Il quartiere Sperone-Brancaccio in campo per contrastare la povertà educativa

Palermo è tra le quattro città italiane selezionate per condurre, nei territori a rischio, il Progetto FA.C.E.-FAre Comunità Educanti. E proprio ieri, sono stati presentati i dati dei primi 36 mesi di attività, parlando anche delle carenze relative alla periferia cittadina

Progetto FA.C.E. a Palermo

Si chiama FA.C.E. (FArsi Comunità Educanti) ed è un progetto sociale, a livello nazionale, volto al contrasto della povertà educativa dei minori che vivono in quartieri a rischio in alcune città italiane, nello specifico: Reggio Emilia, Napoli, Teramo e Palermo. Il capoluogo siciliano ha infatti aderito a FA.C.E., il progetto nazionale di Fondazione Reggio Children-Centro Loris Malaguzzi, e lo ha fatto coinvolgendo il quartiere Sperone-Brancaccio attraverso l’operato dell’Istituto Comprensivo “Sperone Pertini”, le associazioni sul territorio “Cuore che vede” e NuovaMente, ed anche attraverso l’Assessorato alla scuola del Comune di Palermo.

Presentazione dati FA.C.E.

A Palazzo delle Aquile, martedì 26 marzo, sono stati resi noti i dati emersi da ben 36 mesi di attività, in una conferenza che ha visto una nutrita partecipazione di operatori, istituzioni e di coloro che si sono resi protagonisti di queste attività, tra cui: Giovanna Marano, assessore comunale alla Scuola; Maria Anna Fiasconaro, dirigente Settore Servizi educativi; Antonella Di Bartolo, dirigente scolastico I.C.S. “Sperone Pertini” nonchè Responsabile Territoriale FA.C.E.; ed ancora, Marilena Guccione, Debora Greco, Irene Pizzo, referenti delle associazioni “Cuore che vede” e NuovaMente; Valentina Conte, Paola Cavazzoni, e Francesca Bianchi, referenti Fondazione Reggio Children; ed infine, Cristina Raho e Sergio Petrona Baviera, referenti di Amref, partner del Progetto.

FA.C.E., inoltre, è stato selezionato dall’Impresa Sociale Con i Bambini, nell’ambito del Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile, e si propone di intervenire sul campo per assicurare ai minori la piena fruizione dei servizi educativi nel loro territorio, cercando di eliminare i vari ostacoli che rischiano, o addirittura limitano, il diritto di questi bambini a seguire i percorsi sociali loro destinati.

FA.C.E.

La fascia tenuta in considerazione dalle attività del Progetto FA.C.E. è quella da 0 a 6 anni, età in cui è già di fondamentale importanza parlare di scuola come bene comune, educazione di qualità come progetto di partecipazione, cittadinanza consapevole e attiva, il tutto associato alla propria periferia, che diviene anch’essa risorsa se intesa come un nuovo spazio di socialità e speranza per un futuro migliore. Un lavoro, quello sul territorio, di fondamentale importanza che vede inoltre il coinvolgimento delle famiglie, unite nell’obiettivo comune del Progetto che è quello di incentivare e potenziare l’accesso e la permanenza dei piccoli nei nidi, ma anche alle scuole d’infanzia.

A Palermo si è riusciti a rendere FA.C.E. una realtà molto bella e stimolante portata avanti dal coordinatore territoriale Antonella Di Bartolo, già orientata all’importanza del coinvolgimento dei genitori nell’Istituto Comprensivo Sperone Pertini che dirige. In campo, non solo genitori, ma anche associazione locali, come Cuore che vede e NuovaMente, che hanno dato un importante valore aggiunto nello stimolare un’educazione con maggiore qualità a beneficio dei piccoli abitanti del quartiere.

Antonella Di Bartolo

“FA.C.E. è in realtà l’esito, ma anche una nuova ripartenza del progetto Fare Scuola – ha spiegato al GCPress Antonella Di Bartolo – il cui obiettivo è stato la riqualificazione degli ambienti scolastici intesi come luoghi di relazione e di apprendimento. Tra le 60 scuole, coinvolte in Fare Scuola, sono state selezionate dalla Fondazione Reggio Children solo 4 scuole nei territori dove iniziare questo nuovo percorso, con un focus particolare sulla fascia 0-6. L’obiettivo è infatti quello di creare delle comunità educanti in grado di orientare e sostenere nuove politiche educative rivolte ad età particolarmente delicate come queste”.

Soffermandoci sul contesto del quartiere Sperone Brancaccio, la Di Bartolo segnala le criticità su una fascia di età ben specifica, ovvero la 0-3. “Quando una scuola vuole essere a supporto del territorio deve guardare oltre le proprie aule e cancelli – prosegue la Referente territoriale FA.C.E. – raccogliendo non soltanto i desideri ma anche i bisogni. E questo è ben emerso dalle nostre attività”.

FA.C.E.

E proprio nei servizi 0-3, nelle periferia palermitana, è emersa una ulteriore carenza. “A fronte di 3.000 bimbi – precisa la Dirigente dell’I.C.S. Sperone Pertini – in età da nido, ci sono solo 28 posti in una scuola della Bandita. Sicuramente, qui, i servizi educativi e di cura vanno incrementati”. Oltre tale problematica, dalle indagini condotte si rileva un grave degrado ambientale, economico, e socio culturale.

I dati emersi dopo questi 36 mesi di attività, ci presentano, insieme ai bisogni e desideri delle comunità, anche lo stato dell’arte dei servizi educativi con un report sulle azioni intraprese. La II Circoscrizione di Palermo ha avuto, inoltre, come centri di riferimento: il Consultorio ed il centro vaccinazione Settecannoli e la Pediatria dell’Ospedale Buccheri La Ferla.

“Il progetto ha già l’obiettivo di attivare nel territorio una nuova consapevolezza genitoriale – ha dichiarato l’Assessore Giovanna Marano – e noi siamo su questo fronte impegnati a far sì che le prossime opportunità nascano proprio in quel quartiere che, si sa, è stato particolarmente defraudato, poichè, nei decenni precedenti le strutture erano previste, ma poi sono state o occupate o vandalizzate. Speriamo di poter recuperare anche con questo intervento che comunque, nel territorio, attiva laboratori, percorsi, itinerari, tutti dedicati ai diritti della prima infanzia e a far un lavoro di crescita insieme per poter promuovere l’educazione sin da quando si è piccoli, sia da parte degli educatori che delle famiglie, sperando sia un percorso veramente decisivo”.

FA.C.E. raccoglie azioni progettuali che operano attraverso tre fondamentali step. Il primo è stato lo studio dello stato dell’arte attraverso la raccolta di desideri e bisogni chiesti direttamente alle famiglie. La seconda fase, invece, va ad attivare percorsi di co-progettazione locale coinvolgendo tutte le parti; mentre, per concludere, a termine del processo si metteranno in pratica nelle scuole partner e in quelle individuate, delle azioni pilota che terranno conto di tutte le richieste raccolte.

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