Nei giorni scorsi si è riaperto un dibattito “cchiù vecchiu ra cucca” un modo di dire che significa, più o meno, una discussione antica quanto il mondo.
Tutto è tornato alla ribalta perché le gemelle Alice ed Ellen Kessler, icone degli anni ’70 e ’80, hanno deciso di porre fine alla loro vita terrena. Una vita intera vissuta insieme e insieme hanno scelto di andarsene. Che donne speciali, davvero.
La notizia, vista la loro notorietà, ha fatto il giro del mondo riportato ampiamente dai media e dai social. Anche perché in Germania, dove risiedevano, l’eutanasia è consentita entro precise condizioni. Da noi invece, come ricordiamo bene, è tuttora un reato (art. 579 del Codice Penale).
In Italia non esiste una legge specifica sul fine vita: il tema è regolato dalla Legge 219/2017 e dalla sentenza della Corte Costituzionale 242/2019.
La Legge 219 riconosce il diritto di rifiutare le terapie e prevede la sedazione profonda per chi non può più esprimersi. La Corte Costituzionale ha poi aperto al suicidio medicalmente assistito, ma solo in casi molto specifici: malattia irreversibile, sofferenze insopportabili e richiesta consapevole del paziente.
E i nostri parlamentari?
Beh… chiosano.
In Parlamento esistono proposte di legge, bozze, abbozzi, tracce, tentativi e ombre. Le commissioni Giustizia e Affari Sociali del Senato hanno perfino approvato un testo per disciplinare l’aiuto alla morte volontaria, in linea con la Consulta. Ma tutto è lì, sospeso, a prendere polvere.
Esistono anche proposte popolari, come quella dell’Associazione Luca Coscioni, “Liberi Subito”, portata in giro per l’Italia.
A oggi solo Sardegna e Toscana hanno approvato una legge regionale sul fine vita. Il resto del Paese aspetta. E aspetta che aspetta, ma cosa aspetta?
Il comportamento dei nostri legislatori rappresenta un ritardo ingiustificabile.
Le remore? Sempre le stesse: opposizione morale e religiosa, timori etici, paura di abusi, la tutela dei soggetti fragili, il timore che i medici si ritrovino obbligati a fare ciò che non vogliono.
Aggiungiamo la cronica incapacità dei partiti di trovare un accordo e la frittata è servita.
Una delle più grosse remore sta proprio in cosa dice la religione Cristiana. La tradizione cattolica condanna l’eutanasia, ritenendola moralmente inaccettabile. La vita è un dono sacro di Dio: “Dio dà la vita e solo Dio può toglierla”.
Però la Chiesa fa una distinzione netta: interrompere trattamenti sproporzionati, o usare analgesici che alleviano il dolore anche se possono anticipare la morte, è permesso. L’intenzione è ciò che conta.
Molti parlamentari si trincerano appunto, dietro la dottrina cattolica.
Come direbbe Totò: “Ma mi faccia il piacere!”
Molti di questi “paladini della morale cattolica”, ricordiamolo, hanno divorzi multipli, figli sparsi per il mondo, convivenze, matrimoni lampo… Insomma, non proprio irreprensibili testimonial di rigore religioso.
E quindi?
E nenti. Sti… (meglio che mi censuro) continuano a crogiolarsi dietro un muro di cartone, fatto di comode scuse e rinvii.
E il popolo italico, come la pensa in merito?
Sondaggi condotti da diverse fonti, tra cui IZI S.p.A., nel 2024, indicano che la maggior parte degli italiani (circa il 73-75%) è favorevole a una legge sul fine vita, trasversalmente agli orientamenti politici.
Gli elettori chiedono e i parlamentari fanno finta di non sentire.
Ma siamo proprio sicuri che l’eutanasia non venga già praticata “zittu iu e zittu tu”, cioè in silenzio assoluto e senza clamori?
Io la provocazione l’ho lanciata: qualcuno la raccoglierà?
Ho i miei dubbi.
Ma speriamo che, prima o poi, qualcuno riesca ad aprire le coscienze e che questi signori approvino ciò che i loro stessi elettori chiedono da anni.


