Bias: Vettese, Kosuth e Putnam conversano su ‘Arte pubblica ed archittettura del limite’

Conversazione su 'Arte pubblica e architettura del limite' per Bias
Conversazione su 'Arte pubblica e architettura del limite' per Bias

Si è svolta sabato 23 giugno, all’interno della Sala Kounellis di Palazzo Belmonte Riso, la conversazione con Angela Vettese, Joseph Kosuth e James Putnam, sulle tematiche di  ‘Arte pubblica ed architettura del limite‘. Presenti all’incontro, oltre ai protagonisti del talk, anche Chiara Modica Donà dalle Rose, presidente WISH e direttrice della BIAS, e Valeria Li Vigni, direttrice e responsabile del Polo Museale Regionale di Arte Moderna e Contemporanea di Palazzo Belmonte Riso. Tre illustri esponenti ed esperti d’arte contemporanea nazionale ed internazionale che hanno amabilmente “chiacceherato” tra loro su arte, filosofia dell’arte e nuovi linguaggi espressivi che hanno caratterizzato il loro lavoro.

Valeria Li Vigni, Joseph Kosuth e James Putnam
Valeria Li Vigni, Joseph Kosuth e James Putnam

Angela Vettese da sempre appassionata di arte contemporanee, professore associato di Teoria e Critica dell’Arte Contemporanea e presidente onorario del Centro di documentazione Docva alla Fabbrica del Vapore di Milano, commentando alcune opere videoproiettate durante l’incontro, ha sottolineato la rilevanza delle opere di Kosuth per l’impatto che queste hanno avuto nel mondo (Louvre di Parigi,) e, in particolare, in Italia in città quali Napoli e Venezia.

«L’arte pubblica – ha affermato la Vettese – ha avuto un boom negli anni ’90/2000 e si è pensato potesse essere un “regalo” per la collettività,  ma più che un regalo, invece, è sempre stata una grande provocazione per stimolare la voglia di capire il significato di quell’opera, indipendentemente dal fatto che fosse un’opera d’arte».

Conversazione su 'Arte pubblica e architettura del limite' per Bias
Conversazione su ‘Arte pubblica e architettura del limite’ per Bias

Joseph Kosuth, è un’importante esponente dell’arte concettuale le cui opere, generalmente, sono volte ad esplorare la natura dell’arte, focalizzando l’attenzione su idee al margine dell’arte, piuttosto che produrre opere fine a sé stesse. La sua arte è molto autoreferenziale e, secondo quanto afferma lo stesso artista, l’arte “è qualcosa di sganciato dall’estetica e l’architettura è l’ambiente naturale in cui vive un’opera d’arte. L’oggetto non è più il centro dell’attenzione artistica ma è l’idea che ne sta alla base il cuore dell’interesse contemporaneo. Una delle sue opere più famose è One and Three Chairs, un’espressione visiva del concetto di “forma” di Platone. Molto importanti sono anche le opere realizzate con i neon che inizia ad usare perché interessato ai materiali per la segnaletica e per rimandare al mondo della pubblicità. Famosa fu la serie intitolate Ex libris (1990), composizioni al neon con brevi citazioni di scrittori noti, allestite in spazi pubblici metropolitani.

Conversazione su 'Arte pubblica e architettura del limite' per Bias
Conversazione su ‘Arte pubblica e architettura del limite’ per Bias

Le installazioni “italiane” hanno coinvolto da piazza del Plebiscito a Napoli, a quella all’Isola degli Armeni in Laguna, fino al neon che ha scandito la facciata della Fondazione Querini Stampalia di Venezia. L’ Italia è uno dei luoghi che ama di più, ha vissuto vent’ anni a Roma, e i suoi punti di riferimento sono Duchamp e Ad Reinhardt. La città di Venezia, che annovera tra le sue norme il divieto di utilizzo di insegne luminose nella città, ha accolto per la prima volta una installazione luminosa proiettata su un edificio storico in quanto opera d’arte. Venezia ben si sposa con l’arte concettuale di Kosuth.

Opera di Kosuth a piazza del Plebiscito a Napoli

Un altro caso emblematico di critica mossa all’artista americano fu quello di piazza del Plebiscito a Napoli: Kosuth aveva “ornato” la piazza con un brano luminoso tratto da “Etica e politica” di Benedetto Croce che sembrava essere direttamente rivolto a tutti i cittadini napoletani affinché ricordassero che il fine ultimo del comunicare agli altri la propria verità non è quello di imporre il proprio pensiero, ma quello di elevare la loro condizione, aiutandoli a raggiungere una verità più elevata. La sua “idea” fu ben poco tollerata dai “poteri”, ma venne molto apprezzata dai nipoti di Benedetto Croce che videro nel suo tributo un riconoscimento legittimo al proprio nonno.

James Putnam con Chiara Modica Donà dalle Rose

James Putnam è un curatore e scrittore indipendente che ha fondato il Programma di Arti e Culture Contemporanee del British Museum, di cui è stato anche curatore dal 1999 al 2003. Ha curato una serie, tutt’ora in corso, di progetti acclamati dalla critica con artisti contemporanei presso il Museo di Freud di Londra fra i quali Sophie Calle, Sarah Lucas, Tim Noble, Sue Webster e Mat Collishaw. È stato nominato curatore di Arte all’Arte 9, in Toscana, nel 2005, ha fatto parte del comitato ed è attualmente Senior Research Fellow, Mostre, presso la prestigiosa scuola di moda del London College of Fashion, Università delle arti di Londra.

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