venerdì, 21 Gennaio 2022
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Automobilismo: il compleanno di Nino Vaccarella

Nino Vaccarella, classe 1933, nel mondo conosciuto come “Preside Volante”, compie oggi gli anni ed il mondo dell’automobilismo lo festeggia.

E’ sempre un privilegio, per me, colloquiare con Nino Vaccarrella, mi ha sempre gratificato ed arricchito, sia dal punto di vista umano che sportivo. La prima volta che l’incontrai, avevo appena 10 anni e rimasi affascinato dal suo modo semplice, simpatico e schietto di porsi. Uno sguardo fiero e a volte persino severo, proprio di uno sportivo di razza ma anche di uomo abituato all’insegnamento e al contatto con i giovani. Mai in lui, che pure potrebbe, trasparire un atteggiamento da divo, mai ha avuto, nonostante i successi internazionali che lo hanno consacrato nell’Olimpo dei Grandi dell’automobilismo, aria distaccata e scontrosa. Sono ormai quasi passati 50anni, dal nostro primo approccio e ancor oggi, la nostra simpatica amicizia, prosegue e ha spesso occasione di rinverdirsi.

Pippo Madè e Nino Vaccarella

La disponibilità di Nino Vaccarella è commovente, non dice mai di no a nessuno e lo trovi quasi ovunque, dalle manifestazioni private delle Scuderie, come al recente “Consuntivo 2016” della AC “Festina lente” da me presieduta, alle partenze delle gare, sino a giungere ai conviviali spesso organizzati dal Presidente dell’ACI Angelo Pizzuto, il quale  si compiace di essere vicino a Vaccarella e dice “sono fiero e sempre emozionato di fare da autista a Nino Vaccarella e ascolto, durante i nostro frequenti spostamenti in auto, i suoi consigli e i suoi aneddoti”. Vaccarella ha un intimo compiacimento nel raccontare le sue epiche gesta di “pilota siciliano, in giro per il mondo” e di aver vestito, sin dalla fine degli anni ’50, le casacche della Maserati, della Ferrari e dell’Alfa Romeo; la narrazione dei suoi ricordi di una vita spesa sui campi di gara di tutto il mondo, illuminano i suoi fieri occhi e fanno gioire me e quanti gli stanno attorno ad ascoltarlo. Nino Vaccarella ci tiene molto a sottolineare di aver sempre portato, oltre oceano, i valori di una Sicilia operosa, pura, sincera e sportivamente corretta. Non ha mai parlato di mafia, ma l’Antimafia l’ha fatta con i fatti e con l’immagine positiva che della nostra Terra, grazie alle sue vittorie, ha dato nel mondo.

Nino nasce a Palermo il 4 marzo del 1933, assiste ad alcune edizioni del “Giro Automobilistico di Sicilia” e della “Targa Florio”. Sboccia quindi irrefrenabile in lui la passione per la velocità.
Nel 1956 si laurea in Giurisprudenza e contemporaneamente collabora, con il padre e la sorella Ada, nella gestione dell’Istituto Paritario “Oriani”. Il fermo diniego da parte di suo padre, gli impedisce d’intraprendere, sin da subito, la carriera di pilota, ma,  dopo la morte di questi, sale sulla Fiat 1100 e partecipa alla “Passo di Rigano – Bellolampo”, piazzandosi al 5° posto nella sua classe. Nel 1957 e 1958, passa alla ben più performante Lancia Aurelia 2500, con la quale prende parte a diverse cronoscalate e alla sua prima “Targa Florio”, dove è però costretto al ritiro a causa di noie meccaniche.

La svolta arriva nel 1959, quando acquista la Sport Prototipo di 2000cc 4 cilindri, prodotta dalla Maserati con la quale si aggiudica la “Valdesi – Santa Rosalia”, la “Palermo – Monte Pellegrino”, il circuito di Pergusa, la “Catania – Etna”, la “Trapani – Monte Erice” e la “Sassi – Superga”. Viene subito identificato dagli sportivi italiani e dalla  stampa specializzata, come “l’uomo nuovo che viene dal sud”. Nel 1960 continua l’esperienza delle cronoscalate al volante della fida e ottima Maserati, con la quale vince la Monte Erice, la “Bolzano – Mendola” e la Colli San Rizzo.

