Il diabolico patto di corresponsabilità che insegna la teoria gender. Bugie sui social

È da circa un mese che ricevo messaggi, da vari contatti whatsapp e amici facebook, che intimano i genitori degli studenti, che si apprestano a iniziare le lezioni per il nuovo anno scolastico, a non firmare il diabolico Patto Educativo di Corresponsabilità perchè condannerebbe i figli a subire l’efferato attacco dei gender.

whatsapp patto corresponsabilità

A capire se questo messaggio è una delle tante “catene” che imperversano sui social o di cosa stia parlando non credo siano in molti e la parola d’ordine è: condividere. Ma l’inventore dell’allarmante messaggio, non si ferma e continua :

Attenzione, vi diranno che non è vero, che non c’entra niente con il gender.
Vi parleranno di cose buone come il rispetto , la lotta al bullismo, lotta alla violenza contro le donne e simili.
PARITÀ DI GENERE, EDUCAZIONE ALL’ AFFETTIVITA’
PAROLE CHIAVE dietro le quali vogliono nascondere
l’indottrinamento all’ ideologia gender dicedovi anche che questa non esiste.
NON CASCATECI !!!!
CON INGANNO VI FARANNO FIRMARE LA VOSTRA CONDANNA e non potrete più far niente perché avrete dato il vostro consenso. NON FIRMATE !!!!!

Se così fosse il Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) sul proprio sito avrebbe pubblicato il testo del Patto Educativo di Corresponsabilità, che invito a visioneare, diverso da quello che, secondo il “creatore” del messaggio, verrebbe presentato alla sottoscrizione dei genitori.

Credo che sia il caso di fare un po’ di chiarezza: il Patto Educatico di Corresponsabilità, contenuto nel decreto della “Buona Scuola”, coinvolge sia docenti che genitori ed è diviso in due parti. Nella prima, prevede le norme per il comportamento dei docenti, mentre nella seconda parte, prevede le norme per il comportamento degli studenti. Infine, conclude con una tabella che serve alla valutazione del comportamento dello studente.

Scorrendo il documento si trova normata tutta la “vita” scolastica dei docenti e dei discenti ma non si trova alcun riferimento “gender”. È citata la “parità di voto” e non la tanto preoccupante “parità di genere”. Tantomeno si trova la misteriosa “educazione all’affettività” che secondo alcuni sarebbe una nuova materia che indurrebbe gli alunni ad imparare l’autoerotismo. È pur vero che documenti analoghi possono essere redatti dai dirigenti scolastici ma cercando in rete, se ne trovano che differiscono poco da quello dettato dal Miur

Forse pochi sanno che l’allarmismo lanciato via social deriva da una errata o volontaria interpretazione del DDL 1680 (non ancora esaminato) presentato a gennaio del 2015 dalla vicepresidente del Senato, parlamentare del Pd, Valeria Fedeli per introdurre nelle scuole l’educazione di genere.

Secondo la senatrice Fedeli queste sono le motivazione che l’hanno spinta a presentare il DDL: “Alle elementari i libri parlano di bambine che cucinano o cullano le bambole e maschietti che giocano con le costruzioni, eppure in orbita ora mi pare ci sia una donna – riferendosi alla Cristoforetti ndr -. Si dice che le bambine devono essere brave, ubbidienti e che i bambini non devono piangere ma vincere. La battaglia contro la violenza alle donne comincia sui banchi di scuola, con un insegnamento che la smetta di tramandare luoghi comuni che inchiodano maschi e femmine a stereotipi, che ignora quanto l’altra metà del cielo ha fatto in tutti campi, dalla storia alle letteratura passando per l’astronomia. L’idea di fondo è che dalle elementari al liceo ci siano corsi che, dimenticando i luoghi comuni,rimandino ad un’idea del mondo in cui si racconti anche il contributo delle donne. In questo modo si passa dall’infanzia in poi un messaggio di reale parità, nella diversità, di uguale contributo. In modo che nasca tra i ragazzi il profondo rispetto che porta al riconoscimento della libertà altrui di realizzarsi come forma di amore, invece del possesso come dimostrazione di affetto che porta alle violenze”

Quindi per parità di genere si deve intendere il rispetto della persona che sempre e comunque deve prescindere dal genere, sesso maschile o femminile, e non come qualcuno strumentalmente intende tradurre la parola italiana genere con quella inglese gender facendo un riferimento a teorie inesistenti.

Quello messo in atto attraverso i social è vero e proprio terrorismo per spaventare i genitori cercando di convincerli sta per accadere ai propri figli qualcosa di brutto. Ma la fantasia non ha limite e si sono inventati un volantino, in circolazione da parecchi mesi, secondo il quale l’OMS avrebbe emanato delle linee guida per l’educazione sessuale che prevedono ogni sorta di perversione possibile e immaginabile.

Che la scuola insegni ai bambini, come già avviene da tempo nei corsi di educazione sessuale, che esiste l’omossessualità è un dato di fatto ma quello che  stranizza è che non siano proprio quei genitori, che “condividono” questo tipo di messaggi, a spiegare ai propri figli che l’omossesualità non è una malattia contagiosa e, soprattutto, il rispetto della persona. Ogni persona deve essere rispettata a prescindere dal genere, dal colore e dalle proprie ideologie. Suggerirei ai tanto allarmati genitori di diffondere questo messaggio. Infondere odio ai propri figli verso i “diversi” è da stupidi. Appare lampante che chi fa girare questo genere di messaggi è un “mentalmente diverso”.

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