Immigrati e pedonalizzazione nel Centro Storico di Palermo – Parla Padre Volpe

Palermo-  Padre Enzo Volpe ci accoglie in canonica.  Egli da tre anni  è alla guida del complesso di Santa Chiara, che si trova  al numero 11 dell’omonima piazza, in pieno centro storico. Una struttura di ventennale fondazione, ispirata alla tradizione salesiana dell’oratorio e di fondamentale importanza per quello che è il cuore del centro storico di Palermo. Accanto a lui, i ritratti dei precedessori, che come lui si sono sempre battuti per “i piccoli”, gli immigrati, i “diversi”.

La struttura offre innumerevoli servizi per chiunque bussi alla sua porta, dalla scuola di Italiano per Stranieri al servizio medico – ginecologico per le donne che non possano permettersi un aiuto a pagamento, o vogliano semplicemente essere seguite nella gioiosa e fraterna atmosfera che si respira in quei luoghi. Un banco farmaceutico, di distribuzione spesa e il tempo libero o post scolastico per i ragazzi completano la Missione di cui don Volpe è incaricato.

Siamo venuti a trovarlo perchè egli sarà presente, il prossimo Venerdì, all’assemblea cittadina che si terrà alla Biblioteca Nazionale “Alberto Bombace” alle 15,00, per discutere dei problemi che avranno come tema il “Centro Storico”. Problemi che ogni giorno Padre Volpe sente raccontarsi e stavolta, abbiamo saputo che  all’assemblea  vuole andare per dare voce ai tanti che accorrono al suo Centro per chiedere aiuto.Don Volpe2

Gli poniamo alcune domande, mentre egli, con lo sguardo che sembra vagare verso fatti e storie che non tutti conoscono, si mostra attento e scrupoloso nella narrazione.
Padre Volpe, la ringrazio per l’intervista concessaci. Sappiamo che Lei sarà presente, il 27, all’assemblea della Biblioteca. In cosa consisterà il Suo intervento?

Sarà mia intenzione innanzitutto quella di ascoltare le proposte di amministrazione, consiglieri ed assessori. Vorrei che se ne avanzassero di concrete e non solo a parole. Presenterò la situazione delle persone di cui mi occupo, sperando di trovare accoglienza e provvedimenti mirati.

L’assemblea di lunedì (23 Marzo scorso a Palazzo delle Aquile, ndr) lasciava intendere che i cittadini siano tendenti all’approvare la conclamata pedonalizzazione del territorio. Cosa ne pensano gli immigrati, i piccoli commercianti di Via Maqueda, di Corso Vittorio Emanuele e tutti coloro che verrebbero interessati da questo provvedimento che frequentano la Struttura?

Mi giunge nuovo sapere che ci siano persone che auspichino la chiusura al traffico della zona. I “Miei” sono tutt’altro che contenti. Non dimentichiamo che il lavoro che svolgono, lungi dall’essere solo un’appendice, è spesso l’unico motivo per cui si trovano qui.Don Volpe

E qual è il reale livello di integrazione per questa gente? Si sono stabiliti rapporti a livello umano, amichevoli o di semplice frequentazione, tra extracomunitari e il popolo palermitano?

Assolutamente. A partire dal mercato rionale di Ballarò, che io conosco meglio, le relazioni con “loro” possono anche diventare strette. È vero anche che non tutti arrivano qui con la stessa voglia di mescolarsi: persone che hanno il primario obiettivo di racimolare qualche soldo per poi tornare in madrepatria non sempre scambiano con la popolazione ospitante grandi confidenze. Ma i bengalesi, ad esempio, che aprono i loro esercizi di oggettistica qui intorno, accorrono con le famiglie e si integrano perfettamente.

Un’ultima questione: quanto crede abbia fatto l’Amministrazione Comunale, per queste persone?

Io son qui da tre anni e di conseguenza non posso fornire una visione ad ampio spettro. Ma poco, temo. Ho la sensazione che si sia stati molto a guardare, spero nel cambiamento.

È vero anche, però per esempio, che se il blocco di spazzatura staziona per mesi sul marciapiede e si allarga, non si debba (né si possa) attribuire tutta la colpa al sindaco e a i suoi: è la cittadinanza in primis che sembra non portata a rispettare la Cosa Pubblica ed i suoi spazi.

Servirebbe un piano di rieducazione, di sinergia di “noi” verso “loro”, perché si collabori al miglioramento delle condizioni generali della Città e dei suoi abitanti, autoctoni o meno. È quel che io definisco “eticità”.