Debutta quindi, al volante, sempre della Maserati, gestita e curata dalla americana Scuderia Camoradi, alla “Targa Florio” in coppia con Umberto Maglioli. Non fu una partecipazione fortunata, infatti alla loro 2890 Birth-cage si fora il serbatoio del carburante, proprio durante il turno di guida di Nino, nel corso del quale aveva superato la Porsche di Bonnier e la Ferrari di Von Trips oltre che l’altra Porsche di Olivier Gendebien. È comunque una utilissima esperienza che lo porta a confrontarsi, senza paura e remora alcuna, contro i “mostri sacri” dell’automobilismo di allora. Nel 1961 la grande occasione gliela offre il Conte Volpi che gli mette a disposizione le sue Maserati, Ferrari e Porsche, con le quali Vaccarella partecipa alla 1.000 km del Nurburgring, alla 12 ore di Sebring, alla 24 ore di Le Mans e alla 1.000 km di Monza.

Sul circuito francese di Montlherey si classifica al 3° posto, dividendo la sua Ferrari 250 GT, con Louis Trintignan. Nello stesso anno, il debutto in F1 al gran premio di Vallelunga, dove si classifica al 3° posto al volante di una Cooper – Maserati. Nel 1962 giunge la chiamata di Enzo Ferrari, alla quale, per il suo orgoglio siciliano e per la sua correttezza, non può rispondere positivamente, avendo già firmato un contratto che lo lega alla Scuderia Serenissima.

Partecipa al Gp di F1 di Pau e si piazza al 6° posto, alla guida della Lotus. Arriva anche il primo piazzamento di prestigio alla “Targa Florio”, dove, dividendo la Porsche con Jo Bonnier, si piazza al 3° posto assoluto. Nello stesso anno vince la sua classe e si piazza al 2° posto assoluto nella cronoscalata Ollon – Villars, si ritira alla 24 ore di Le Mans con la Ferrari 250 GTO che divideva con Giorgio Scarlatti e si piazza al 9° posto nel Gp d’Italia a Monza. Nel 1963, è finalmente un pilota ufficiale della Ferrari ma, l’annata non fu esaltante, anche se, alla 12 ore di Sebring arriva un bel 2° posto che in effetti doveva essere una strameritata vittoria da dividere con Willy Mairesse: in quell’occasione, purtroppo per loro, i cronometristi americani non si accorgono della prolungata sosta ai box dell’altra Ferrari, quella di Surtees – Scarfiotti e assegnano a questi, sbagliando clamorosamente, la vittoria. Nello stesso anno giunge inatteso, un grave incidente occorsogli sull’ostico percorso della 1.000 km del Nurburgring. Vaccarella riporta la frattura di un braccio e la stagione è compromessa.

Il 1964, ristabilitosi dall’incidente dell’anno prima, è veramente esaltante: confermato alla Ferrari si classifica al 2° posto nella 12 ore di Sebring, vince la 1.000 km del Nurburgring e la 24 ore di Le Mans. Si classifica al 4° posto di classe alla 12 ore di Rems e vince, dopo una straordinaria cavalcata, la “Coppa Intereuropa” a Monza, al volante della Ferrari 250 LM, iscritta della Scuderia Filippinetti.

