Le Otto Montagne di Cognetti una Altitudine da leggere.

A cinque anni dal romanzo composto da dieci racconti “Sofia si veste sempre di nero”, edito da Miminum fax e finalista al Premio Strega 2013, Paolo Cognetti, tornato in finale nel 2017, ha conquistato la vetta e, a luglio scorso, ha posto la bandierina-fascetta di vincitore al suo nuovo romanzo intitolato Le Otto Montagne (Einaudi, 2016). “In questi anni – come ha ribadito Cognetti – quando mi chiedevano di cosa parla il mio ultimo libro, rispondevo sempre: di due amici e una montagna”. E’ un romanzo di lunga gestazione, quello di cui parliamo, che l’autore – sempre a suo dire – ha iniziato a scrivere già da quando era bambino. La grande passione dello scrittore per le cime, i ghiacciai e la vita libera e selvatica si incontra ad ogni riga, si respira ad ogni immagine, sempre accurata, mai vaga. Come il protagonista, anche Cognetti ha vissuto a Milano, girato il mondo e respirato l’aria del Monte Rosa; vivendo tra Gressoney, la Valsesia e nella Val d’Ayas. La scelta vincente dell’autore è l’aver deciso di raccontare una montagna autentica, cioè quella da lui vissuta, e pur non conoscendone la biografia di vita non stupisce poi sapere che Cognetti si ritira – per otto mesi all’anno – in una baita a quasi 2000 metri di altitudine e in “un luogo (Fontane, n.d.r.) che neanche c’è sulle carte”. “Le Otto montagne” racconta così la storia di Pietro, ragazzino solitario e introverso, che vive con la famiglia a Milano. Lui è la voce narrante del romanzo, infantile prima e adulta poi, che ci guida col suo sguardo attraverso. La montagna – imperante – è la passione ereditata dai suoi genitori; ambedue legati dalla comune passione per l’altitudine, che li ha da sempre uniti, anche nella tragedia;  tra i monti, infatti, si sono conosciuti, innamorati e, infine, sposati. Per questo motivo, quando trovano una casa a Grana, ai piedi del Monte Rosa, sentono di avere scoperto ciò che hanno da sempre cercato e proprio in questo luogo ignorato “da chi passava di lì come una possibilità irrilevante”. Pietro vi trascorrerà tutte le estati dell’infanzia, su questa montagna, che il suo immaginario trasforma e ricompone in uno scenario di avventura continua. La montagna diventa, così, per lui, e sin dal primo istante, la possibilità di rendere reale ciò che ha sempre immaginato, grazie alle pagine dei grandi romanzi come quelli di Marc Twain. A Grena, Pietro conosce Bruno, un guardiano di vacche suo coetaneo, che non ha mai messo piede fuori dal suo paesino. Seppur irrequieto il primo e testardo il secondo, l’amicizia – scarna e assoluta – è immediata e destinata a diventare duratura e granitica, cioè simile in solidità a quelle delle rocce da loro esplorate e ammirate. Sin da subito, Bruno incarna lo spirito della montagna stessa – aspro, solitario, indomito – e a sua volta Pietro subisce la malia di quello spirito. “Le Otto Montagne”, pertanto, è un romanzo dove i personaggi ci presentano molto di sé pur non parlando; come Bruno, che non riesce a recuperare il rapporto con la moglie e la figlia pur amandole; come Pietro, che per molti anni viaggia in lungo e in largo per sfamare la sua irrequietezza; come il padre di Pietro, che ha un modo tutto su di scalare le altitudini e che è “poco incline alla meditazione, tutto caparbietà e spavalderia” ed ha un carattere burbero e impenetrabile. Alcune descrizioni della montagna riescono a coglierne la potenza e la selvaggia bellezza, restituendoci un’atmosfera che diventa filosofia di vita, eredità, ricchezza interiore anche per il lettore che non conosce il fascino della quota. Le immagini, mai scontate, non rallentano la narrazione e non annoiano. La scrittura, sorvegliata ed evocativa, ci catapulta in un microcosmo scandito da ritmi differenti in cui impera il silenzio e la riflessione. Questo romanzo di formazione mette a confronto anche due modi di affrontare la vita: andare e restare. Pietro è l’irrequieto viaggiatore, colui che sfugge; Bruno è la roccia solida che attende i ritorni, ma anche un artigiano che costruisce la sua azienda di formaggi – non a caso dentro a un piccola baita, che si erge sul terreno ereditato dall’amico Pietro dal padre – su un posto di reale magia e di immaginazioni infantili. I due amici, pertanto, si pongono in modo antitetico rispetto alla filosofia di vita espressa dal titolo del romanzo. “Le Otto Montagne” fa riferimento, infatti, a un detto nepalese, secondo cui il mondo è una ruota a otto raggi con al centro una montagna altissima: il Monte Sumeru. Attorno, dunque, sorgono otto montagne – più una al centro – e da qui le nostre domande; rilanciate poi alla curiosità di chi vorrà raggiungere le grandi altezze con questa bella prova di lettura: chi ha vissuto di più? Colui che ha più imparato e guadagnato tutte e otto le cime, come l’irrequieto Pietro, o chi risale, come il solido Bruno, al Monte Sumeru e punta dritto al centro guardando alle otto cime inconquistate? Non c’è una risposta esatta. Ognuno dei due protagonisti del romanzo risponderà, attraverso gli atti della propria vita, con eguale dignità; come noi lettori, allo stesso modo,  attraverso la nostra quotianità, risponderemo con la nostra curiosità di leggere e poi di riflettere.

Paolo Cognetti, Milano 1978, è autore di alcuni documentari – Vietato scappare, Isbam, Box, La notte del leone, Rumore di fondo –, che raccontano il rapporto tra i ragazzi, il territorio e la memoria. Per la Minimum fax Media ha realizzato la serie Scrivere/New York, nove puntate su nove scrittori newyorkesi, da cui è tratto il documentario Il lato sbagliato del ponte, viaggio tra gli scrittori di Brooklyn. Fra le sue pubblicazioni: Manuale per ragazze di successo (Minimum fax, 2004), Una cosa piccola che sta per esplodere (Minimim fax, 2007 – Premio Fucini 2009, Premio Settembrini e Finalista al Premio Chiara), New York è una finestra senza tende (Contromano/Laterza, 2010), La ragazza selvatica (Terra di mezzo, 2013 – tradotto in Francia, Spagna e Germania), Sofia si veste sempre di nero (Minimum fax finalista allo Strega 2013), Il nuotatore (Orecchio Acerbo, 2014 – con illustrazioni di Mara Cerri), A pesca nelle pozze più profonde. Meditazioni sull’arte di scrivere racconti (Minimum fax, 2014), Tutte le mie preghiere guardano verso ovest (Edt, 2014). Con “Le Otto Montagne” (Einaudi, 2016) Cognetti ha vinto il Premio Strega Giovani e il Premio Strega 2017.

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