martedì, 30 Novembre 2021
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Beni Culturali, recuperata un’anfora dal relitto profondo di Isola delle Femmine

Dal 16 novembre al Museo archeologico Salinas di Palermo le sculture di Francesco Messina dialogano con l’antichità. Tornano "I cantieri dell'identità" per valorizzare i borghi dell'Isola. A Palazzolo Acreide studiosi a confronto sulle armi votive di Kasmenai, il più grande deposito dell'Italia meridionale. Opere di Vittorio Gentile e di Renato Guttuso dell'Ente Minerario Siciliano in liquidazione consegnate al Museo Riso

Si è conclusa la campagna di documentazione del relitto profondo di Isola delle Femmine realizzato dalla Soprintendenza del Mare della Regione siciliana in collaborazione con l’ARPA-Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente e la consulenza scientifica dell’Università di Malta.

La campagna mirava al recupero di un’anfora – confermata del tipo Dressel A1 – parte del cospicuo carico inabissato, per poterne studiare caratteristiche e contenuto e ricostruire in maniera dettagliata la storia di questo relitto romano del II secolo a.C. individuato a fine luglio a 92 metri di profondità.

Il recupero è avvenuto grazie alla stessa nave oceanografica Calypso South che ha operato l’individuazione nell’ambito delle campagne di monitoraggio svolte mediante il Rov, robot guidato da remoto, con la collaborazione dei tecnici esperti dell’Arpa.

Alla speciale missione, oltre ai tecnici esperti di Arpa e Sopmare, hanno partecipato il direttore generale dell’Arpa, Vincenzo Infantino, la Soprintendente del Mare, Valeria Li Vigni e il prof. Timmy Gambin dell’Università di Malta che ha seguito anche il ritrovamento del relitto individuato alla profondità di 98 metri, nel mare delle Egadi.

AL MUSEO SALINAS DAL 16 NOVEMBRE IN MOSTRA LE OPERE DI FRANCESCO MESSINA

Sarà l’intenso rapporto tra lo scultore Francesco Messina e l’antichità classica, la chiave interpretativa della grande mostra “Francesco Messina, greco di Sicilia” che si inaugura martedì 16 novembre 2021 alle ore 11 e che sarà curata da Andrea Giuseppe Cerra, Maria Fratelli e Caterina Greco.

L’inaugurazione, a cui parteciperà l’Assessore regionale dei Beni Culturali e all’Identità siciliana Alberto Samonà, che ha fortemente voluto l’iniziativa sostenendola, vedrà la presenza della Direttrice del Museo A. Salinas, Caterina Greco, che ha voluto recuperare tutta la modernità dell’artista in un dialogo tra antichità e contemporaneità, la Direttrice dello “Studio Museo Francesco Messina”, Maria Fratelli, che ha condiviso l’idea progettuale, l’esperto del Sindaco di Linguaglossa in materia di politiche culturali, Andrea Giuseppe Cerra, come testimone del contributo del paese natale dello scultore nella cura della memoria dell’Artista.

E “Greco di Sicilia”, infatti, si è sempre dichiarato, con orgoglio, il grande Maestro siciliano originario di Linguaglossa (CT), che ci ha lasciato il suo sguardo sul mondo attraverso preziose sculture che esaltano la plasticità del movimento ed esprimono ancora oggi l’attualità di una bellezza che è un inno al creato nelle sue forme.

La Mostra ci presenta diciotto opere che appartengono alla collezione permanente dello Studio Museo Francesco Messina di Milano e che sono state scelte per la loro capacità di raccontare, in maniera esemplificativa, i temi su cui l’artista si è incessantemente esercitato nel corso della sua lunga vita: il corpo, l’ideale classico, il frammento, il movimento e la vitalità nelle ballerine e nei cavalli in corsa.

I bronzi di Francesco Messina si relazionano con le opere della collezione permanente del Museo archeologico siciliano che li ospita dando vita a uno speciale dialogo che, da una parte saggia la tenuta dell’ispirazione all’antico da parte dello scultore al cospetto degli originali greci e romani, dall’altra documenta l’adesione tra contenuto e forma nel ‘900, nel rapporto con l’inscalfibile validità dell’arte antica.

Così il Toro di Messina dialoga con quello del mito di Europa nella metopa arcaica di Selinunte, le ballerine si riflettono nelle attraenti terracotte ellenistiche provenienti da Centuripe, la sequenza animata e fluida dei bozzetti di cavalli – bellissima nella varietà delle pose e nell’arditezza del disegno – affronta la serie ieratica delle gronde leonine dal tempio della Vittoria di Himera, facendo quasi risuonare l’eco di una delle grandi battaglie della storia del Mediterraneo, decisiva per le sorti della grecità intera.

TORNANO I CANTIERI DELL’IDENTITA’ A SAMBUCA DI SICILIA

Sabato 13 novembre si è svolto un nuovo appuntamento con “I Cantieri dell’identità. Paesi, borghi e piccole patrie di Sicilia”, il progetto dell’Assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana che ha lo scopo di monitorare e mettere in rete, in un circuito virtuoso, le identità locali siciliane, con particolare riferimento ai paesi e ai borghi dell’Isola con popolazione inferiore ai diecimila abitanti.

