale. Nello specifico, qualche giorno fa, era stata avvistata una ruspa all’interno del giardino dell’Istituto, dove, per l’appunto, si effettuavano lavori non identificati. Durante un’ulteriore ricognizione, avvenuta nelle ore serali, alcuni residenti hanno constatato danneggiamenti nelle strutture monumentali del giardino, l’abbattimento del muro di circa un metro per tutta la sua lunghezza, e c’era ancora nell’aria l’odore del tufo sfarinato. Così, sono state contattate tutte le forze dell’ordine, cercando di capire chi avesse la competenza territoriale per gestire tale problematica. Alla fine, la segnalazione è stata accolta dalla Polizia Municipale, e successivamente una pattuglia è entrata all’interno del giardino dal cancello di via dei Normanni.

L’indomani mattina, però, i cittadini interessati alla vicenda, hanno appurato che i lavori continuavano e, inoltre, che venivano scaricati detriti a ridosso del muro, aggravando il rischio di crollo, essendo lo stesso in forte pendenza verso il marciapiede, quindi potenzialmente pericoloso per i passanti. In tarda mattinata è intervenuto l’organo competente in materia, ossia il Nucleo Tutela Patrimonio Artistico della Polizia Municipale, che ha sede a Porta Felice, disponendo la sospensione dei lavori in attesa di una verifica degli atti autorizzativi.

Inoltre, sono state abbattute tre Araucarie, gli alberi storici che si trovavano lungo il perimetro di cinta, creando un vuoto dal quale ora si riesce a vedere chiaramente il frontone dell’antico tempietto settecentesco.

A quel punto i cittadini si sono posti alcuni quesiti circa l’attuale proprietà del bene e, quindi, chi abbia disposto tali lavori, perché, e se ci sarà una nuova destinazione d’uso della storica struttura. Aspetti chiariti qualche giorno dopo dalla Soprintendenza ai Beni Culturali e dal progetto dei lavori, che vede come committente, l’attuale proprietà, ossia la Provincia Italiana della Società del Sacro Cuore di Roma, che ha quindi dovuto attuare tale progetto di ripristino, volto a mettere in sicurezza il muro pericolante. Progetto che però prevede la totale eliminazione della parte inclinata del muro fino alla base. Gli attuali lavori sono quelli che riguardano le opere di contenimento del terrapieno per evitare crolli sulla strada. I lavori sono quindi autorizzati e legittimi.

Da parte di molti cittadini ed associazioni resta però la perplessità in merito ad un intervento invasivo, come la demolizione, su un muro storico, quindi vincolato, e su come mai non si sia valutata la possibilità di intervenire in altra maniera, con una cura più attenta del bene storico. Magari si sarebbe potuto anche risparmiare sui costi, e sicuramente si sarebbe rispettata l’opera esistente.

La perplessità dei cittadini e delle associazioni si estende anche all’impatto visivo che si rischia di creare, che si allontana dalla tutela del complesso vincolato, del muro demolito, compresi anche gli alberi storici abbattuti. Spesso la scelta di “demolire” sembra essere quella più facile, veloce e comoda, ma si potrebbe evitare.

E proprio su questo punto è intervenuto il vice presidente della Pro Loco “Nostra Donna del Rotolo” di Vergine Maria, Giovanni Purpura, che esprime anch’egli le proprie perplessità sulla demolizione della parte sommitale del muro storico vincolato adiacente al tempietto di Ettore Pignatelli, a rischio crolli ed incolumità pubblica, «che – dice Purpura – si sarebbe potuto risolvere con uno studio progettuale che contemplasse un restauro filologico conservativo e non una demolizione».

Chissà quanti sono stati, in termini numerici e nel tempo, gli interventi distruttivi che hanno colpito il nostro patrimonio architettonico e che si potevano evitare. Purtroppo, viene sempre alla mente il triste ricordo del “sacco di Palermo”. Come memoria storica,  restando nella zona del Complesso del Sacro Cuore, è d’obbligo ricordare che negli anni ’70 fu abbattuta villa Serradifalco per far posto a due condomini in piazza Principe di Camporeale, e poi ci fu anche il taglio di via Guglielmo Oberdan, che divise a metà l’antico Palazzo Florio.

Foto sui lavori di demolizione dei giorni scorsi di Giovanni Purpura

 

 

 

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