giovedì, 12 Febbraio 2026
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I “Territori” ricamati di Corrado Sassi riscrivono le mappe a Palermo

Il 22 gennaio, l’Archivio Storico Comunale di Palermo si è trasformato in un grande atlante in movimento. Nella sala monumentale progettata da Giuseppe Damiani Almeyda, fra scaffalature lignee a tutta altezza, scale a chiocciola e migliaia di volumi rilegati in bianco, si è inaugurata “TERRITORI”, l’installazione site–specific di Corrado Sassi, a cura di Gaetano La Rosa, nuovo capitolo del #wallofsounds 2025 festival / VII edizione / “territorium/territori”.

All’ingresso, la scena si presenta avvolgente: abbracciata da tanti volumi, sopra le teche di vetro, una sequenza di grandi arazzi inclina le sue superfici verso lo spettatore; lungo le pareti, altre mappe pendono dai ballatoi, sospese davanti alla griglia serrata dei faldoni d’archivio. È una doppia stratificazione: carta ufficiale e contro–carta artistica, memoria amministrativa e immaginario geografico personale che si fronteggiano in un colpo d’occhio unico.

Le opere partono da antiche carte nautiche e planisferi storici – continenti ovali, rotte, caracche e rose dei venti – che Sassi sottopone a una ricostruzione “controgeografica”, secondo la definizione di Matteo Meschiari. Ago e fili di lana colorata attraversano la stampa su PVC come vettori di una nuova narrazione: punti ricamati, triangoli, campiture compatte, traiettorie spezzate che interrompono coste, mari e legende.
È quasi divertente, oltre che rivelatore, vedere i fili che pendono dalle mappe appese, coglierne il rovescio, intravedere il retro del tessuto: come se l’artista avesse deciso di mostrare anche il backstage del proprio gesto, l’impalcatura segreta della cartografia.

È impossibile, di fronte a questi lavori, non pensare da un lato alla Galleria delle Carte Geografiche dei Musei Vaticani, dall’altro alle celebri “Mappe” di Alighiero Boetti. Nella galleria dipinta da Ignazio Danti nel XVI secolo, l’Italia è una costruzione teologica e politica: un corridoio di carte trionfali che fissano il territorio come un dogma visivo. Boetti, secoli dopo, prende la mappa come dispositivo concettuale e la affida al ricamo. In Boetti la mappa è il teatro del mondo; in Sassi, al contrario, la mappa è il campo di battaglia.

Se nel Vaticano il territorio viene celebrato e in Boetti viene osservato, in “TERRITORI” viene messo in discussione. I fili di lana non si limitano a riempire lo spazio sul supporto dell’opera: si può vedere una rotta oceanica diventare diagonale di colore che collega punti non previsti; un arcipelago è coperto da una macchia compatta di giallo o di rosso. In una grande mappa dell’emisfero australe, le sovrapposizioni tessili trasformano il planisfero in una specie di sistema nervoso globale: nodi e sinapsi.

Trascorrendo il tempo a osservare e seguire con lo sguardo quelle linee di lana, è inevitabile non pensare al paradosso della nave di Teseo. Sassi lo applica alla cartografia. Quante volte si può intervenire su una carta – ricamare e coprire – prima che smetta di essere “quella” mappa? È la stessa mappa o un’altra? È ancora documento o è diventata qualcos’altro?

La forza dell’installazione nasce proprio dal dialogo con il luogo. L’Archivio Storico conserva i documenti della città a partire dal XIII secolo. Nel mezzo di questa architettura della memoria, le carte di Sassi funzionano, usando una metafora suggerita dal luogo, come una nota a piè di pagina che all’improvviso invade il testo.

Rispetto alle “Mappe” boettiane, in cui il ricamo agiva soprattutto come dispositivo di delega e di cambiamento culturale, qui l’ago è gesto d’autore e, soprattutto, gesto di montaggio critico. Se Boetti ci chiedeva di leggere la politica dentro la forma della mappa, Sassi ci chiede di riconoscere la fragilità della mappa stessa, il suo statuto di oggetto continuamente riscrivibile.

La serata inaugurale ha avuto anche un forte valore performativo: il pubblico, costretto a percorrere la lunga navata centrale tra teche e mappe inclinate, diventava parte di questa emozionante struttura.

All’interno di #wallofsounds 2025 / “territorium/territori”, diretto da Gaetano La Rosa e realizzato dall’Associazione Dionysus con il sostegno delle istituzioni cittadine e dei partner internazionali, “TERRITORI” trasporta il discorso sul territorio dal piano sonoro a quello visivo, senza abbandonare la dimensione processuale e critica del festival.

La mostra è visitabile all’Archivio Storico Comunale di Palermo, in via Maqueda 157, fino al 4 febbraio: il lunedì e martedì dalle 9.30 alle 13.30, da mercoledì a domenica dalle 10 alle 17.

Uscendo dalla sala, resta addosso una sensazione precisa: quelle mappe, pur continuando a chiamarsi come prima, non sono più le stesse. Come la nave di Teseo dopo l’ennesima sostituzione di tavole, come l’Archivio stesso dopo l’ingresso di questi arazzi, anche il nostro modo di pensare il territorio esce dall’esposizione leggermente cambiato. È ancora il mondo che conoscevamo – ma ricamato con i fili di tutte le storie che le carte avevano preferito non raccontare.

foto di Claudia Scavone

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