Ho sempre sognato un titolo così roboante da piazzare in prima pagina su un quotidiano nazionale, con il mio nome in bella vista.
Sogna, Peppì. Eh sì: resterà un sogno. Il tempo per fare il cronista è scaduto da un pezzo; la vita mi ha portato altrove. Ma il desiderio di scrivere un articolo “bomba” è rimasto lì, come un tarlo.
E allora che fare? Semplice: affrontare l’argomento con i mezzi che ho oggi.
Qualche giorno fa, in redazione, mi arriva una lettera indirizzata proprio alla mia persona ovvero di pissona pissonalmente (Tatarella docet). Il Direttore, diligentemente, me la consegna. Io, manco fosse una convocazione di qualcuno altolocato, la apro con le mani che tremano. Nella foga strappo la busta e per poco non distruggo pure il contenuto. Mai ricevuto qualcosa di simile in vita mia.
La apro… e rimango di sasso: un sedicente gruppo non meglio identificato — la firma sembra che ci sia scritto -non si legge bene «Gruppo de la mejo gioventù» — mi avverte che stanno organizzando l’assalto ad un palazzo del potere romano.
«Mamma mia!» esclamo.
Pare che il tutto sia stato progettato durante una cena alla trattoria “Qua se magna bene”: abbacchio alla scottadito, coda alla vaccinara, trippa alla romana, carciofi alla giudia… e litri di vino dei Castelli. Un piano eversivo… da osteria.
Superato lo stupore, scoppio a ridere.
«NON CI POSSO CREDERE!» direbbe Aldo Baglio.
Avviso il Direttore: ci facciamo una risata fragorosa e decidiamo di cestinarla.
Ma la curiosità è una brutta bestia: la riprendo per leggerla meglio e farmi altre risate. Il contenuto? Un capolavoro. La lettera conteneva addirittura una planimetria del palazzo.
Il piano scritto nella lettera prevedeva che: Totò, Minicu, Ninu e Calogiru , armati di “petardi per giochi di artificio”, dovevano farli esplodere davanti all’ingresso principale per creare un diversivo. Subito dopo, dovevano tentare l’ingresso da una porticina secondaria. Pippineddu, Giuvanni, Rosario e Luchino avrebbero scavalcato il recinto dei giardini del palazzo e raggiunto la scalinata del piano terra, salendo armati fino al primo piano. Armi previste? Tric-trac e assicuta fimmini (sono piccoli petardi). L’ultimo gruppo — Nunziu, ‘Ngiulinu, Minicu e Asparinu — sarebbero entrati da un non meglio precisato accesso che dà sulla via principale, muniti di bengala e fumogeni.
Di seguito la mappa allegata:

Tra siciliano e romano, non capivo più se gli “assalitori” fossero burini, terroni o semplici ubriachi.
Ridevo come un matto: cosa volevano fare questi ‘nbriachiconi de’ noantri? Sicuramente scherzavano, complici i fumi dell’alcol. Richiudo tutto e la cestino di nuovo.
Ovviamento è una burla, ma dalla farsa alla realtà, ci vuole poco.
Nei giorni scorsi, però, un equivoco molto meno comico ha sfiorato davvero il Quirinale. Prima indirettamente, poi direttamente. come penso che ormai sappiamo tutti.
Ne è seguito un tentativo di ammuinare (parola derivata dallo spagnolo amohinar – io ammüìno, o ammoìno, ecc. – Infastidire, dare noia) prima agitare le acque, poi fingere di calmarle. Ma il mare, si sa, non si calma a comando.
Una pietra è stata lanciata. Il braccio ritirato. Ma la frittata era fatta… e i scocci su tua (e le bucce sono tue).
È stata una provocazione studiata a tavolino? Programmata con il botto? Il fragore è stato voluto? Tanti dubbi nessuna certezza.
La “querelle” è stata archiviata? Ovvero: “Agneddu e sucu e finiu u vattiu” (questa frase in lingua siciliana significa letteralmente: “agnello in sugo ed è finito il battesimo” e indica la fine di un evento, di una festa o di un periodo atteso. Viene usata per comunicare che qualcosa è concluso, specialmente quando è andato bene e non si ripeterà, o per segnalare che una situazione, anche negativa, è ormai terminata). Di solito questa frase viene scritta senza il punto interrogativo, ma in questo caso il punto interrogativo ci vuole.
Quindi il tutto è stato archiviato? Io non ne sono sicuro, anzi! La pezza è stata messa, ma il tarlo ormai è dentro. E continuerà a scavare.
Dietro tutto questo, cosa c’è? Bisognerebbe chiederlo a chi ha alimentato la vicenda, e soprattutto a chi ne può trarre vantaggio.
E la lettera anonima ricevuta da me? Ovviamente non è mai esistita, come certamente avete capito. L’ho inventata per trattare, come mio solito in maniera ironica, un argomento molto, ma molto serio. Il tutto per riderci sopra e magari berci un buon bicchiere di Passito di Pantelleria e/o un buon Marsala o tutti e due, prima l’uno e poi l’altro o viceversa.
Alla prossima cari lettori. Spero di avervi fatto ridere, così come ho fatto io mentre lo scrivevo.


