Almaviva, la cassa integrazione mette un argine al disastro

Un’altra soluzione temporanea per prolungare l’agonia. Un ulteriore accordo di cassa integrazione in deroga per 2552 persone è stato sottoscritto ieri al Ministero del Lavoro per i dipendenti di Almaviva Contact. Partirà dal 1 dicembre e fino al 31 marzo con percentuali del 35% a consuntivo. Un accordo che non fa che prendere tempo, l’azienda infatti ha dichiarato in estate che gli esuberi sono ancora 1.600, nel sito di Palermo, e trovare una luce in fondo al tunnel sembra impossibile.

Le segreterie nazionali dei sindacati Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl telecomunicazioni avvisano dunque che l’accordo raggiunto ieri va considerato “una misura tampone, finalizzata esclusivamente a dare ulteriore tempo ai rappresentanti politici dei ministeri interessati, per individuare soluzioni strutturali per risolvere la vertenza Almaviva Palermo, sempre più simbolo della crisi di settore”.

Il problema maggiore è da individuare nella possibile delocalizzazione. Da indiscrezioni sembra che Comdata abbia aperto due nuovi siti in Romania e rimane il dubbio se l’esistenza stessa del sito di Palermo possa superare questa crisi.

«Ancora non vediamo una luce in fondo al tunnel, si continua a prendere tempo e spostare la palla sempre più avanti, senza considerare che i lavoratori di Almaviva Contact Palermo sono allo stremo – dichiara Giovanni Gorgone, Rsu Fistel Cisl Palermo Trapani -. Non possiamo più aspettare, urge un confronto con i committenti e un intervento del governo per trovare soluzioni definitive. Vogliamo il nostro lavoro. Non chiediamo altro che lavorare serenamente senza avere più questa spada di Damocle sulla testa che già da troppi anni ci portiamo dietro».

In Italia lavorano nei call center ben 80.000 persone, 20.000 solo in Sicilia. Un settore martoriato da gare al massimo ribasso, delocalizzazioni, stipendi da fame, turni enormi. E pochissima attenzione da parte dello Stato nei confronti di questi lavoratori.

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