Questa sera, tornando a casa e percorrendo l’autostrada Palermo–Trapani, mi trovavo nella corsia di sorpasso. Come capita spesso, l’auto dietro di me — che già praticamente mi respirava sul paraurti — ha cominciato a lampeggiare. Il solito comportamento di chi pretende che tu sparisca all’istante, come Mosè che apre le acque del Mar Rosso.
E voi vi chiederete: e tu che hai fatto?
Tranquilli, ci arriviamo.
Mi trovavo in una situazione di quelle classiche, che sono certo è capitata anche a voi. Davanti a me, a debita distanza, una fila di auto; accanto, nella corsia di marcia, altre macchine che rendevano impossibile rientrare. Dunque, di grazia, che potevo fare? Smaterializzarmi nella corsia di marcia come un fantasma? Non credo.
Così, con la calma di un monaco tibetano, ho alzato la mano per fargli segno di pazientare. Ma lui niente: continuava a lampeggiare, a spingere, a mordere l’asfalto come se stesse correndo la 24 Ore di Le Mans. Se avessi frenato anche solo un attimo, quel buon cristiano si sarebbe piantato sulla mia targa.
Finalmente, dopo un po’, mi si è aperto uno spiraglio: ho potuto rientrare nella corsia di marcia normale. Lui, il mio Schumacher de’ noantri, tutto felice mi ha sorpassato a razzo… per poi schiantarsi metaforicamente contro la realtà: un’altra macchina davanti a lui, anch’essa imbottigliata nel traffico. Anche a quella ha lampeggiato, ma l’autista manco lo ha degnato. Carmageddon 0 – Traffico 1.
Io invece, rientrato nella corsia, sono rimasto bloccato dietro le lumache motorizzate. Pazienza, mi sono detto. L’importante è arrivare a casa sani e salvi.
Ah, dimenticavo: indovinate un po’ che auto guidava il fenomeno?
Una gloriosa… Opel Corsa, vecchio modello.
Lo ammetto: mi sono messo a ridere da solo. Capirai, se mi avesse lampeggiato una Ferrari, una Porsche, una Aston Martin… almeno uno avrebbe potuto dire: “vabbè, avrà fretta di finire un giro di pista”.
Ma una Opel Corsa? Dai, su: non proprio il veicolo ideale per misurarsi la potenza del motore… o altre misure.
“Arriverò a casa un tantino in ritardo per colpa di questo tonto”, ho pensato. Ma alla fine non importa: ciò che conta è arrivarci interi.
Ancora una volta ho constatato che la prepotenza regna sovrana. Anzi, forse prepotenza non è manco il termine giusto. Arrogaza? Sì.
Idi…? No, lasciamo perdere, o cado nel triviale.
Comunque parliamo di uno dei tanti esemplari della famigerata specie Homo Cretinus Volantis. Esistono, proliferano, si riproducono. “La mamma dei cretini è sempre incinta”, si dice… e mi sa che oggi è in maternità permanente.
Lasciamo un attimo stare i “lampeggiatori” seriali e passiamo a un’altra razza automobilistica: i furbetti della sirena, quelli delle sirene “creative”.
Capita spesso: senti una sirena, ti sposti, ti accosti, fai il tuo dovere. Poi ti accorgi che certe volte “l’emergenza” è semplicemente un autista furbo che attacca la sirena giusto per saltare la fila. Questo può capitare anche con le auto di scorta. Alcune sono giustificatissime, ci mancherebbe. Ma altre… mah, qualche dubbio resta.
E quando vedi il singolo autista, da solo in macchina, che accende la sirena solo per fare zig-zag nel traffico… beh, viene voglia di chiedergli: “Scusi, ma dove sta andando? Al pronto soccorso o al supermercato prima che chiuda?”
Confesso: più di una volta ho avuto un lampo di tentazione, dopo aver lasciato passare un “lampeggiatore” folle, ho pensato di mettermi dietro di lui e lampeggiare a mia volta. Sarebbe interessante vedere la sua reazione.
Sono quasi certo che non mi lascerebbe strada.
E io, come reagirei? Non lo so. Forse meglio non scoprirlo.
Alla fine, queste sono sciocchezze che rischiano di rovinarci l’umore. E per cosa?
Meglio lasciar perdere questi personaggi e continuare il nostro tragitto con calma, dignità e, soprattutto, senza dover frequentare il reparto ortopedia. La serenità non ha prezzo.
Non so se la pensate come me, cari lettori, ma credo di sì.
Alla prossima – au revoir.


