Le albicocche, il sangue e quarant’anni di domande: Monreale riapre la memoria della strage di via Scobar

MONREALE – Le albicocche erano state raccolte in campagna da Giuseppe Bommarito e consegnate al capitano Mario D’Aleo. La sera del 13 giugno 1983 finirono sull’asfalto di via Scobar, a Palermo, accanto ai corpi di tre carabinieri assassinati. Il profumo della frutta e l’odore del sangue rimasero uniti in un’unica immagine: la normalità di una giornata di lavoro cancellata in pochi secondi dalla violenza mafiosa.
Da quella scena prende il titolo Albicocche e sangue, il libro che la dottoressa Francesca Bommarito ha presentato ieri, venerdì 31 luglio, nel Chiasso Beato Pino Puglisi di Monreale, durante il terzo e ultimo appuntamento della seconda edizione di Chiasso d’Arte.
Una conclusione nel segno della memoria civile per la rassegna ideata e curata da Claudia Scavone e organizzata dall’Associazione Culturale Festina lente, con il patrocinio gratuito della Città di Monreale, in collaborazione con l’Auser Circolo Biagio Giordano, presieduto da Biagio Cigno, e la poetessa Maria Sapienza.
Il libro racconta la strage nella quale furono uccisi il capitano Mario D’Aleo, comandante della Compagnia dei Carabinieri di Monreale, l’appuntato Giuseppe Bommarito e il carabiniere Pietro Morici. Ma soprattutto ricostruisce ciò che, per decenni, è rimasto ai margini della narrazione pubblica: il ruolo investigativo di Giuseppe e la ragione per cui anche lui, e non soltanto il suo comandante, doveva morire.
Francesca Bommarito è medico, psichiatra e psicoterapeuta. Collabora con le scuole e con l’Arma dei Carabinieri in progetti rivolti ai giovani, nei quali racconta la storia del fratello e degli altri servitori dello Stato assassinati dalle mafie. Porta con sé oltre quarant’anni di ricerche, documenti, colloqui, atti processuali e domande rimaste a lungo senza risposta.
Giuseppe Bommarito fu colpito per ultimo, alle spalle, con la lupara. Non con le armi utilizzate contro Mario D’Aleo e Pietro Morici. Nel simbolismo mafioso, secondo la ricostruzione condotta dall’autrice, quella scelta poteva assumere il carattere di una punizione e di un marchio infamante: la volontà di chiudere definitivamente la bocca a un uomo ritenuto responsabile di avere trasmesso informazioni e collaborato alle indagini.
Per anni fu ripetuto che Giuseppe si trovava su quell’automobile “per caso”, soltanto perché accompagnava il capitano. La ricerca della sorella ha restituito un’altra storia. Bommarito aveva lavorato a stretto contatto con Emanuele Basile, assassinato a Monreale il 4 maggio 1980, e dopo la sua morte aveva consegnato a Mario D’Aleo la propria conoscenza delle famiglie mafiose, del territorio e delle relazioni che tenevano insieme criminalità, economia e pezzi delle istituzioni. Era, in sostanza, una memoria investigativa della caserma di Monreale.
Tra i documenti recuperati da Francesca Bommarito figura anche una nota di servizio redatta dal fratello. Un tassello che ha contribuito a incrinare la versione della vittima casuale e a ricostruire la continuità tra il lavoro investigativo di Basile e quello successivamente portato avanti da D’Aleo.
Nella ricerca, Francesca Bommarito è stata aiutata da carabinieri, magistrati e ufficiali dell’Arma. Ha inoltre ricordato il contributo dei giornalisti Salvo Palazzolo e Attilio Bolzoni nel reperimento e nella consultazione dei documenti conservati presso il Tribunale di Palermo.
La sua non è stata soltanto un’indagine documentaria. È stato un corpo a corpo con il dolore, con le omissioni, con le risposte parziali e con la sensazione che la morte del fratello stesse scomparendo dietro la formula comoda che era lì per caso.
