domenica, 16 Maggio 2021
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Era ora che riprendessi a scrivere

Il ritorno alla mia rubrica "A modo mio", che avevo tralasciato da troppo tempo

Il mio amico Ninni un giorno della scorsa settimana, mi chiama al cellulare, io vedo sullo schermo in suo nome e mi dico “solita telefonata periodica per sapere come stai”. Ma questa volta la telefonata da subito piglia un’altra piega, il mio amico esordisce: “Pippo da quanto tempo non scrivi qualcosa per la tua rubrica “A modo mio“, sul Giornale Cittadino Press?”

Io spiazzato, non ho saputo subito cosa rispondere, borbotto qualcosa confusamente “ehm” per riflettere un po’, e rispondo: “veramente, veramente non me lo ricordo, ma sicuramente avi assai”. Lui prontamente “e allora cosa aspetti a scrivere qualche pezzo, la rubrica langue”.

“Per la verità – dico io -, in questo momento buio della mia vita terrena, come sai sto attraversando un periodo, definiamolo depressivo, mi siddia puro a siddiarimi, sono diventato apatico e lagnuso non mi va di fare niente, me ne sto quasi tutto il giorno sul mio divano preferito, infatti il cuscino ha preso la forma del mio delicato sederino, e sonnecchio tutto il giorno cercando invano di non pensare, ma non ci riesco, sono troppi i perché che mi chiedo e ai quali non so darmi nè risposta nè pace. Mi alzo solo per il pranzo e la cena e per dare da mangiare ai miei figlioletti canini e per andare a letto” rispondo prontamente.

Lui: “Pippo ti devi dare una scossa, non puoi continuare così, te ne devi fare una ragione e reagire, certo ti conosco bene, per il tipo che sei, troppo sensibile, mi rendo conto che non è facile, non gliela devi dare vinta, così fai il loro gioco, svegliati, datti da fare. Ecco, un buon motivo è scrivere qualche pezzo, perché non scrivi del tuo attuale stato, anche in funzione del periodo che stiamo ancora attraversando?”

Poi aggiunge: “sul palermo calcio non scrivi una mini cronaca tra il serio e il faceto degli incontri della squadra della nostra città?”. Io: “si, ma non sai lo sforzo che compio per scrivere il pezzo, quello è un impegno che mi sono preso e cerco di portarlo a termine, anche se ogni volta l’impresa è ardua”.

“Sforzati un altro tantinello e pubblica qualcosa sulla tua rubrica. Dai che ce la puoi fare”.

Ci rifletto e con il mio tempo rispondo: “ti farò sapere”, risposta di circostanza per prendere tempo, e lui da buon amico, conoscendomi e soprattutto capendomi risponde “mi raccomando pensaci bene e non perdere tempo a decidere, fai il bravo”. Prontamente rispondo: “e pi essiri troppu bravu a pighiu sempri dà, con l’accento sulla a, essere troppo buono e accondiscendente ti porta, come sai bene, ad essere ritenuto un fesso”, “hai perfettamente ragione” risponde lui. Poi seguono i saluti di rito.

Oggi sono stato da uno dei medici che mi seguono nelle mie traversie, e poi dicono che i medici non servono a niente, mi ha spronato a reagire, piano piano a tornare alle mie vecchie abitudini, continuando così non va bene rischio troppo, e perché poi, per un motivo ‘X’, certo non banale, ma non ne vale la pena. Prima o dopo dovrò prendere di petto il motivo per cui mi sono ammalato.

Ed eccomi qua, che sto provando a scrivere qualcosa, certo non è il solito pezzo scanzonato, ma è piuttosto serioso, che mi riguarda in prima persona.

Cosa posso aggiungere di altro, avrei tante cose da dire, ma cari lettori non vi voglio annoiare, argomenti ve ne sono a iosa come ad esempio: che questo è il secondo anno che passiamo in solitudine per colpa di questa maledetta pandemia, che è peggiore di una guerra mondiale, perché almeno in quest’ultima conosci chi è il nemico. Ancora non sappiamo bene come affrontare e “distruggere”, o almeno tenere a bada, questo nemico, anche perché è subdolo ed invisibile. Questa, molto probabilmente, sarà la trattazione del mio prossimo pezzo.

Per concludere, per non tediarvi troppo, cosa posso dire? Che certe volte, non ti aspetti che persone che stimavi e che sembravano apprezzarti ti colpiscano in questo modo, non si finisce mai di scoprire la vera natura dell’essere umano.

Alla prossima.

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