"La Sicilia non esiste. Io lo so perché ci sono nato"

Divertimento e ironia assicurati alla libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), giovedì 3 ottobre alle 18,30, con la esibizione di Giuseppe Rizzo, giovane scrittore agrigentino, accompagnato alla chitarra da Alessio Colli. in una breve rilettura veloce ispirata al suo romanzo “Piccola guerra lampo per radere al suolo la Sicilia” (Feltrinelli). Un’anticipazione sui personaggi della storia ci porta a dire che questi sono Andrea detto Osso, Martina detta Pupetta, Marco detto Gaga. Sono tutti trentenni senza grazia di Dio. Non sopportano le minchiate e i pidocchi e Lortica, il loro piccolo paese d’origine (chiaramente inventato, ma contestualizzato in Sicila) ne è infestato. In questo modo i tre (come i tanti giovani di oggi) per realizzare i sogni (studio, lavoro e amori) partono. Roma Berlino e Praga le destinazioni. Lortica, però, prosegue e abbonda in quelle qualità. Il sindaco racconta minchiate,  il comandante dei carabinieri pure e c’è persino un ministro della Repubblica di mezzo a raccontarle. Dopo la minchiata più grossa, però, cioè la menzogna sui fratelli Bonanno che a Lortica volevano aprire un negozio di fiori e che per questo si dice siano stati ammazzati dai pidocchi, i tre amici decidono di far ritorno in paese con un piano: istituire una squadra di “sabotatori di minchiate” e mettere a repentaglio, con la complicità di Mario, guardacaso detto Mario, quarantenne scorbutico e idealista, il forziere di minchiate e pidocchi su cui il paese ha realizzato la propria negativa ricchezza. Tra discoteche scalcagnate, rock elettronico e tarantelle, ma anche tra i tanti stereotipi che fanno il brand dell’Isola (pupi, cannoli, templi greci, campagne riarse, Montalbano e Gattopardo inclusi) i tre attentano all’ordine pubblico costituito, anche a mezzo di scazzottate indimenticabili. La brigata di antieroi, pertanto, riesce a far esplodere molti luoghi comuni sulla Sicilia e da questi di tutta l’Italia. La conclusione? Una rocambolesca sfida finale e una risposta che fa il paio con i tre transfughi rientrati in patria e con le loro bizzarrie: “(ma) come li scacciamo (invece) questi pidocchi?”.
(to.ga.)