L’incontro, coordinato dalla professoressa Fulvia Toscano e promosso in collaborazione con l’associazione “Borghi più belli d’Italia” si è tenuto a Palazzo Panitteri, alla presenza dell’Assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà, del sindaco di Sambuca, Leonardo Ciaccio, insieme a Pippo Simone, vice presidente nazionale de “I borghi più belli d’Italia”, Salvatore Bartolotta, coordinatore regionale de “I borghi più belli d’Italia” in Sicilia, all’assessore comunale alla Cultura, Giuseppe Cacioppo e a Gori Sparacino, esperto in sviluppo locale.

Protagonisti della giornata di lavoro i sindaci, gli assessori, le associazioni, gli operatori culturali, le pro-loco e gli enti territoriali presenti all’incontro, portatori delle loro esperienze, interlocutori privilegiati, cui è affidato il compito di evidenziare la forza della specificità del loro territorio e la potenzialità dello stesso, in una narrazione che vuole, da un lato, fare il punto sul già esistente, dall’altro promuovere nuove visioni e strategie per il futuro, in una ritrovata sinergia con l’assessorato dei Beni culturali e dell’Identità siciliana.

La tutela e la promozione dell’Identità dei paesi siciliani, le nostre “piccole patrie”, è uno degli obiettivi primari dell’Assessorato, una sfida che mira a coniugare difesa, non nostalgica, delle tradizioni, e proiezione sostenibile del futuro, nel rispetto della Identità plurale della Sicilia, di cui proprio paesi e borghi costituiscono la vera, reale e non decantata, anima. A questo incontro faranno seguito altre iniziative per ognuna delle province siciliane, per dar voce e per porgere ascolto ai veri protagonisti dei diversi territori, allo scopo di creare una capillare mappatura di risorse, progetti, come anche criticità da affrontare, avvicinando concretamente gli amministratori locali all’assessorato. Un’occasione importante, foriera di azioni efficaci e lungimiranti, all’insegna del dialogo tra pubblico e privato e della necessità della tanto agognata ripartenza.

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“Valorizzare i luoghi dell’identità, le ‘piccole patrie’ dei nostri territori, che custodiscono ancora le linee essenziali della tradizione e della memoria è l’antidoto migliore nei confronti di quelle politiche globalizzanti che vorrebbero cancellare e omologare tutto e tutti. Per questa ragione, puntare sui piccoli borghi diventa essenziale per affermare una visione di società nuova che punti sulla cultura e sull’identità quali punte di diamante della Sicilia che vogliamo”. Lo ha detto l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà (Lega), partecipando a Sambuca di Sicilia al terzo incontro de “I cantieri dell’Identità: Paesi, Borghi e piccole patrie di Sicilia”, il progetto dell’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana, coordinato dalla professoressa Fulvia Toscano, che ha lo scopo di mettere in rete, in un circuito virtuoso, le identità locali siciliane, con particolare riferimento ai paesi e ai borghi dell’Isola con popolazione inferiore ai diecimila abitanti. 


“Il PNRR – ha detto l’assessore Alberto Samonà – ha previsto un miliardo di euro per i borghi, ma sta alle comunità locali non perdere questa occasione. Il Ministero della Cultura fra breve pubblicherà un bando che sarà rivolto proprio alla riqualificazione di questi luoghi dell’anima. E con il ministero, grazie anche alla sensibilità del sottosegretario Lucia Borgonzoni, si sta dando attuazione a quelle politiche di valorizzazione e promozione dei borghi storici di cui soprattutto le regioni meridionali e insulari hanno bisogno per progettare il proprio futuro: non interventi a pioggia ma finanziamenti mirati per progetti creativi e di sviluppo”.

Dopo la tappa di Montalbano Elicona, nel Messinese, e di Geraci Siculo (Palermo), è stata la volta di Sambuca di Sicilia in provincia di Agrigento. Un incontro molto proficuo, al quale hanno partecipato sindaci, assessori, imprenditori, esponenti delle associazioni, delle pro-loco, delle forze sociali. La tutela e, al contempo, la promozione dell’ identità dei paesi siciliani, le nostre “piccole patrie”, è uno degli obiettivi primari dell’Assessorato, una sfida che mira a coniugare difesa delle tradizioni e proiezione sostenibile del futuro, nel rispetto delle specificità dei territori, di cui proprio i nostri borghi costituiscono la vera, reale e non decantata, anima.

A PALAZZOLO ACREIDE IL CONVEGNO INTERNAZIONALE SULLE ARMI VOTIVE ED UNA MOSTRA

Lo scorso 12 novembre a Palazzo Cappellani di Palazzolo Acreide si son tenuti i lavori del convegno internazionale “Armi a Kasmenai. Offerte votive dall’area sacra urbana”, un momento scientifico di grande rilevanza che indaga sul più grande deposito votivo di armi mai rinvenuto nell’Italia Meridionale, nel territorio di Buscemi, a Kasmenai, sub colonia di Siracusa sorta in funzione militare e di controllo sulla via di penetrazione verso l’interno e la costa sud dell’Isola.

