Disabilità e tutele giuridiche: il cammino verso l’inclusione a quarant’anni dalla legge sull’integrazione

Relatori del Convegno su disabilità e tutele giuridiche
Relatori del Convegno su disabilità e tutele giuridiche

La tutela giuridica delle persone con disabilità e inclusione sociale sono le tematiche al centro dell’incontro intitolato “I quarant’anni della legge 517/1977. L’integrazione dei disabili in cammino verso l’inclusione“, promosso da AIGA Palermo (Associazione Italiana Giovani Avvocati), che si è svolto questa mattina, all’interno dell’Aula Magna della Corte d’Appello (Tribunale) di Palermo

«La libertà è il fondamento sul quale gira l’Universo – ha affermato Francesco Greco, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Palermo – e la si può ottenere solo attraverso l’affermazione del diritto e la riaffermazione della democrazia». La libertà intesa come diritto supremo e garantito ad ogni essere umano, in questo contesto, ha assunto un valore ancora più ampio ed importante: quello dell’integrazione e dell’inclusione sociale delle persone con disabilità, i cui diritti devono essere riconosciuti e garantiti al pari di quelli dei “normodotati”.

Per l’avvocato Massimo Rolla, del Foro di Perugia, membro del Dipartimento Diritto Sportivo della Fondazione AIGA “Tommaso Bucciarelli”: «Ancora oggi non si parla abbastanza di tutela dei diritti delle persone con disabilità perché nessuno sa che esistono delle leggi apposite e questo, molto spesso, dipende dalla mancanza di “cultura del diverso”: ancora troppe persone temono ciò che è diverso da loro non tenendo conto del fatto che questa diversità può rappresentare una risorsa senza generare paura».

La legge 517 del 1977 è stata un punto di svolta, una rivoluzione giuridica ed etica nell’ambito dell’integrazione delle persone con disabilità all’interno del tessuto sociale e della società, ma ancora molto c’è da fare, non tanto a livello giuridico e legislativo bensì a livello culturale, comunicativo, strutturale, con l’abbattimento delle barriere architettoniche, ed economico per la fornitura delle attrezzature quali carrozzine, protesi e altri presidi.

«La giurisprudenza italiana – ha affermato Massimo Rolla – prevede tutte le norme necessarie per la tutela dei diritti delle persone con disabilità ed è molto avanti rispetto ad altri Paesi in questo senso, però, rallenta molto in fase di applicazione e messa in atto delle stesse norme. Occorre rendere le norme effettivamente efficaci e sensibilizzare la collettività, a partire dalle famiglie e dalle scuole, alla disabilità come forma di arricchimento e non come “qualcosa di cui vergognarsi” perché le persone con disabilità non sono un mondo a parte, ma sono parte del mondo».

Un focus importante è stato fatto anche sui “caregiver” , poiché anche loro, in quanto persone che si prendono cura di altre persone, affette da particolari patologie, togliendo tempo alla propria vita, necessitano di particolare attenzione a livello normativo e di tutela dei propri diritti

Fondamentale per le persone affette da disabilità è lo sport, attività che permette loro di sviluppare le proprie “abilità” attraverso quattro azioni importantissime: forza di volontà, rieducazione, relazione e sicurezza coadiuvate dagli operatori sportivi quali fondazioni, CONI, CIP (Comitato Italiano Paralimpico), ONLUS, Associazioni sportive dilettantistiche.

A questo proposito, sono intervenuti Gaspare Ganci, componente commissione nazionale scuola del CIP e formatore nazionale, e Giulio Polidoro, formatore ed esperto nel settore della disabilità intellettiva FISDIR (Federazione Italiana Sport Disabilità Intelletiva e Relazionale), impegnati quotidianamente nelle attività sportive con persone con disabilità intellettivo-relazionali: «La prima forma di inclusione – ha spiegato Gaspare Ganci – avviene tra i banchi scuola, quando i ragazzi con disabilità si relazionano con i compagni normodotati. Il rapporto, tra ragazzi normodotati e non, è molto più importante rispetto a quello con l’insegnante perché stimola il movimento e l’interazione».

Abbiamo incontrato Giulio Polidoro, al quale abbiamo chiesto se il numero di tecnici professionisti specializzati in disabilità intelletivo-relazionali in Sicilia è sufficiente a coprire il numero di richieste da parte dei cittadini: «Effettivamente, il numero di richieste, è maggiore rispetto agli operatori formati anche perché alcuni sono formati solo in determinate categorie. Ci sono almeno 15 società sportive che hanno tra i 10 e i 20 tesserati – ha proseguito Polidoro – a fronte di un’altissima richiesta. Nel nuoto – ha continuato il tecnico – sono circa 30 i ragazzi che fanno attività agonistica a Palermo, mentre sono molti di più a livello regionale e, per il 2019, prevediamo di fare attività di formazione per nuovi tecnici».

Abbiamo poi chiesto al tecnico in che modo, le leggi attualmente in vigore, possano essere davvero efficaci per la tutela dei diritti dei ragazzi con disabilità: «Bisogna partire, innanzitutto, dal migliorare le condizioni delle strutture sportive perché gli impianti comunali sono ridotti davvero malissimo, stanziare fondi per creare anche piccole strutture per svolgere le diverse attività e, infine, snellire la burocrazia e ridurre i tempi delle richieste, oggi fissate tra i 6 e gli 8 mesi».

Al convegno hanno partecipato anche Giuseppe Miria, presidente AIGA Palermo, Arianna Basile, presidente Club Rotaract Palermo, Michela Ferraro, presidente ELSA Palermo, Filippo Costanza, coordinatore Dipartimento Diritto Sportivo Fondazione AIGA “Tommaso Bucciarelli”, Giovanni D’Aiuto, presidente U.I.L.D.M. (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), Gaspare Majelli, consigliere nazionale FISDIR, e i ragazzi di alcuni licei palermitani.

 

 

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