Almaviva. Situazione sempre più critica. 1700 licenziamenti e 154 trasferimenti

Si aggrava sempre più la situazione dei lavoratori del colosso dei call center Almaviva Contact. Sembra che l’accordo del maggio scorso al Mise, con il quale la società ritirava i tremila licenziamenti tra Palermo, Napoli e Roma sia del tutto naufragato. Il braccio di ferro tra azienda e sindacati non si è mai fermato. Lo scorso mese, l’annuncio dei trasferimenti di circa 150 dipendenti dalla sede di Palermo a quella di Rende aveva fatto tuonare le organizzazioni sindacali Cigl, Cisl e Uil definendoli: “licenziamenti mascherati. – E aggiungendo – I lavoratori impiegati nella commessa Enel hanno un contratto part-time, guadagnano 600 euro al mese, lavorano 4 ore, come fanno a trasferirsi a Rende?” Almaviva, da parte sua aveva accusato i sindacati di avere disatteso l’accordo sottoscritto al ministero che ha scongiurato i 2.988 esuberi. “È  incomprensibile il mancato rispetto da parte delle organizzazioni sindacali  di quanto da loro garantito come punto centrale dell’accordo, che riguarda la gestione della qualità e della produttività delle attività aziendali, e questo farebbe venir meno ogni ipotesi di prosecuzione del percorso comunemente definito al ministero dello Sviluppo economico”.

Arriva un’altra doccia fredda per i lavoratori Almaviva. Ieri l’azienda ha comunicato ai sindacati l’intenzione di chiudere le sedi di Napoli, che conta 800 lavoratori, e quella di Roma con 900 addetti convocandoli per oggi alle 17 nelle le sedi aziendali.  Così, oggi Almaviva ha ufficializzato l’avvio delle procedure di licenziamento collettivo, ai sensi della legge 223/91 per i siti di Roma e Napoli, e la conferma di non volere sospendere i trasferimenti degli operatori, impiegati nella commessa Enel, verso la sede di Rende.

“Il 12 ottobre occorre andare all’incontro al Mise – ha dichiarato al GCPress Giovanni Gorgone, Rsu Fistel Cisl – e chiedere soluzioni concrete per scongiurare i licenziamenti e i trasferimenti, che per noi sono licenziamenti camuffati. La situazione è critica, anzi molto critica. Tra i lavoratori c’è la disperazione più totale siamo tutti preoccupati ed è in gioco il destino delle nostre famiglie. Non ce la facciamo più. Prima i trasferimenti inammissibili a Rende, adesso i licenziamenti e la chiusura dei siti. Basta – ha concluso Gorgone -, tutto ciò è divenuto insostenibile,  dove sono le istituzioni? È giusto vivere così?

 

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