Ma la destra sta meglio della sinistra?

I soliti noti non lasciano spazio ai giovani e alle nuove idee

La scorsa settimana si è tergiversato sulla “Sinistra”, questa settimana si sproloquierà sulla latata opposta la “Destra.

Definizione di “destra” sempre dal mitico vocabolario Treccani:

dèstra s. f. – 1. La mano che è dalla parte corrispondente al fegato e che nella maggior parte delle persone è più agile e forte dell’altra; 2. La parte che è dal lato della mano destra: alla mia d., alla tua d., ecc., dalla parte destra rispetto a me, a te, ecc.; … andare, voltare, girare, prendere a d.; … 3. Nel parlamento, i settori dell’emiciclo che sono a destra del presidente (il cui seggio è posto di fronte all’emiciclo stesso). rappresentati; più genericamente, di qualsiasi movimento o corrente politica, e, fig., di una tendenza ideologica, artistica, letteraria, ecc., la parte moderata, conservatrice: i partiti, gli uomini di d.; le forze di d.; l’estrema d.; movimenti di d., ecc. “

Nel nostro caso certamente ci riferiamo al concetto politico che ha visto nel fascismo e nel nazismo la sua massima espressione.

La destra esiste ancora? Gli uomini di destra ci sono ancora?

Mah, qualche dubbio mi sovviene lesto, lesto. Certo rigurgiti del passato nefasto, ogni tanto riemergono, ma poca roba anche se da qualche parte del globo queste ideologie contagiano qualche testa “calda” ma sono fenomeni passeggeri di breve durata, anche se le resistenze sono molteplici. Questo tipo di episodi mi fanno venire in mente il “ritorno dei morti viventi”, sì, certe volte questi nostalgici rialzano nuovamente la testa. Ma statevene buoni, rimanete nel limbo, rimestate nel brodo della zuppa di ceci all’agro dolce e non rompete le scatole.

Democraticamente, oggi vengono identificati con quella parte politica definita “Conservatori”.

Ma conservatori de ché, mi chiedo e vi chiedo: della sagra dell’uccelletto? Della sagra del pangrattato? Della festa dei contadini medioevali di San Geranio?

Sempre il noto personaggio, di cui al mio precedente articolo, continua ossessivamente a ripetere “sinistra”, ma mai cita la “destra”, Non si capisce perché. Forse è meglio usare il termine sinistra perché evoca la storiella dei mangiatori di bambini, mentre il termine destra evoca il ricordo dei lager di nazista memoria.

A proposito di destra e sinistra mi sovviene in questi giorni una nota canzone di un grande della musica italiana scomparso, ahimè, qualche tempo fa, il grande Giorgio Gaber, leggiamo alcune strofe:

Tutti noi ce la prendiamo con la storia,
Ma io dico che la colpa è nostra
È evidente che la gente è poco seria
Quando parla di sinistra o destra.”
Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…”

Fare il bagno nella vasca è di destra
Far la doccia invece è di sinistra”

I blue-jeans che sono un segno di sinistra
Con la giacca vanno verso destra”

L’ideologia, l’ideologia
Malgrado tutto credo ancora che ci sia
È la passione, l’ossessione
Della tua diversità
Che al momento dove è andata non si sa
Dove non si sa, dove non si sa”.

Il pensiero liberale è di destra
Ora è buono anche per la sinistra
Non si sa se la fortuna sia di destra
La sfiga è sempre di sinistra.
Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…
Il saluto vigoroso a pugno chiuso
È un antico gesto di sinistra
Quello un po’ degli anni ’20, un po’ romano
È da stronzi oltre che di destra.
Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…”
L’ideologia, l’ideologia
Malgrado tutto credo ancora che ci sia
È il continuare ad affermare
Un pensiero e il suo perché
Con la scusa di un contrasto che non c’è
Se c’è chissà dov’è, se c’é chissà dov’é.”

Tutti noi ce la prendiamo con la storia
Ma io dico che la colpa è nostra
È evidente che la gente è poco seria
Quando parla di sinistra o destra.”

Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…
Destra-sinistra”

Destra-sinistra”
Basta!”

La sua ironia la condivido in pieno, e fa riflettere. Sì, fa riflettere molto, specie la parola con cui conclude la sua canzone “BASTA”, questa e quella che mi piace di più.

Infatti basta con queste inutili e sterili identificazioni. Siamo tutti esseri umani che debbono rispettare ed essere rispettati, senza se e senza ma.

Ad maiora

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