giovedì, 12 Febbraio 2026
spot_img
HomearteIsabel Do Diego, la “Bestia Sagrada” che ha trasformato le Officine Bellotti...

Isabel Do Diego, la “Bestia Sagrada” che ha trasformato le Officine Bellotti in un altare elettronico

PALERMO – Sabato 17 gennaio alle 21 le Officine Bellotti si sono trasformate in una capsula rituale. Fondale nero, pavimento di legno, un laptop, un piccolo synth Roland, microfoni e una scatola di legno come reliquiario. In mezzo a questo micro–tempio elettronico è comparsa Isabel Do Diego, alter ego femminile del performer andaluso Juan Diego Calzada, chiamata da #wallofsounds 2025 / VII edizione / “territorium/territori” in collaborazione con l’Instituto Cervantes di Palermo per portare in città la sua “Bestia Sagrada”. La sala era piena, fino all’ultima sedia, e nessuno ha mollato la presa fino all’ultimo suono.

La figura che entra in scena è già mezzo concerto: total white a strati, tra abito liturgico sabotato e fantasma futurista, mani tinte d’azzurro fino ai polsi, maschera d’oro che cancella il volto e lo trasforma in icona, zeppe rosse altissime a inchiodarla al palco. Quella maschera richiama subito Belfagor, il fantasma televisivo che alla fine degli anni Sessanta infestava i corridoi del Louvre: stesso effetto di presenza perturbante, metà santo e metà spettro pop. Come direbbe un critico di cinema e teatro, «è come se Belfagor avesse studiato performance art e club culture e fosse tornato in scena con una consapevolezza nuova del proprio corpo sonoro». Tutto passa per la voce e per il movimento.

Dopo una pausa iniziale è partito il suono, ed è lì che la “bestia” si è manifestata davvero. Isabel si muove sempre a tempo, agganciata a ogni impulso elettronico. La voce attraversa tutti i registri: gutturale, quasi animale, poi sussurrata, rasente all’orecchio, e all’improvviso urlata, spinta in alto come un grido di battaglia. In mezzo, pause secche, momenti di silenzio che funzionano da stacchi chirurgici: tagliano la densità, fanno tirare il fiato un secondo e subito dopo ributtano la sala in un vortice di movimenti, suoni, luci e colori: il bianco del vestito e il rosso delle scarpe.

La matrice brutalista della performance è chiara. Il suono è costruito per blocchi, per masse compatte. Mixer e pedaliera sono i mezzi. Le distorsioni impastano la voce e la trasformano in ruggito, i delay allungano un singolo respiro fino a farlo diventare drone, le saturazioni portano l’elettronica sul bordo del noise. Il microfono con il lungo filo nero è il canale attraverso cui la performer lascia uscire la Bestia Sagrada che dà il titolo allo spettacolo, una creatura vocale che di umano conserva solo l’origine anatomica: tutto il resto è filtro, maschera in mutazione.

Dal punto di vista fisico, il set è un continuo dialogo tra gesto sinuoso e scatto nervoso. A tratti le braccia disegnano curve lente nell’aria, il busto ondeggia come in una danza rallentata; subito dopo il corpo si frammenta in movimenti secchi, quasi meccanici, che rimandano tanto alla black dance quanto al mimo contemporaneo. Le mani colpiscono il vuoto seguendo gli accenti dei bassi, le spalle sobbalzano sui cambi di ritmo, le gambe, strette nei gambali bianchi e chiuse nelle zeppe rosse, trasformano ogni spostamento in una micro–coreografia. È una fisicità controllata, che sembra sul punto di esplodere ma resta sempre legata alla griglia sonora.

La maschera dorata amplifica la tensione. Ogni inclinazione della testa cambia il modo in cui la luce la colpisce, ogni minimo spostamento di peso modifica la silhouette di questo “idolo” bianco e rosso. Le zeppe dichiarano una postura, un’identità che non vuole scegliere fra glamour, rito e iconografia queer. Intorno, la massa dorata sul tavolino agisce da totem laico e da strumento, generando suoni ASMR che stimolano sensazioni di benessere, breve rilassamento, suggeriscono movimenti lenti e riducono l’ansia. Mentre la scatola di legno esce dalla scena come un tabernacolo portatile.

La luce resta essenziale: nero ovunque, tranne sulla figura bianca, sulla maschera d’oro, sui tacchi rossi e sull’oro al centro. La palette è ridotta ma precisissima e concentra l’attenzione del pubblico sul minimo dettaglio: l’ombra proiettata sul legno, il riflesso improvviso di una piega del costume, il blu delle mani che affiora dal bianco delle maniche.

La sala risponde con un ascolto raro. Quando il set accelera e la voce si fa più feroce, l’aria si compatta; nei passaggi in cui restano solo un filo di elettronica e un respiro amplificato, la platea sembra sospesa con l’artista. È la stessa qualità di ascolto che si incontra nei festival più radicali del nord Europa, trapiantata per una sera in via Gagini.

Il finale arriva per sottrazione. Il flusso sonoro si assottiglia, il corpo rallenta, i gesti perdono ampiezza; la “bestia” si ritira senza effetto speciale, lasciando in sala una pausa piena. In quel vuoto parte l’applauso: lungo, compatto, con molte persone in piedi. È un applauso che riconosce un lavoro portato fino in fondo.

All’ingresso, sul banco, i flyer di “Bestia Sagrada” accanto a quelli di “Territori” di Corrado Sassi indicano chiaramente la traiettoria di #wallofsounds2025 con il secondo capitolo visivo di #wallofsounds2025 che si inaugura giovedì 22 gennaio 2026, dalle 16.30 alle 20.30, presso l’Archivio Storico Comunale (via Maqueda 157, Palermo).

L’installazione è composta da otto grandi arazzi, progettati per la Chiesa dei Santi Crispino e Crispiniano. Gli arazzi riproducono mappe reimmaginate da Sassi e realizzate attraverso un lavoro di “controgeografia”, concetto al quale ha dedicato ampie riflessioni lo scrittore e antropologo Matteo Meschiari.

Sassi lavora proprio su questo scarto: le sue mappe partono da immagini esistenti, spesso storiche, che vengono alterate e “hackerate” attraverso interventi di art textile. Ago e fili di lana colorati segnano nuove traiettorie ed enfatizzano percorsi di viaggio.

wallofsound2025 non un è solo un festival è riuscire a vedere cosa succede quando mappe, bestiari elettronici e pittura iniziano a parlare la stessa lingua. Non mancare.

foto di Claudia Scavone

CORRELATI

Ultimi inseriti