Ad aprire la manifestazione è stato Rosario Lo Cicero Madè, giornalista pubblicista e presidente dell’Associazione Culturale Festina lente. Ha ringraziato l’Amministrazione comunale e l’assessore all’Istruzione Patrizia Roccamatisi, che nel suo intervento ha posto l’accento sul valore educativo di incontri da portare anche nelle scuole, affinché la memoria non rimanga confinata nelle ricorrenze ufficiali ma diventi materia viva di educazione civica.
Lo Cicero Madè ha salutato l’Associazione Nazionale Carabinieri, l’Auser Monreale – Circolo “Biagio Giordano”, l’attore Totò Borgese, la figlia di Vincenzo Agostino e sorella dell’agente Nino Agostino, ucciso insieme alla moglie Ida Castelluccio, e i rappresentanti dell’Arma: il maresciallo Antonio La Rocca, comandante della Stazione dei Carabinieri di Monreale, e il tenente Chiara Antoniol della Compagnia locale.
Presenti anche Giuseppe Giaconia di Migaido, l’ex sindaco e dirigente scolastico Stefano Gorgone ed Enzo Ganci, responsabile del Comitato locale di Palermo dell’International Police Association.
A presentare l’autrice e i relatori è stata Claudia Scavone, ideatrice e curatrice della rassegna. È stata lei a spiegare perché questo libro dovesse essere presentato proprio nel Chiasso Beato Pino Puglisi, su suggerimento del presidente dell’Auser di Monreale Biagio Cigno.
Il luogo, a pochi passi dal Duomo, è il risultato di una battaglia durata quasi vent’anni, condotta da Scavone, da Rosario Lo Cicero Madè e dall’Associazione Culturale Festina lente per sottrarre l’antico Chiasso Procida all’incuria, renderlo area pedonale, intitolarlo al sacerdote assassinato a Brancaccio e trasformarlo in uno spazio nel quale produrre cultura.
Scavone ha ricordato le difficoltà incontrate per ottenere la riqualificazione, l’intitolazione e la collocazione dell’opera di Pippo Madè dedicata al Beato Pino Puglisi. Nel raccontare quelle fatiche, la voce si è incrinata. Non era soltanto il bilancio di un’attività associativa: era la misura concreta di quanto possa essere difficile modificare anche un piccolo frammento di città.
La frase di Puglisi, «E se ognuno fa qualcosa», è diventata il fondamento ideale dell’intero progetto. A essa si sono affiancati il pensiero di Michele Pantaleone, il richiamo a Gesualdo Bufalino — «La mafia sarà vinta da un esercito di maestre elementari». Un’idea quella di proporre una rassegna letteraria in questo spazio, condivisa con l’Amministrazione Comunale per opporre alla bruttura del degrado, della violenza e della sopraffazione la possibilità di costruire bellezza e comunità.
La curatrice ha ringraziato Francesco Teriaca, presente all’incontro e protagonista, lo scorso 10 luglio, dell’apertura della seconda edizione con Je suis Ducrot. Un ringraziamento è stato rivolto a Nicola Giacopelli, in rappresentanza dell’Accademia Siculo-Araba-Normanna, che il 24 luglio aveva conferito un diploma a Francesco Cusa durante la presentazione di Rime Sboccate.
Anche Francesca Bommarito ha ricordato di avere ricevuto dall’Accademia un riconoscimento per l’attività svolta nelle scuole e per il lavoro dedicato alla legalità e alla memoria del fratello.
La rassegna ha così composto un percorso apparentemente eterogeneo — narrativa, poesia, musica e memoria giudiziaria — ma tenuto insieme dalla stessa idea: la cultura come spazio nel quale una comunità può conoscersi, discutere e sottrarsi all’indifferenza.
Il momento più duro è arrivato con la testimonianza personale di Rosario Lo Cicero Madè. La sera del 13 giugno 1983 si trovava in una piccola salumeria nei pressi di via Scobar. Udì gli spari. Il commerciante abbassò immediatamente la saracinesca. Quando Lo Cicero Madè tornò in strada, vide i corpi dei tre carabinieri appena assassinati.
Il suo racconto ha attraversato la lunga sequenza dei caduti nella guerra di mafia: Boris Giuliano, Emanuele Basile, Mario D’Aleo, Cesare Terranova, Gaetano Costa, Rocco Chinnici, Lenin Mancuso, Pio La Torre e Rosario Di Salvo, fino a Paolo Borsellino.