Il deposito di armi, paragonabile per numero di reperti solo ai grandi santuari della Grecia (Olimpia, Kalapodi e Philia) è stato messo in luce negli anni ’20 del secolo scorso da Paolo Orsi sulla spianata di Monte Casale.

Il sito, che gli studiosi hanno unanimemente identificato con Kasmenai, ha fornito presso il tempio e il suo temenos, un deposito votivo che solo in parte è stato fino ad oggi esposto presso il Museo archeologico regionale Paolo Orsi di Siracusa. Si tratta di 400 esemplari di armi difensive e offensive in bronzo e ferro, che testimoniano ancora oggi la devozione di una comunità di guerrieri nei confronti della divinità, ancora ignota, che era venerata nel tempio.

La mostra, che si è inaugurata sabato 13 novembre al Museo archeologico di Palazzo Cappellani (Palazzolo Acreide), espone una scelta selezionata di reperti costituiti soprattutto da cuspidi di lancia e giavellotti, ma anche da spade, pugnali e più rare punte di freccia che si aggiungono alle armi in bronzo miniaturistiche. Tali armi, finora custodite nei depositi del Museo siracusano, sono state oggetto di particolare studio, da ultimo, grazie alle indagini condotte presso il Parco archeologico e paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai nell’ambito di un progetto di ricerca post-dottorato di Azzurra Scarci.

Le armi coprono un arco cronologico che va dalla fine del VII secolo a.C. agli inizi del V secolo a.C. e sono nella quasi totalità armi di tipo offensivo, fatta eccezione per i resti di almeno due scudi e uno schiniere.

La mostra che, come il Convegno, nasce dalla collaborazione fra il Parco archeologico, il DISPAC- Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell’Università di Salerno, il RGZM-Romisch Germanissches Zentralmuseum di Mainz e il DPRHA-UA- Università di Alicante, presenta per la prima volta le armi in ferro, appena restaurate, facenti parte della ex collezione del barone Judica da tempo acquisita al patrimonio delle Regione Siciliana e provenienti dal medesimo deposito votivo.
Saranno esposti, inoltre, alcuni reperti provenienti dall’area del tempio (terrecotte architettoniche e una testa femminile in calcare) e dalla necropoli (in particolare un’anfora pseudo-panatenaica e un cratere a colonnette con rappresentazione di opliti).

Ad accompagnare la mostra un Catalogo organizzato in due sezioni: la prima contiene 15 contributi degli studiosi che, a vario titolo, si sono occupati dello scavo di Kasmenai e affrontano i temi che affrontano la documentazione d’archivio, la storia dello scavo, lo studio del contesto del deposito, gli aspetti del culto.

La seconda parte comprende le schede di catalogo degli oltre 100 reperti in esposizione.

OPERE DI GENTILE E GUTTUSO PROVENIENTI DALL’EX EMS, DONATE AL MUSEO RISO

Il Vicepresidente della Regione Siciliana e assessore dell’Economia Gaetano Armao, alla presenza dell’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà, ha consegnato al “Museo d’arte moderna e contemporanea Riso” di Palermo alcune opere d’arte provenienti dal patrimonio dell’Ente Minerario Siciliano in liquidazione.

Le opere, tre sculture dell’artista palermitano Vittorio Gentile, oltre a una litografia e un disegno di Renato Guttuso, sono state assegnate al Museo Riso, che le ha acquisite al proprio Inventario generale, su delibera della Giunta Regionale.

Le opere sono state consegnate dalla dott.ssa Anna Lo Cascio, liquidatrice dell’EMS al Direttore del Museo, Luigi Biondo, che ha predisposto la musealizzazione delle tre sculture presso la scala ovale di Palazzo Belmonte Riso che collega la corte dell’edificio al primo piano dell’ala nuova del Museo, rinviando l’allestimento delle due litografie di Guttuso al completamento dei lavori della nuova ala del Museo.

Testimonianza di un’attenzione che il Museo volge alla produzione artistica siciliana, portata avanti da diverse voci e con diverse sorti nel panorama del contemporaneo, le tre sculture di Vittorio Gentile sono il riconoscimento per un lavoro che ha al centro degli interessi la tecnica e l’indagine dei processi costitutivi della natura che generano forme e geometrie plastiche, dinamiche, evocative della figura umana. In particolare le tre opere sono: Morfodinamica, del 1970, Amanti come ipotesi di forma, del 1973 e Contorsionista, del 1975.

Pur rientrando nella produzione minore, è comunque significativa la presenza dei due lavori di grafica di Renato Guttuso – Girasole, Disegno con cornice e Volti, Stampa litografica, che il Museo ha accolto come tributo al maestro siciliano che ha saputo tracciare con la sua opera segni indelebili nella cultura artistica contemporanea.

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