Concorso Scuola 2016. Riflessioni e sensazioni dei docenti

Mancano ormai 13 giorni al termine delle iscrizioni al concorso scuola 2016, che ricordiamo scadere il 30 marzo 2016 alle ore 14 e tanti insegnanti al momento si trovano davanti a un grande dilemma: iscriversi o non iscriversi.

Il concorso a cattedre previsto dalla Buona Scuola ha carattere regionale e prevede tre bandi: uno per i docenti di scuola dell’infanzia e primaria, un secondo rivolto ai docenti della scuola secondaria di primo e secondo grado e infine un terzo per i docenti di sostegno e immetterà in ruolo quasi 64 mila insegnanti già dal prossimo settembre. Si tratta di un concorso innovativo che mira a selezionare i migliori docenti puntando sul merito, sul riconoscimento del percorso svolto e sulla qualità.

Un traguardo molto ambito e sperato ma allo stesso tempo tanto temuto. Si parla di 200 mila aspiranti che si cimenteranno a svolgere due prove: una scritta ( 6 domande a risposta aperta a computer based riguardante la parte metodologica e didattica e 2 in lingua straniera) e l’altra orale, in cui ogni partecipante in 45 minuti di tempo esporrà la propria simulazione di lezione.

Giornale Cittadino Press interessato a questa tematica così attuale e che coinvolge tantissimi docenti ha voluto analizzare la situazione facendosi raccontare i pensieri e gli stati d’animo di alcuni insegnanti.

“Il concorso lo farò – ci dice Maria Calogera Zito, docente di scuola primaria -. Il tempo è poco e c’è tanto programma da studiare, poi c’è la famiglia, il lavoro e gli impegni vari, ma questa è un’occasione che non mi posso lasciare sfuggire. Il ruolo in Sicilia: un sogno che spero possa diventare realtà”.

“Gli insegnanti di cui necessita il Paese ci sono: siamo noi supplenti che portiamo avanti le scuole – afferma Maria Albanese -. Siamo già stati selezionati da duri percorsi abilitanti, (TFA e PAS) abbiamo maturato tanta esperienza nelle scuole, è inutile un ulteriore concorso che dilapida il denaro pubblico. Non sono ancora noti i criteri di valutazione e persino le date. La soluzione per porre fine a questo vano delirio c’è: stabilizzare i docenti precari”.

Alessandra Matino dichiara: “Ho studiato e fatto sacrifici per conseguire la laurea. E ad oggi che ho un titolo non posso utilizzarlo per accedere al concorso perché non ho un’abilitazione, è normale tutto ciò? Io credo che sia inaudito! Non mi rispecchio in questo sistema”.

Ci auguriamo che il sistema scuola diventi eccellente e che gli insegnanti di oggi siano per i loro alunni un punto di riferimento educativo, formativo e di vita. Vogliamo, quindi, concludere con una citazione dello scrittore americano William Arthur Ward: “L’insegnante mediocre dice. Il buon insegnante spiega. L’insegnante superiore dimostra. Il grande insegnante ispira”.

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