mercoledì, 22 Settembre 2021
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Beni Culturali, riprendono gli scavi del Parco di Himera

Ecco anche un pò di news in tema di beni culturali in Sicilia

Il caldo afoso di questi giorni non ha impedito la prosecuzione delle attività di ricerca nell’area di Solunto – prezioso sito del Parco Archeologico di Imera, Solunto e Monte Iato, dove è in fase di conclusione la prima tranche di attività svolta in collaborazione con il Dipartimento Culture e Società dell’Università di Palermo, con il quale è stato di recente sottoscritto un protocollo di intesa.

Il rinascimento dell’archeologia siciliana, che abbiamo voluto definire come primavera dell’archeologia – evidenzia l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – ha rimesso in moto le attività di studio nei siti del Parco archeologico di Himera, da qualche tempo un pò troppo impolverati. Si tratta della ripresa di un percorso di ricerca grazie al quale, sono certo, si riuscirà a riportare l’attenzione su tre preziosi ambiti territoriali della provincia di Palermo con un recupero in termini di visitatori e interesse”.

In campo ci sono giovani tesisti, ricercatori ed esperti che stanno indagando diversi luoghi e temi; oggetto di approfondimento l’edilizia domestica ellenistico-romana della Sicilia, con un focus sulla “Domus delle Maschere” (isolato 11) in raccordo con le porzioni a valle e Nord (rispettivamente “laboratori artigiani” nell’isolato 11; “Edificio sacro a labirinto” e “Cisterna in muratura”) nonché lo studio dei reperti provenienti da questa abitazione.

Altri due importanti interventi di scavo archeologico, coordinati dalla professoressa Elisa Chiara Portale e dai professori Gilberto Montali e Massimo Limoncelli, si stanno effettuando nell’area dei Bagni Nord e nell’area del Santuario. Gli interventi nell’area dei Bagni Nord, presso l’Agorà, sono supervisionati da Giovanni Polizzi, incaricato dell’attività didattica laboratoriale che partecipa con i risultati della propria attività a completare il più ampio lavoro dedicato alle strutture idriche e igieniche del sito. Relativamente a questa attività sono state effettuate la pulizia archeologica, le verifiche stratigrafiche in alcuni punti nodali ai fini dell’interpretazione, la documentazione e la restituzione del complesso.

Nell’area del Santuario, invece, dove ancora oggi lo stato di conoscenza è approssimativo, è stato necessario effettuare alcuni saggi di verifica finalizzati alla comprensione della sostanza architettonica ed alla verifica delle relazioni topografiche e stratigrafiche; attività tutte che confluiranno nel lavoro in corso di rilievo, documentazione ed elaborazione digitale per la ricostruzione virtuale, opera del prof. Massimo Limoncelli.

Intanto, grazie al lavoro di studenti e ricercatori sono state riportate in luce alcune interessanti strutture relative sia al Tempio a cella unica (Saggio A) che al Tempio con due sacelli (Saggio C), in asse con il Teatro. Davanti al tempio a cella unica sono stati resi visibili due conci del gradino inferiore della scalinata frontale, alcuni lembi del lastricato e due interessantissimi basi quadrate, circa 88 cm per lato che si ipotizza possano essere state probabili basi per altari (o per betili/obelischi).

Nell’area del Tempio a due sacelli, invece, è stato riportato in luce un concio che appartiene a una struttura precedente, forse una delle poche testimonianze dell’impianto originario della città.

Questa prima tornata di scavi si è conclusa il 2 luglio, e i risultati saranno resi visibili attraverso un QR-code che darà anche la possibilità di interagire con gli operatori direttamente sul campo. Un modo, questo, di rendere più attraente il Parco.

Durante gli scavi abbiamo ricevuto con molto interesse la visita del prof. Nunzio Allegro, che ha visitato l’area degli scavi, arricchendo l’esperienza delle sue preziose riflessioni. Lesperienza – evidenzia Stefano Zangara, direttore del Parco – è stata ricca di nuovi interessanti spunti, ma soprattutto ha dato ai giovani studiosi presenti, occasione di misurarsi con un appassionato cultore dell’archeologia con una grande esperienza maturata a livello internazionale”.

In questo momento tutti i siti del Parco Archeologico sono interessati da attività di studio e ricerca che vedono sul campo importanti Università italiane e straniere.

