Le ultime stagioni musicali al Foro Italico

La loggia per i concerti sul Foro Italico Umberto I, ad angolo con la Salita Mura delle Cattive (via alloro).
La loggia per i concerti sul Foro Italico Umberto I, ad angolo con la Salita Mura delle Cattive (via alloro).

Il Teatrino di musica che accompagnò gli ultimi anni della bella vita al Foro Italico, la loggia che sembra osservare il traffico della via Messina Marine a Palermo, come fosse lì per caso

Palermo, nell’Ottocento, sembrava non potere fare a meno della musica nelle passeggiate serali al Foro Borbonico. E quando il teatrino secentesco viene dichiarato fuori moda, subito si pensa a realizzarne un altro.

Nel 1827 si abbatte il vecchio teatro barocco, e si inizia la costruzione di uno nuovo. Nell’arco di un anno i lavori vengono interrotti e la struttura abbattuta, semplicemente perché non piaceva. Il Foro era molto importante anche da un punto di vista estetico, e nulla doveva rovinarne l’immagine.

Ma mai si sarebbe permesso di lasciare la passeggiata senza il suo accompagnamento musicale, e nell’attesa di un nuovo teatro di gusto neoclassico, anno dopo anno veniva montata una struttura in legno.

Nel 1832 si indice un concorso, in cui le richieste ben restituiscono il quadro dell’epoca: il teatro doveva rispecchiare i gusti del tempo e armonizzarsi perfettamente con l’insieme del Foro, ma si dovevano adoperare i materiali che erano stati acquistati per il teatrino appena demolito, al fine di limitare le spese.

I progetti presentati sono pochi e poco convincenti; si proclama vincitore l’architetto Giuseppe Caldara, cui però si chiede di modificare il progetto, che viene approvato definitivamente nel 1838. Ciononostante, la proposta non sarà mai concretizzata. Nel 1842 si chiede al Consiglio Edilizio, e in particolare a  Domenico Lo Faso Pietrasanta, archeologo e personaggio molto stimato dell’epoca, di elaborare un nuovo progetto.

Dal 1844 fino al 1847 si lavora così ad un’opera che finalmente soddisfa tutti: una loggia di forma rettangolare, con colonne ioniche e copertura piana, con al di sopra un gruppo scultoreo al centro e quattro aquile agli angoli (simbolo della città e dei Borbone). La semplicità delle forme neoclassiche viene esaltata dai giornali dell’epoca, e finalmente il Foro torna ad avere il suo teatro.

Il retro della Loggia, con le scale di accesso per i musici.

Fino al 1866 si continua con le stagioni concertistiche, poi quasi il nulla. La borghesia, le imprese edilizie, le autorità politiche avevano tutti spostato la loro attenzione sulla via Libertà, dove nascono il Teatro Politeama e il palchetto di musica nella piazza Castelnuovo. Il palermitano ha una nuova passeggiata da percorrere, dagli anni Ottanta del Cinquecento fino ad allora mai era stata eclissata la Strada Colonna (il Foro Italico), e ora viene dimenticata.

Strada e teatrino vengono utilizzati per la visita di Umberto I nel 1911, poi il degrado. I bombardamenti del 1943 distruggono il soffitto e due colonne, danneggiando le altre colonne e le sculture, e nel 1955 si fa un parziale restauro per evitarne il totale collasso.

Nel 1972 viene inserito nel piano di intervento del sindaco Marchello, ma solo nel 1995 si avviano i lavori proposti cinque anni prima dalla Soprintendenza dei Beni Culturali e Ambientali. Un lavoro meticoloso che permette a noi oggi di osservare una struttura quasi integra di cui il palermitano solitamente conosce solo il nome (il “Teatrino”), che sta al bordo di una strada trafficatissima come se fosse lì per caso, come se ce la avessero messa per sbaglio, avendo ormai perso le tracce del suo passato glorioso. Ma Palermo, si sa, è piena di piccoli tesori che si affacciano “per caso” tra le sue strade.

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