Bias: Inaugurato il Padiglione Filosofico con l’opera di Solveig Cogliani ed altri artisti

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È  stato inaugurato ieri, 30 maggio, presso il Baglio Florio, conosciuto anche come Baglio Ingham, a Campobello di Mazara, sede del Padiglione Filosofico, l’opera di Solveig Cogliani intitolata “Heaven’s Gate” (“La porta del Paradiso“). Presenti all’evento, oltre all’artista Solveig Cogliani, Chiara Modica Donà dalle Rose, Presidente WISH e Direttrice BIAS, Claudio Sammartino, commissario dello Stato per la Regione Siciliana e Prefetto, Enrico Caruso, direttore del Parco di Selinunte e Sovrintendente per i Beni Culturali e Ambientali di Trapani, Giuseppe Castiglione, sindaco di Campobello di Mazara.

Diverse le opere esposte, già presenti, sempre per BIAS, alla Cappella dell’Incoronazione a Palermo ed altre inedite che hanno concorso al Bando della BIAS nell’estate del 2017. In particolare,  la Porta di Solveig Cogliani che sposa perfettamente l’intento di quest’anno di BIAS, e la stessa artista dichiara di “lasciare spazio ad uno spazio intimo, quasi spirituale…. Ed i cancelli, così come le porte, sono un passaggio tra dimensioni diverse”.

Accanto a lei, altri artisti presenti con le loro opere, quali: Rosalia Marchiafava, Angela Vettese, Michela Sichera,Vincenzo Muratore, Sonia Ros, Alessandro Ferrara, Marie Malherbe, Vittorio Buset, Francesco Topazio, Antonio La Colla, Rosa Mundi, Ezio Cicciarella, Silvie Von Gaza, Barbara Najrotti, Margherita Marchioni, Eleonora Santanni. 

Principio della Biennale è creare un’esposizione internazionale, transfrontaliera per valorizzare la diversità delle fonti culturali dei singoli operatori artistici, consentendo una reale percezione della bellezza e dell’espressione artistica dell’altro, dello straniero, nell’intreccio tra opera, spazio espositivo e preesistenza dei contenuti dell’artista stesso.

BIAS, il cui significato in inglese è “Pregiudizio” assume qui il connotato di acronimo (Biennale Internazionale di Arte Sacra) del linguaggio dell’arte che non conosce confini e limiti, né linguistici né geografici, superando con il suo operare il giudizio che anticipa la conoscenza, e riuscendo a penetrare e a superare ogni barriera.

E’ la prima esposizione internazionale d’arte che, oltre a dichiarare l’indiscussa interazione tra diverse discipline, relega ai margini la classificazione nazionale dell’artista, prediligendo la sua qualificazione filosofica spirituale, riprendendo la teoria di Vasilij Kandinskij (Lo spirituale nell’arte) dello spirituale.