Nel 1965, il “Preside Volante”, come lo chiamano gli allievi della sua Scuola, sempre come pilota ufficiale Ferrari, vince la prima “Targa Florio”, dividendo la Ferrari P2 con l’indimenticato amico Lorenzo Bandini. Al Gp di Monza di F1, mentre occupava la 6^ posizione, è costretto al ritiro da noie meccaniche. Il 1966 fu un anno interlocutorio con la sola vittoria al “Rally Jolly Hotels” al volante di una Alfa Romeo GTjr. Il 1967 fu una anno variegato ma pieno di soddisfazioni. Con la Ferrari stette quasi per vincere la seconda “Targa Florio”, ma un banale incidente nell’abitato di Collesano lo mise fuori gioco. Nel frattempo, la Scuderia “Brescia Corse” gli mise a disposizione la bellissima Ford GT40 con la quale trionfò a Pergusa e con la quale si piazzò al 3° posto assoluto alla 1.000 Km di Zeltweg in coppia con Umberto Maglioli. Nello stesso 1968 si classifica al 4° posto nella 1.000 km di Monza, dividendo la bella Ferrari P3 con il tedesco Herberth Muller e 2° assoluto con la piccola Ferrari – Dino 2000cc alla Trapani – Erice. Nel 1968 sposa e porta avanti il progetto “Alfa 33”, con la quale si ritira alla “Targa Florio”, mentre era in testa con oltre 13 minuti di vantaggio sull’altra Alfa di Vic Elford. Nel 1969 è ancora pilota della Scuderia del biscione, ma l’annata è sfortunata a causa dei problemi di gioventù delle nuove 3000cc ma a Pergusa coglie una stupefacente vittoria ad oltre 220km/h di media. Nel 1970 torna alla Ferrari, dove al volante della mostruosa 512 con un propulsore 12 cilindri di oltre 600cv coglie prestigiosi piazzamenti e vince la 12 ore di Sebring dividendola con Ignazio Giunti e Mario Andretti.

Nel 1971 riapproda all’Alfa Romeo che nel frattempo ha messo a punto il modello “33”. Con questa vince la seconda “Targa Florio” della sua carriera, in coppia con l’olandese Toine Hezemans. Altri piazzamenti di prestigio giungono, sempre al volante dell’Alfa Romeo. Nel 1973 il ritiro dalle competizioni, incentivato anche dalla nascita del figlio Giovanni, con l’eccezione della esclusiva e sfortunata partecipazione alla “Targa Florio”, dove la sua Ferrrari 312 P che divideva con Arturo Merzario, è costretta al ritiro.

Nel 1975 il ritorno sporadico e quanto mai fortunato: cede alle pressioni dell’amico Mario Sansone, Direttore dell’Automobil Club Palermo, vera anima organizzativa della “Targa Florio” e torna al volante dell’Alfa Romeo 33 TT 12 che conduce alla vittoria in coppia con il “fantino” Arturo Merzario. Nei suoi prestigiosi 17anni di carriera, il pilota palermitano, sicuramente il miglior siciliano di tutti i tempi, annovera la conquista del “campionato Mondiale Marche” del 1964, la medaglia del CONI nel 1966, il premio “Ascari – Castellotti – Musso” assegnatogli nel 1968 dall’Associazione Italiana Piloti. Il Premio “Polifemo d’Argento” conferitogli nel 1968, il titolo di Cavaliere della Repubblica conferitogli nel 1971 e nello stesso anno il titolo di “Campione Italiano” Aci – CSAI”, la “Stella d’argento” del CONI nel 1987, il premio “castello di Pietrarossa” nel 1991. nel 2000 il premio “ACI-Galatea”, nel 2001 l’Oscar del Secolo assegnatogli dal Comune di Collesano e il “Diploma del Comitato Olimpico”. Nel 2002 il premio “Far Play” del Panathlon International e nel 2003 il premio “Dedicato a…” conferitogli dal Ferrari-Club di Maranello, nel 2011 la benemerenza Civica del Comune di Alia e tanti altri riconoscimenti che sarebbe lungo annoverare, visto che giungono ogni anno, da più parti.

Giovanni Vaccarella

Nel 2014, la FIA e gli organizzatori della 24h di Le Mans, in occasione del 50° anniversario della vittoria da lui ottenuta, al volante della Ferrari, divisa allora con Jean Guichet, gli dedica un trionfale giro d’onore, compiuto tra la locazione del pubblico assiepato lungo il famoso circuito francese e l’eccezionale evento viene trasmesso in mondovisione. Nino Vaccarella è oggi circondato dall’effetto di tanti amici e divide con il figlio Giovanni, fresco di nomina quale Delegato Provinciale dell’ACI Palermo, le gioie di una carriera inarrivabile.

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