In particolare nel sito di Himera opera l’Unibas – Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici con sede a Matera – che sta effettuando analisi, rilievo e studio dell’Isolato II, Quartiere Nord bl.2 e bl.4 Zona II attraverso una tesi di specializzazione.

Test geofisici non invasivi da drone sono in corso, invece, nell’area bassa e alta del Parco archeologico di Himera, nell’ambito della Convenzione con il DiSTeM – Dipartimento di Scienze della terra e del Mare dell’Università di Palermo.

Lo studio della ceramica comune del Piano del Tamburino interesserà dal 17 luglio al 1 agosto l’Institut für Archäologische Wissenschaften dell’Università di Berna attraverso il progetto Post-Doc “Ceramica comune”. Lo stesso istituto realizerà un Workshop all’Antiquarium sullo studio dei materiali provenienti da strati di distruzione del Piano del Tamburino.

A Monte Iato opera l’Institut für Archäologie, Fachbereich Klassische Archäologie dell’Università di Zurigo con scavi sulla terrazza al di sopra del Quartiere est, dove si trova il grande edificio pubblico (probabilmente ginnasio), e con saggi e puliture nella Zona dell’Agorà, ai lati del Teatro e nel Quartiere ovest. Da fine luglio a metà ottobre 2021 sono previsti, inoltre, anche piccoli interventi di restauro e studio dei materiali provenienti dagli scavi.

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Intanto al Castello Beccadelli di Marineo, sede del Museo archeologico della Valle dell’Eleuterio, anche questo nella gestione del Parco archeologico di Himera, si sta svolgendo un lavoro di approfondimento per una tesi assegnata dall’Università degli studi La Sapienza di Roma, che indaga il materiale proveniente dalla Necropoli di Sant’Agata (Pa) oggi custodito nei magazzini dell’Antiquarium di Himera e al Museo archeologico della Valle dell’Eleuterio di Marineo.

Lo scorso 2 luglio, a Marineo, nel giardino del Castello Beccadelli dove ha sede il Museo Archeologico Regionale della Valle dell’Eleuterio, è stato presentato il progetto “Foresteria Archeologica” promosso dall’Associazione Senza Fissa Dimora in collaborazione con il Parco Archeologico di Himera, Solunto e Monte Iato e il Comune di Marineo. Il progetto, finanziato dall’ANCoS, si propone di valorizzare il sito archeologico di Makella – la Montagnola e la Foresteria, rendendoli familiari e accessibili alla popolazione di Marineo e ai turisti.

Il progetto, che si svolgerà durante tutti i fine settimana estivi, fino a settembre, è tarato principalmente sui bambini e i ragazzi che verranno accompagnati per mano alla scoperta dell’archeologia attraverso laboratori e iniziative ludico-didattiche, simulazioni di scavi, laboratori di restauro, passeggiate con archeologi e cacce al tesoro. Una particolare attenzione verrà destinata alle visite guidate al Museo, la prima delle quali durante la serata di presentazione.

Durante tutto il periodo di svolgimento del progetto è prevista la possibilità di degustare i prodotti del territorio e di partecipare ad aperitivi culturali con reading, approfondimenti storici ad opera di esperti e amatori, speech e letture sulla gestione e valorizzazione del patrimonio culturale.

Tra le iniziative in programma: “A spasso col direttore”, visite dell’area archeologica accompagnati da Stefano Zangara, direttore del Parco archeologico di Himera, Solunto e Monte Iato, volte a far conoscere le aree che costituiscono il Parco e i rispettivi collegamenti.

L’ISOLA DI MOZIA ERA GIÀ POPOLATA NELL’ANTICA ETÀ DEL BRONZO

Il ritrovamento di eccezionali reperti rinvenuti nell’Isola di Mozia durante la campagna di scavi condotta dall’Università di Palermo che si è appena conclusa, apre scenari nuovi sulla datazione della presenza di forme di civiltà precedentemente all’insediamento fenicio.

Durante uno dei sondaggi praticati dall’equipe guidata dal professore Aurelio Burgio dell’Università di Palermo in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Trapani e con l’ospitalità della Fondazione Whitaker, è stato scoperto, infatti, un contesto archeologico che risalirebbe all’Antica Età del Bronzo, ovvero al 1600 a.C. circa.

