Mercoledì 29 aprile alle ore 18.00, presso la Facoltà di Lettere dell’Università della Romania di Cluj-Napoca, si terrà la conferenza “Victor Ducrot – Interprete del Liberty”, un appuntamento che accende i riflettori su una figura decisiva della Palermo moderna e su una delle stagioni più alte della sua vicenda artistica e civile.
L’iniziativa nasce all’interno del corso di Letteratura postmoderna e contemporanea frequentato dagli studenti del secondo anno, che hanno studiato il romanzo Je suis Ducrot di Francesco Teriaca, pubblicato da Ex Libris nel 2019, insieme ad autori come Umberto Eco, Italo Calvino, Elsa Morante e Alessandra Sarchi. A conferire ulteriore rilievo all’incontro è il patrocinio del Consolato Onorario d’Italia, nella persona del Console Massimo Novali.
Al centro della conferenza vi è Vittorio Ducrot, imprenditore di successo, uomo colto, creativo, visionario, interprete di una Palermo che, tra Otto e Novecento, seppe pensarsi europea senza smarrire la propria identità. In lui si intrecciano industria, gusto, organizzazione, intelligenza pratica e sensibilità culturale. Non fu soltanto un protagonista dell’economia cittadina, ma una figura capace di incarnare uno spirito del tempo: quello di una città aperta, elegante, produttiva, animata da famiglie straniere che portarono con sé capitale, idee, cultura e una diversa idea di modernità.
È proprio questa la materia narrativa di Je suis Ducrot, romanzo storico di forte impianto evocativo, nel quale Palermo si impone come vera coprotagonista. La vicenda di Ducrot si muove dentro una città in fermento, abitata da famiglie inglesi, francesi e tedesche, dai Whitaker agli Ingham, fino agli stessi Ducrot, che contribuirono a trasformare Palermo in un crocevia di lavoro, manifattura, arte e progresso. Il titolo del libro, con quella sua dichiarazione d’identità in lingua francese, richiama le origini d’oltralpe della famiglia e restituisce il clima cosmopolita della città di allora, quando il francese era lingua dell’élite, dei commerci, delle professioni e della cultura.
Nel romanzo, Vittorio Ducrot emerge come un uomo formato dallo studio, affinato da un contesto internazionale, ma soprattutto dotato di un talento imprenditoriale raro: quello di trasformare il lavoro in visione e la produzione in qualità. Il suo percorso si intreccia con la storia familiare, con i passaggi generazionali dell’azienda, con le disavventure private e con l’ascesa pubblica che lo porterà a ricoprire ruoli di primo piano nel mondo industriale e istituzionale. Attraverso la sua vicenda, Teriaca restituisce il ritratto di un’epoca in cui Palermo produceva bellezza.
Ed è qui che il discorso si allarga naturalmente al Liberty, che a Palermo trovò una delle sue espressioni più intense e riconoscibili, come forma complessiva del vivere civile: architettura, arredi, oggetti, manifatture, disegno industriale ed eleganza urbana. Una cultura della forma che ebbe nei Basile, padre e figlio, i suoi interpreti maggiori, e che trovò negli stabilimenti Ducrot uno dei luoghi in cui arte e industria riuscirono davvero a parlarsi. Non è un caso che il nome Ducrot sia legato non solo agli arredi e alle arti applicate, ma anche a realizzazioni di altissimo livello tecnico e industriale, fino alla produzione di idrovolanti per la Marina e agli interni di prestigiose navi. In quella stagione, la fabbrica non era soltanto luogo di produzione: era anche spazio di organizzazione moderna, di specializzazione del lavoro, di attenzione ai dipendenti, secondo una visione avanzata per il tempo, pur dentro i limiti del paternalismo industriale.
Il romanzo di Teriaca ha il merito di riportare tutto questo dentro una forma narrativa accessibile e solida. Rimette in circolo una figura che ha inciso concretamente sull’immaginario e sulla crescita della città, e lo fa raccontando insieme l’uomo, la famiglia, l’impresa e il paesaggio urbano. Tornare a Ducrot, oggi, significa tornare a una Palermo che sapeva immaginare, costruire, esportare e innovare. Una Palermo che non si chiudeva in se stessa, ma dialogava con l’Europa e ne assorbiva gli impulsi migliori.
Francesco Teriaca, autore del romanzo, è uno scrittore e studioso che da anni intreccia narrativa, storia e identità siciliana. Nato ad Alia nel 1958, ha completato a Palermo gli studi in Scienze politiche e Storia contemporanea. Nel suo percorso letterario e saggistico ha mostrato un’attenzione costante per la memoria storica, per il tessuto sociale dell’Isola e per quei personaggi che hanno lasciato un’impronta forte nella vicenda siciliana. Tra i suoi lavori figurano, oltre a Je suis Ducrot, anche Croce di Pietra, Fontanamurata, I segreti del lago del Principe, I Costanza, Delitto alla Gurfa, I Signori dell’Acqua e Agguato all’ora sesta, accanto a volumi di taglio storico dedicati alla città di Palermo e al suo mondo del lavoro.
La conferenza di mercoledì 29 aprile a Cluj-Napoca si annuncia quindi come un momento di particolare rilievo culturale. Non solo perché porta la storia di Palermo in un contesto universitario internazionale, ma perché lo fa attraverso un intreccio fertile tra letteratura, biografia, storia economica e storia dell’arte. In tempi in cui spesso si raccontano le città per stereotipi, riportare al centro una figura come Ducrot significa rimettere a fuoco un’altra immagine di Palermo: colta, industriale, raffinata ed europea.


