L’Epagneul Breton: un folletto tra di noi

DIAK - Campione Assoluto, Lavoro, Bellezza, Riproduttore - propr. Allevamento
DIAK - Campione Assoluto, Lavoro, Bellezza, Riproduttore - propr. Allevamento "del Limoncello" di A. La Barbera
Colognensis Merlin - di Goffi & Pezzulli
Colognensis Merlin – di Goffi & Pezzulli

L’Epagneul Breton è un piccolo cane elegante e tarchiato, molto vigoroso, di apparente sostanza senza pesantezza, vivace, dall’espressione intelligente e dall’aspetto di un piccolo COB pieno d’energia. Le sue proporzioni importanti sono:

  • Lunghezza del tronco uguale all’altezza al garrese (cane inscrivibile in un quadrato).
  • Torace completamente disceso al livello del gomito.
  • Testa: Proporzioni ideali: Cranio 3/ Canna Nasale 2-ovvero all’incirca 12 cm/8 cm.
  • Comportamento e carattere: Equilibrato, franco, dolce. Ardimentoso nella caccia. Socievole con i consimili. Compagno ideale.

Colore: “bianco e arancio”, “bianco e nero”, “bianco e marrone”, con pezzatura che si estende mediamente a macchie irregolari. Mantello pezzato o “roanato”, talvolta moschettato sulla canna nasale, labbra e arti. Con anche focature (fulvo dall’arancio allo scuro) alla canna nasale, sulle labbra, sopra gli occhi e sull’attacco della coda, nei tricolori. Una lista stretta sulla testa è desiderabile in tutti i mantelli. Il mantello monocolore non è ammesso.

Taglia:

  • Maschi: 48 con tolleranza di – 1 cm;  51 con tolleranza di + 1 cm;
  • Femmine: 47 con tolleranza di – 1 cm;  50 con tolleranza di + 1cm;
  • Taglia ideale: Maschi  49-50 cm – Femmine 48-49 cm.

Razza francese classificata nelle razze da ferma (7° gruppo) con una storia ultracentenaria che iniziò con la fondazione del Club de l’épagneul breton à courte queue naturelle dovuta all’avvocato Arthur Enaud a Loudeac (Loudia – Cotes d’Armor) il 3 Settembre 1907. Nel 2009 vi è stato il “cinquantenario” della fondazione in Italia del Club Italiano Epagneul Breton.

Ritorniamo al 3 Settembre 1907. Una Commissione composta dai Signori de Connick, Huguet (in rappresentanza della Sociètè Centrale Canine), de Cambourg e Paul Megnin, veterinario e direttore della prestigiosa rivista L’Eleveur  gettarono le basi con l’indiscussa valenza di Paul Megnin per consacrare il primo progetto di standard dell’Epagneul Breton altri appassionati si dedicarono allo studio di questa razza. Alcune fonti vedono il nostro cane discendente dagli “agasses” riferiti da Oppiano (poeta di Apamea sull’Oronte, in Siria, del III secolo d.C. compose Cynegetica poema in 4 libri in esametri e Ixeutica sull’uccellagione) nel quale (I canto) si parla di questi cani dei popoli selvaggi della Bretagna. Altre fonti farebbero discendere le sue origini (e ne fa riferimento anche lo standard ufficiale della razza)  a chiens d’oysel descritti da Gaston Phoebus, (1331-1391), Conte di Foix (Ariege) e Visconte del Bearn. Nel ventesimo capitolo della sua opera monumentale La Caccia si parla di chien d’oysel (letteralmente cane da uccelli) e li definisce “espainholz” provenienti dalla Spagna. Diversi quadri e tele raffigurano cani rassomiglianti al breton. Tra questi una tela di Cornelius Vos del 17° secolo. Diversi autori scrivono di epagneul ma il primo che indica l’epagneul della penisola armoricana è il Reverendo Frank Davies che nel suo libro “Chasse aux Loups et autres Chasses en Basse Bretagne” parla espicitamente di Pointer Breton. Abbiamo, pertanto, la notizia che nel 1852 un cane a coda corta, che forzava la ferma a comando, pistaiolo e riportatore era utilizzato nella pensisola armoricana. Alla fine del 1800 tali cani erano denominati  cani a coda corta, courtons o spesso, a seconda del luogo di nascita cane di Glomel o cane di Guingamp o cane di carbonaio. I bianco-marroni erano i più allevati nel centro della Bretagna e somigliavano molto agli Epagneul francais; in minore quantità si riscontravano i bianco-neri. Nella regione della Cotes-du-Nord prevalevano i bianco-arancio, più pres-de-terre che i bianco-marroni, più corti  e più vicini al modello ricercato. Tutti questi tipi differivano per la taglia e per il tipo,  ma tutti avevano un carattere comune: l’assenza di coda. Come colori l’arancio e il nero si incontravano nel nord mentre nell’Argoat il marrone era prevalente. A questo punto è ovvio considerare che il breton non sia altro che un epagneul francese localizzato nella pensisola armoricana che in base a condizioni ambientali diverse e difficili della pensisola si sia fissato dal centro verso i Monti Neri al sud (Finistere) e i Monti d’Arrée al nord (Cotes-du-Nord).

