Provengono dalla Cattedrale di Palermo e risalgono al periodo arabo-normanno (e probabilmente sono anche più antiche), le colonne dell’Erbario storico del Gymnasium dell’Orto Botanico. Quando l’architetto francese Léon Dufourny fu incaricato del progetto dell’Orto, acquistò quattro colonne dell’antico impianto delle navate interne della Cattedrale, messe in vendita dalla Diocesi a sole 40 onze, perché «in eccedenza» rispetto al progetto di ristrutturazione. Per interessamento del Dufourny, le quattro colonne in marmo cipollino furono acquistate dalla Deputazione degli Studi e trasferite, il 20 aprile del 1792 all’Orto Botanico. Una notizia che riscrive la storia del giardino botanico dell’Ateneo di Palermo e lo colloca da protagonista in un periodo in cui Palermo si allargava al di là dei quattro storici mandamenti.
L’Orto Botanico, uno dei più importanti giardini scientifici d’Europa con la sua collezione di piante mediterranee, tropicali e subtropicali, compie duecentotrenta anni – fu inaugurato il 9 dicembre 1795 – e li festeggia con la conclusione dei lavori di restauro e valorizzazione finanziati con il PNRR, con il raggiungimento – per la prima volta in assoluto – del milione di euro di incassi e l’incremento del numero di visitatori che lo rendono il terzo sito più visitato della città; ma anche con questa importante scoperta sulle sue origini.
«L’Orto Botanico di Palermo è un museo vivente in cui la storia si rinnova ogni giorno. A 230 anni dalla sua fondazione continua non solo a custodire il passato, ma a raccontarlo con nuove scoperte che rafforzano il legame tra l’Ateneo e la città. Grazie al PNRR abbiamo restituito all’Orto una struttura più efficiente, accessibile e tecnologicamente avanzata, un esempio concreto di utilizzo corretto, responsabile e proficuo dei fondi pubblici, trasformati in crescita culturale, ricerca, tutela della biodiversità e servizi per la comunità” dice il Rettore Massimo Midiri. “Negli ultimi due anni con i fondi del PNRR sono stati fatti moltissimi lavori, acquistate nuove piante, ristrutturati spazi: tutto in nome della convinzione che in questo pianeta noi siamo soltanto ospiti e ce ne dobbiamo prendere cura” interviene il presidente di UniPa Heritage Michelangelo Gruttadauria.
Giovedì prossimo (11 dicembre), per celebrare degnamente questo anniversario, arriveranno a Palermo i direttori di cinque storici Orti botanici italiani – Padova, Torino, Roma, Napoli e Catania – per una giornata di studi e approfondimento che punterà l’obiettivo sulla doppia anima dei giardini botanici, nella loro dimensione scientifica e museale. Recuperando soprattutto la figura e il lascito del suo cofondatore fra’ Bernardino da Ucria – che visse nel vicino convento di Sant’Antonino dove apprese la scienza delle piante – che al momento dell’inaugurazione dell’Orto, nel 1795, non ebbe il giusto rilievo e morì dopo circa un mese di crepacuore. «Recuperiamo una figura importante che finora non ha avuto il giusto riconoscimento – interviene il direttore dell’Orto Botanico, Rosario Schicchi – ma che invece è stata la vera anima della nascita dell’Orto. Giusto ricordarlo nell’anno delle celebrazioni». La giornata di studi, dopo la visita guidata dell’Orto alle 15, si concluderà alle 17 con un concerto della pianista Sofia Vasheruk,a cura di Palermo Classica.