Basile era uscito da una mostra di Pippo Madè prima di essere assassinato nel corso di Monreale. Il ricordo ha commosso l’artista, presente all’incontro e legato personalmente al capitano. Madè ha raccontato la propria battaglia culturale, condotta insieme a Michele Pantaleone e al fianco delle forze dell’ordine. Una ricerca artistica portata nelle scuole, nelle istituzioni e anche all’estero, con l’obiettivo di rappresentare non la Sicilia piegata alla mafia, ma quella che si ribella, si riscatta e rifiuta di essere identificata con i propri carnefici.
Per questo impegno sociale attraverso l’arte, il Presidente Sergio Mattarella lo ha nominato Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
La poetessa Maria Sapienza ha ricostruito il contenuto del libro a partire dal titolo. Giuseppe è associato alla dolcezza del frutto, mentre il sangue introduce la violenza che spezza quella vita. Le albicocche cadono e scivolano sull’asfalto, come i corpi colpiti in via Scobar, e si macchiano di rosso. Ma un frutto contiene anche un seme. Il lavoro di Giuseppe, ha osservato Sapienza, continua a germogliare se la sua storia viene conosciuta, raccontata e consegnata ai giovani. È in questa trasmissione che la commemorazione cessa di essere rito e diventa memoria operante.
Quando ha preso la parola, Francesca Bommarito non ha nascosto la fatica del percorso. Ha raccontato il silenzio seguito alla strage, le risposte contraddittorie, la difficoltà di accedere agli atti, la diffidenza iniziale verso l’Arma e la necessità di distinguere le responsabilità individuali dall’aiuto ricevuto, negli anni, da carabinieri e ufficiali che hanno scelto di collaborare alla ricerca. Ha anche ammesso di essere stata inizialmente spaventata dall’idea di tornare a Monreale. Non si trattava di una città qualsiasi: era il luogo nel quale il fratello aveva lavorato, dove Basile era stato assassinato e da cui D’Aleo, Bommarito e Morici erano partiti per il loro ultimo viaggio.
L’incontro con Biagio Cigno, Rosario Lo Cicero Madè e Claudia Scavone l’ha convinta. Nel Chiasso Beato Pino Puglisi, ha detto, ha potuto tornare in quella città sentendosi finalmente accolta e serena.
L’onorevole Mario Giambona, intervenuto per portare il saluto del Parlamento siciliano, ha ricordato la funzione delle iniziative promosse da Festina lente e dall’Auser. Non mollare, continuare a parlare e conservare la memoria significa contrastare quel meccanismo di paura e rimozione sul quale le organizzazioni mafiose costruiscono una parte del proprio potere.
L’ex sindaco e dirigente scolastico Stefano Gorgone ha osservato che Monreale ha bisogno di manifestazioni di questa natura e che una parte ampia della cittadinanza ne condivide lo spirito e ne avverte la necessità.
Enzo Ganci, già comandante della Polizia municipale e responsabile del Comitato locale dell’International Police Association, ha collegato la missione educativa dell’organizzazione alle battaglie affrontate contro il degrado e l’incuria. Anche la cura di un luogo, ha ricordato, può essere un esercizio di legalità: significa opporre regole, responsabilità e partecipazione all’abbandono.
Alla fine dell’incontro, Pippo Madè e l’Associazione Culturale Festina lente hanno consegnato a Francesca Bommarito una stampa di L’Angelo della Giustizia, l’opera dell’artista collocata nella cappella gentilizia del giudice Paolo Borsellino, nel cimitero di Santa Maria di Gesù, per volontà della moglie Agnese.
Un’immagine consegnata a una donna che ha impiegato quarant’anni per dimostrare che suo fratello non era morto per caso.
Con Albicocche e sangue si è chiusa la seconda edizione di Chiasso d’Arte. Una rassegna gratuita, patrocinata dalla Città di Monreale, che ha trasformato un piccolo vicolo recuperato in un luogo pubblico di discussione.


