Le ricerche sull’Isola dello Stagnone, riprese quest’anno dopo una lunga pausa durata quattro anni, hanno coinvolto un team internazionale di studiosi e archeologi sotto la direzione, sul campo, di Paola Sconzo che ha proseguito le tradizionali indagini nella necropoli arcaica, un ampio cimitero a cremazione utilizzato dai primi coloni fenici sull’isola di Mozia.

Gli scavi sono stati affiancati da un intenso lavoro non invasivo di prospezione geofisica, condotto da Jason Herrmann del Penn Museum di Philadelphia, che ha interessato la parte orientale dell’isola rivelando le tracce del complesso impianto urbano della città punica di Mozia nel momento del suo massimo splendore, di cui finora si poteva solo intuire l’esistenza.

DALLO SCAVO AL MUSEO: PARTE DA TINDARI “LUDENDO DOCERE”

Lo scorso 30 giugno, al Parco archeologico di Tindari, ha preso il via “Ludendo docere”, progetto di educazione alla conoscenza della storia, promosso dall’Assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, come prima esperienza, nell’area archeologica di Halaesa Arconidea, dove, il direttore del Parco, Domenico Targia, ha già sottoscritto protocolli di collaborazione con le amministrazioni del territorio.

L’iniziativa in particolare è stata realizzata d’intesa con il comune di Tusa, dove si trova il sito di Halaesa, e rientra tra le iniziative di alfabetizzazione ed educazione alla bellezza. Il progetto, che prevede esperienze di scavo archeologico simulato, ha coinvolto per 3 giorni 20 ragazzi della scuola primaria.

La strategia comunicativa e la metodologia didattica degli archeologi “educatori” sono commisurati al tipo di utenza: i piccoli, protagonisti delle attività formative sono stimolati attraverso l’esperienza sul campo, all’ineguagliabile esperienza dell’incontro con il passato lavorando prevalentemente sull’attività ludica e sull’esperienza sensoriale. Attività pratico-manuali e percorsi formativi di “alternanza scuola lavoro” sono gli strumenti attraverso cui diffondere l’interesse verso la conoscenza dei nostri beni culturali nella società civile.

Le attività, rivolte prioritariamente alle scuole locali e alle associazioni territoriali che operano nel settore educativo, saranno anche ampliate per il futuro alle scuole che sceglieranno di visitare i parchi con le gite scolastiche.

Il progetto prevede 100 moduli da realizzarsi ciascuno con gruppi di 10 ragazzi della scuola primaria ovvero, in periodo estivo, con analoghi gruppi di bambini, con un coinvolgimento di almeno 1.000 alunni.

Ciascun modulo è costituito da 3 giornate scolastiche. La prima “L’archeologo in classe” di nozioni storiche ed archeologiche del territorio da tenersi in classe o presso le sedi associative, la seconda di scavo simulato, attività sul campo e visita archeologica da tenersi nei siti, la terza giornata di attività di laboratorio, catalogazione e musealizzazione da tenersi in classe o sul sito.

I Parchi coinvolti nel progetto saranno: Parco Archeologico di Gela – Parco Archeologico e Paesaggistico di Catania e della Valle dell’Aci – Parco Archeologico di Morgantina e della Villa Romana del Casale di Piazza Armerina – Parco Archeologico delle Isole Eolie – Parco Archeologico di Tindari – Parco Archeologico di Himera, Solunto e Iato – Parchi Archeologici di Kamarina e Cava d’Ispica – Parco Archeologico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai – Parco Archeologico di Leontinoi – Parco Archeologico di Lilibeo.

SIRACUSA: PALAZZO BELLOMO ESPONE L’OPERA DI HERMAN N NITSCH

Lo scorso 3 luglio, alla Galleria Regionale di Palazzo Bellomo a Siracusa, si è inaugurata l’esposizione di 79.Malakion, opera dell’artista viennese Hermann Nitsch, adottata per la campagna di comunicazione della 56a stagione di rappresentazioni classiche dell’INDA al Teatro Greco di Siracusa.

L’opera – delle dimensioni di 3 metri di larghezza per 2 metri di altezza – è installata nella Sala dell’Annunziazione di Antonello da Messina in modo da attivare un dialogo tra epoche, linguaggi, iconografie diverse ma con l’occhio rivolto a cogliere il legame tra due momenti emblematici quali l’Annunciazione e la Resurrezione.

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