Le colonne della cattedrale. La scoperta si deve al professor Giuseppe Di Benedetto, ordinario di Composizione architettonica e urbana del Dipartimento di Architetturadell’Ateneo di Palermo, che spiega come “fosse di uso comune utilizzare materiale «di spolio» per la costruzione di nuovi edifici: e così avvenne anche quando l’architetto francese Léon Dufourny, nel settembre del 1789, venne incaricato dalla Deputazione degli Studi di un progetto per delle serre, una scuola di botanica, un erbario e l’alloggio del direttore”. In quegli stessi anni la Cattedrale arabo-normanna era interessata da radicali lavori secondo il progetto di Ferdinando Fuga che prevedeva la dismissione dell’antico impianto delle navate. La Diocesi mise in vendita le otto colonne in eccedenza e Léon Dufourny ne fece acquistare quattro dalla Deputazione degli Studi per il Gymnasium del neonato Orto Botanico. Ma le colonne potrebbero essere ancora più antiche del 1185 (anno di nascita della Cattedrale) perché provenienti da un altro spolio dell’antecedente moschea Gami di età aglabita (IX secolo) sorta incorporando la chiesa Rum di età bizantina, sul sito oggi occupato dalla Cattedrale. Anzi il Mongitore va ancora più indietro perchè il marmo cipollino proveniente dall’Asia Minore, era utilizzato nelle architetture di età Romana. Sempre il professor Giuseppe Di Benedetto ha scoperto che i bassorilievi del Calidarium e del Tepidarium, sono dello scultore francese (amico del Dufourny), Claude Pautrè detto Choisy.
Padre Bernardino Da Ucria. Il convegno dell’11 dicembre sarà anche un’occasione per riscoprire una delle anime (forse la più sincera e dedicata) della nascita dell’Orto Botanico. Bernardino da Ucria (al secolo Michelangelo Aurifici o Auriferi, originario di Ucria, nel Messinese dove nacque nel 1739 da una famiglia modesta) nel 1766 entrò nel convento dei Minori osservanti riformati di Sant’Antonino a Palermo, dove sono ancora visibili i luoghi dove visse, aggiornati al passo con i tempi, la chiesa maestosa, la sacrestia con i seicenteschi armadi intagliati, tra i frati che conservano gelosamente la memoria del confratello botanico. Fra’ Bernardino era un apprezzato botanico, erborista e speziale, cresciuto sui testi del Mattioli e di Linneo: si inerpicava sui sentieri montani di Madonie e Nebrodi, sull’Etna e sugli Erei, alla ricerca di piante e semi. Grazie all’appoggio del basiliano padre Eustachio Barone, professore di storia naturale, fu eletto nel 1788 custode e dimostratore del primo Orto Botanico della Regia Accademia degli Studi, nel 1781, sul baluardo di Porta Carini; ordinò anche l’erbario che fu poi lasciato da padre Miraglia alla Società siciliana per la storia patria. Quando l’attuale Orto prese corpo sul Piano della Vigna del Gallo, Bernardino lavorò all’impianto storico, lo arricchì di piante che aveva raccolto, sistemato, etichettato e catalogato, ma al momento della sua inaugurazione venne « dimenticato » e ne morì per il dispiacere. L’Orto gli ha dedicato il piazzale dietro il Gymnasium dove si trova anche il busto in bronzo scolpito da Mario Rutelli. Fra’ Bernardino pubblicò nel 1789 l’ ”Hortus regius Panhormitanus” dove descriveva e classificava le specie indigene ed esotiche presenti nell’Orto Botanico e, nel 1792, “Plantae ad Linnaeanum opus addendae, et secundum Linnaei systema noviter descriptae” con 32 specie che crescevano in Sicilia e che mancavano al sistema linneano.
Il restyling dell’Orto Botanico. Circa due anni intensi di lavori, finanziati tramite il PNRR per i giardini storici, ma alla fine il restyling dell’Orto Botanico è completato, e la giornata di studi dell’11 dicembre sarà l’occasione di presentarlo alla comunità scientifica: si parlerà della riqualificazione del Sistema di Linneo, di diversi interventi sia per migliorare l’accessibilità sia per recuperare le vasche, le serre, la pavimentazione, gli impianti idrici, elettrici, di irrigazione e le alberature storiche e, la «compostiera», recentemente inaugurata, un impianto veramente unico nel suo genere.
Continua il flusso di pubblico che ammira « Il pianeta delle piante », l’installazione immersiva della Sala Tineo – schermi interattivi, videomapping, erbari digitali – realizzata da Unipa Heritage con Odd Agency, per restituire alle piante il loro ruolo di autentiche protagoniste della vita sul pianeta, ricordando l’importanza di proteggere la biodiversità.
Una chicca è anche Botanica Meraviglia, nella Casa del Pozzo: un’installazioneaudio-fotografica di esemplari vegetali dominati dalla Bismarckia nobilis, realizzata da Alessandro Sala, Francesca Berardi e Maria Chiara Di Trapani, che fa da sfondo ad un laboratorio per la distillazione di essenze dell’Orto.


