HomearteChiude il 17 febbraio TERRITORIUM: carte e mappe di Soupama alle Officine Bellotti

Chiude il 17 febbraio TERRITORIUM: carte e mappe di Soupama alle Officine Bellotti

C’è un momento preciso in cui una mostra smette di essere semplicemente visitabile e diventa necessaria. TERRITORIUM di Cécile Donata Soupama, in corso alle Officine Bellotti, è entrata esattamente in questa fase. L’installazione site-specific chiude martedì 17 febbraio: gli ultimi giorni coincidono con il punto di massima intensità poetica, politica e sensoriale dell’opera.

Inserita nel programma di Wall of Sounds 2025 / VII edizione – “territorium/territori”, e a cura di Federica Fruttero, TERRITORIUM trasforma lo spazio in un paesaggio attraversabile fatto di carte, pigmenti, segni, suono e sospensione.

Il nucleo concettuale del progetto è Orbis terrae, una delle ricerche più autobiografiche dell’artista. Le orbis terrae erano le mappe medievali che rappresentavano il Mediterraneo come un cerchio attraversato da una “T”, simbolo delle acque che separavano i tre continenti allora conosciuti: Europa, Africa, Asia. Tre continenti che, per Soupama, non sono astrazione geografica ma esperienza vissuta: luoghi in cui è nata, ha viaggiato, ha abitato, da cui trae le proprie origini.

Cécile Donata Soupama ha attraversato Algeria, India, Francia, Cina e Italia, nutrendosi di lingue, idiomi, cromie, alfabeti differenti. Il suo approdo in Sicilia – spesso definita “l’ombelico del Mediterraneo” – assume un valore simbolico e reale: l’isola diventa lo specchio di una identità errante. Orbis terrae diventa così racconto collettivo: la storia di un’umanità in esilio che attraversa un mare indicato già nelle mappe medievali come clima torride, territorio impraticabile, oggi come allora carico di speranza e tragedia.

Nei polittici presentati, ogni opera è composta da tre parti: tre stazioni di un racconto universale. Dal soffitto scende una moltitudine di ex-voto: una fascia continua e densa di preghiere poliglotte in greco, sanscrito, francese e latino. A dialogare con queste presenze sospese è il contributo sonoro di Alessandro Librio, fatto di rumori, suoni e vibrazioni.

All’interno di questo impianto, il lavoro di Soupama si colloca con forza nel dibattito contemporaneo sull’uso della carta come materia artistica. Il confronto artistico, che chi scrive trova inevitabile, è quello con Emilio Isgrò: se Isgrò lavora sulla sottrazione e sulla cancellatura del testo per denunciare il potere del linguaggio e l’eccesso di informazione, Soupama procede per accumulo e stratificazione. La sua non è una cancellazione del senso, ma una sua dispersione vitale.

Più vicino, a mio avviso, è il rapporto con Christian Boltanski, per l’uso dell’archivio e della memoria anonima, anche se qui la memoria non è lutto o assenza, ma movimento continuo.

TERRITORIUM si inserisce così con coerenza e forza nel percorso di Wall of Sounds, festival che da sette edizioni indaga le relazioni tra arti visive, suono, spazio e corpo. Un progetto che, sotto la direzione artistica di Gaetano La Rosa, ha costruito negli anni una grammatica rigorosa e necessaria per leggere il presente senza semplificarlo.

Il festival è realizzato dall’Associazione Dionysus con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Palermo e dell’Assessorato regionale Turismo Sport Spettacolo, con il supporto della Fondazione Orestiadi, del Goethe-Institut Palermo, dell’Instituto Cervantes Palermo, del Centro Sperimentale di Cinematografia – Sede Sicilia e della Fondazione studio_rizoma_, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario Spazio Etnoantropologico e Archivio Cittadino, Palermo Città che Legge e l’Associazione culturale En virtudes.

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