Abbiamo già detto come venivano chiamati i breton , cani a coda corta o spesso, a seconda del luogo di nascita cane di Glomel o cane di Guingamp o cane di Guemené o cane di carbonaio. Alcuni autori riferiscono di varietà:

  1. Choupille: originaria del Finistere, regione situata all’estremità ovest della Bretagna, bagnata a nord, ovest e sud dalla Manica e dall’Oceano Atlantico, piccola di statura, dal muso appuntito, dei tre colori tuttoggi ammessi, pistaiola;
  2. Antico tipo o grand Epagneul: un po’ sparsa ovunque ma soprattutto sulle Cotes du Nord o d’Armor, in bretone Aodoù an Arvor e in gallico Graéy d’Armor, confinante ad ovest con il Finistere a sud con il Morbihan e ad est con l’Ille et Vilaine, di statura tra 45 e 50 cm corto di reni, stop marcato (a denunciare una infusione di sangue Pointer) di colore bianco-arancio o marrone;
  3. Fougeres:  tipo molto raccolto, tipico dell’Haute Bretagne o Ile-et-Vilaine, confinante, per quanto riguarda i soli paesi bretoni, con il Morbihan e le Cotes du Nord e bagnato dalla Manica. Con tale nome viene dato nome ad un insieme di allevamenti della regione di Fougeres di cui animatore fu il Visconte di Pontavice al quale si deve, almeno nella letteratura, il merito di avere influenzato la ritempra della razza. Come egli stesso scrive sul giornale L’acclimatation n. 39 del 16 Maggio 1907: Questo piccolo cane è assolutamente perfetto a caccia…nel 1900, noi abbiamo incontrato e ammirato sul terreno, in una nostra trasferta di caccia a beccacce, nei pressi di Carhaix (Finistere), una Epagneule Bretonne ( letterale ndr) molto piccola nata a coda corta, bianca moschettata di arancio con qualche macchia rosso mattone, per le sue qualità noi decidemmo di farne acquisto immediatamente. Questa cagna di nome Finette fu usata come capostipite di una linea di sangue che il Visconte provvide a distribuire agli allevatori della regione fougeroise. E’ singolare il fatto che Christophe Lessard, nel suo libro edito nel 1952 alle pagine 52-53, a proposito del Visconte du Pontavice riferisce che in una trasferta autunnale a beccacce a Castellaouenan-en-Glomel ebbe in prestito dal guardiacaccia della tenuta Lulzac, egli stesso cacciatore, due cani regionali, un maschio breton bianco-marrone, di nome Compère e una cagna di nome Finette, bianco arancio senza tipo, a coda lunga, probabile prodotto dell’incrocio di un epagneul breton con un qualsiasi setter. Munsch, autore che abbiamo già citato, riferisce invece di queste varietà di Epagneul Breton e  chiama i primi due “falsi tipi”:
  1. tipo Francese;
  2. tipo setterizzato;
  3. tipo breton.

Quali che furono i tipi è di tutta evidenza che uscendo dai canoni testè descritti vi era l’esigenza di elaborare uno standard che facesse chiarezza sulla popolazione canina bretone e perseguire un unico modello.

Il primo progetto dello standard (1907) fu influenzato dallo studio del veterinario P. Grand-Chavin. Seguirono diversi standard  il 7 Giugno 1908, il 16 Giugno 1912, il 25 Marzo 1923, l’8 Luglio 1933,  il 9 Marzo 1956, Presidente Gaston Pouchain: a lui si deve la celebre frase riferita al Breton: “Un massimo di qualità per un volume minimo.” Con questo ultimo standard fu definitamente ammesso il colore bianco-nero. Trentanove anni dopo, nel 1995, nuova modifica dello standard, redatto secondo il modello-tipo detto di Gerusalemme.

Altre due modifiche interverranno: una nel 2001 e l’ultima nel 2003. Questi ultimi differiscono solo nella parte riguardante la coda che lo standard del 2003 ammette possa essere lasciata integra.

Senza l’appelativo di Breton il primo “Epagneul” che compare in Italia nel 1881 all’E­sposizione di Milano, è  Figaro del conte Melzi: iscritto, appunto, come “Francese “ e conquista pure una medaglia di bronzo.

Sulla razza e sul Club (CIEB) è consultabile il sito www.epagneulbreton.net

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