“La Mafia alla Sbarra”: presentazione a Villabate

Di Elena Spina

Una sala gremita ha accolto il dibattito che ha presentato il libro di Manoela Patti, dottorata in Storia Contemporanea e assistente del professor Lupo, ordinario all’Università di Palermo. Diversi gli interventi, da quello moderatore, della dottoressa Giuseppina Tesauro, che ha illustrato i pregi e le qualità dell’opera, evidenziando l’attenta analisi compiuta dall’autrice, la minuziosa raccolta di fonti, di atti d’ufficio e giudiziari, e l’imparziale e lucido impegno sostenuto nel raccontare la storia, i trascorsi ed i fatti che hanno segnato la zona Sud Est della nostra Sicilia.

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Accanto a Lei, il presidente dell’Associazione Pio La Torre, Vito Lo Monaco, che presa la parola, ha fatto un excursus ampio e minuzioso di ricordi e dati, senza tralasciare i nomi, i volti e i colori di una Sicilia bella, ma corrotta  e dei suoi lati più oscuri. Il tutto inframmezzato dalla lettura di alcuni tra i più significativi passi del libro, a cura di Caterina Vitale e del maestro Totò Troia.
Quando il microfono, però è passato al Presidente della Corte D’Assise Oliveri, nell’aula si è fatto il silenzio, ma lui ha stupito tutti con l’eloquenza bonaria eppur precisa di una Sicilia di altri tempi, perché “lui è anziano, quindi si ricorda” di quando a Villabate mancasse l’illuminazione pubblica e si notasse Magliocco arrivare da lon tano, perché “quella luce si notava”, con gli occhi lontani dell’uomo saggio ed il coraggio di un magistrato che non ha paura di fare nomi e cognomi. Semplicemente, come ci si racconta dell’ultimo pesce pescato.
Ma che ruolo ha avuto la Chiesa, in tutto questo? La domanda è spinosa. Risponde Monsignor Passantino, con la solita affabilità: “Gli inizi erano conniventi, è vero, ma solo perché non ci si era resi conto della portata venefica dell’organizzazione; ma non dimentichiamo che Palermo ha dato i natali al vescovo Pappalardo. Ero accanto a lui ai funerali di Falcone, Borsellino, padre Puglisi. È tutto cambiato dopo il Concilio Vaticano II e la scomunica per i mafiosi”.
Lo spazio finale è stato riservato all’autrice, la quale ha sottolineato l’uniformità di diffusione del fenomeno mafioso in tutta Palermo Est, e alle domande degli spettatori, di quanto serio sia ricordare che non esista una Mafia “benigna”, o indulgente: falso è ipotizzare un certo riguardo per donne e bambini, come altrettanto fallace sarebbe credere in un suo inizio più pacifico, e che solo dopo sia sfociato nella fase stragista che tutti, purtroppo, conosciamo: “La Mafia è sempre la stessa. Le fonti lo dimostrano”.
Alla nostra domanda sul perché di “Mafia alla Sbarra”, risponde: “Il libro si concentra particolarmente sul periodo fascista, che volle combattere strenuamente Cosa Nostra. Tuttavia, gli incarcerati uscivano dopo due o tre anni… C’era, sì, la voglia di mettere i mafiosi ‘alla sbarra’: ma nulla di particolarmente incisivo si ebbe fino al Maxiprocesso dell’82, quando venne riconosciuto il reato di Associazione Mafiosa”.
Eventi come questo, di libri così pregevoli e scritti da giovani donne qual è la dottoressa Patti, possiamo solo augurarci si diffondano copiosamente.

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