“La Storia di uno è la storia di tutti” da Modusvivendi Libreria.

Quando uno psichiatra incontra nella sua vita “la migrazione”, che sempre più coniuga, in una forte spinta di “Modusvivendi_libreriaviaggio”, la disperazione, il dolore e purtroppo, e più spesso, anche la tragedia umana, non può che venirne fuori un diario personale, un racconto collettivo e tante interviste individuali di invisibili che camminano alla conquista di nuove strade. “La storia di uno è la storia di tutti”, scritto da Angela Lanza (Edizione Iacobelli), che si presenta il 21 ottobre (ore 18,30) alla libreria Modusvivendi (Palermo), parla di tutto questo al potenziale lettore. Tra gli sbarcati migranti a Lampedusa c’è un filo di comuCOP_La_Storia_di_unonanza dato dalla paura, dalla fuga, dalla voglia di libertà, dalla necessità di ricostruirsi una speranza. Poi c’è il grande naufragio (3 ottobre 2013), 400 migranti perdono la vita. Dei tanti altri naufragi, meno eclatanti, non conosceremo mai nulla. Interviste e storie di vita di migranti sbarcati a Lampedusa, dal 2003 e fino al “grande naufragio”, l’esperienza della psichiatra Enza Malatino, che, attraverso le storie dei protagonisti, ci fa conoscere i racconti di egiziani, tunisini, palestinesi e dei tanti (e tutti) diversamente eguali e, infine, la Carta “dei semplici” sono il contenuto di questo incontro in libreria che ci fa anche conoscere, tra le pieghe delle pagine, il ragazzo che non saluta la madre prima di partire, fotogramma questo di un lancinante ricordo unico in sei mesi di viaggio; il giovane palestinese che parla di libertà, di diritti, di morte, di annientamento; i bambini senza infanzia, che crescono con la musica delle mitragliatrici nelle orecchie. In un passo testuale si legge: “Mi risposero che per loro la morte è compagna di vita, che uscendo per la strada rischiano di essere ammazzati più volte al giorno, rischiano di morire di fame e vedono così morire i loro figli, fratelli, padre e madre, che morire in mare o al loro paese non fa molta differenza. Almeno così – dissero – abbiamo un filo di speranza”. Il libro si conclude con la Carta di Lampedusa. Con un contributo di Fulvio Vassallo Paleologo e con una testimonianza diretta di Enza Malatino.

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