Cosa c’è dietro la balconata?

Nella foto ai due estremi le due torri di avvistamento

Sembra che nel titolo abbia voluto ricordare un noto film di qualche annetto fa del grande Hitchcock , in effetti diciamo che ne ho preso spunto.

Allora dietro la balconata cosa c’è?

Dietro la balconata c’è un panorama mozzafiato, un mare stupendo, una spiaggia di ciottoli favolosa, più su un borgo medioevale, con le sue due torri di avvistamento, l’una in prossimità della riva (la cui funzione era quella per l’avvistamento di probabili incursioni piratesche, detta appunto torre di avvistamento), l’altra su un cocuzzolo (adibita a trasmettere con segnali di fumo, verso l’interno del territorio, l’avviso ricevuto dalla torre di avvistamento, detta torre di trasmissione) e sullo sfondo i monti che contornano un meraviglio e noto golfo.

E tu sdraiato su un lettino da mare con il piede destro fasciato, pulsante e dolorante nello stesso tempo, nonché bello gonfio. Vacanze finite? Ti chiedi. “Ma no” ti rispondi, almeno così ti piace pensare.  Ma questo non lo sai, hai provato a camminarci ma il dolore è troppo acuto e l’equilibrio non è stabile, dopo pochi passi ti sei stancato e quindi a sederti sei tornato. ‘Ntalé a rima fici, meno male che il buon umore non si è intaccato, nanitra rima fici, “chi sugnu poetico oggi”. “Pazienza” mi sono detto, la vacanza va avanti, speriamo che nei prossimi giorni il piedino vada meglio, il balsamo e il ghiaccio per adesso mi fanno compagnia, siamo diventati una cosa sola, non mi vogliono lasciare.

Guardo il mare, una tavola, anche se la spiaggetta qua sotto casa è un po’ affollata, alla facciaccia del distanziamento, invidio quelle persone che stanno facendo il bagno, compreso i miei cari che per spirito di appartenenza volevano rinunciare per me ad andare a mare. Col cuore rotto, non lo dite alla mia cardiologa altrimenti mi ricovera, li ho dispensati, “ma andate pure cari, non vi preoccupate per me” gli ho detto, “appena starò meglio andremo tutti assieme” ho aggiunto.

Adesso osservo le varie imbarcazioni che solcano il mare, c’è chi va in una direzione, c’è chi va nella direzione opposta, poco fa due di esse poco ci voleva e si scontravano, “i soliti natanti della domenica” mi sono detto. Ma riflettendo oggi non è domenica, ed allora? E’ un modo di dire, internazionalmente riconosciuto, n a t a n t i  d e l l a  d o m e n i ca, mi ripeto scandendo le parole, ma tanto chi mi sente sono solo soletto.

Adesso sta passando un bialbero, quanto è bello, quasi quasi invidio le persone a bordo che sicuramente si staranno divertendo molto. Va bella leggera sospinta da un venticello che fanno incoppare le vele e la fanno andare spedita.

Noto tra le varie imbarcazioni le scie che lasciano sull’acqua, alcuni muovono una certa quantità di acqua, mentre altri come il catamarano che è passato ieri, sembra non produrre nessun spostamento. I primi producono qualche onda che piano piano, anche se smorzata raggiungerà la riva, mentre gli altri non producono quasi niente.

Alzando lo sguardo, vedo nelle vicinanze, varie villette immerse nel verde, e più sopra, su una collinetta noto il borgo che dà il nome alla contrada. Sopra il borgo intravedo delle costruzioni moderne che rompono l’armonia del posto, peccato, sicuramente senza di esse il panorama sarebbe migliore. Evito di pronunciarmi in merito che è meglio, molto meglio.

Lo sguardo continua a vagare e tra la vegetazione intravedo altre costruzioni a mo’ di residence, insomma la natura di questo posto è stata più volte violata, mi ripeto “peccato”.

A questo punto i miei pensieri vanno indietro nel tempo quando da ragazzo, appena neo patentato in compagnia degli amici siamo venuti da queste parti, “che meraviglia” ci siamo detti. C’era solo il borgo, la nota tonnara e qualche casa rurale sparsa nel territorio. Poi che dire di quelle meravigliose calette, che abbiamo visto solo da lontano perché accedervi era abbastanza impervio, con il senno di poi, meno male che quei movimenti che negli anni ’80 lottarono per la nascita della riserva, riuscirono nel loro intento, diversamente non oso pensare cosa sarebbe diventata anche questa zona.

Peccato che in questo idillio tra me e la natura del posto, un mostriciattolo con il suo incedere e con il suo lavorio rompe il silenzio meraviglioso che sino a qualche istante prima si godeva, si sentivano sono il frinio di qualche cicala.

Alla prossima cari lettori, se andate al mare, in campagna o in qualsiasi altro posto dove ci sono altre persone, non dimenticate di adottare tutti gli accorgimenti del caso, non ci dimentichiamo che il covid ancora non è stato sconfitto.