Alla scoperta di un tesoro nel cuore della città: l’Aeroporto di Boccadifalco

Con 950 visitatori nel primo week end, e 1.300 nel secondo, lo storico aeroporto cittadino si conferma uno dei luoghi più gettonati de Le vie dei tesori. Ecco come si è evoluto nel tempo questo straordinario sito

Aeroporto di Boccadifalco - Palermo

Un luogo ricco di storia e che offre davvero tanto al visitatore che lo può ammirare dalla superficie, dall’alto e dal basso, grazie alle ultime recenti scoperte del rifugio antiaereo della seconda guerra mondiale: parliamo dell’aeroporto di Boccadifalco a Palermo, in questi giorni tra i protagonisti più gettonati della manifestazione Le vie dei tesori. Il sito, inserito tra i luoghi visitabili fino al 4 novembre, ha registrato un boom di visitatori e prenotazioni, tanto da contare ben 950 presenze nel primo week end del Festival, e 1.300 nel secondo. Entusiasti i cittadini che si sono recati in questo luogo che, per la prima volta, apre al pubblico, alla scoperta dell’ex aeroporto militare e con un ricco percorso che si snoda su due distinti itinerari (di cui uno su prenotazione) per conoscere i bunker della guerra, il giardino storico di Villa Natoli, la torre di controllo e l’hangar sopravvissuto ai bombardamenti. Ma le novità di questa apertura, non finiscono qui, tra le iniziative de Le vie dei tesori legate a Boccadifalco vi è anche il “Battesimo del volo”, ovvero la possibilità per i palermitani di ammirare la città dall’alto a bordo di un piper quadriposto che ripercorre la tratta del primo pilota che la sorvolò, il piemontese Clemente Ravetto, nel lontano 1910. Le prenotazioni del volo sono andate subito a ruba, registrando un sold out già ad inizio manifestazione.

Anche Palermo sembra quindi avere ben accolto gli “aeroporti storici” come potenziali risorse turistiche. E di storia l’aeroporto cittadino di Boccadifalco ne ha davvero tanta. Fu voluto nel 1931 dai soci dell’Aeroclub di Sicilia, tra questi vi erano Vincenzo Florio, Clemente Ravetto e Giuseppe Albanese, il comandante a cui è stato intitolato l’Aeroclub di Palermo Boccadifalco. Il periodo di massimo splendore l’aeroporto lo ebbe negli anni che precedettero il secondo conflitto mondiale, per essere poi usato come presidio armato a supporto dei velivoli italo-tedeschi da ricognizione e scorta ai convogli navali, che dalla Sicilia puntavano al nord Africa. Il prestigio dell’aeroporto torna a farsi vivo durante il Giro aereo di Sicilia, la manifestazione aerea internazionale amata dai palermitani e dal Patron dell’Aeroclub, il capitano Beppe Albanese. Solo che poi, con l’evolversi del trasporto aereo e dei grandi velivoli commerciali, e con l’urbanizzazione della città, Boccadifalco divenne troppo piccolo per gestire il nuovo traffico, ed ecco che si pensò ad una aerostazione più grande che fu poi l’odierno aeroporto Falcone Borsellino.

L’importanza strategica di Boccadifalco vive comunque tutt’oggi, facendo qui base il trasporto dei velivoli di pubblica utilità, quali il 118, la Polizia di Stato, il Nucleo elicotteri dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Presenti inoltre, il Soccorso alpino e la Protezione civile. Inoltre, la struttura conserva un importante parco storico e le antiche costruzioni aeronautiche tra cui le due aviorimesse gemelle Tipo Innocenti, la palazzina di comando che richiama lo stile architettonico del ventennio fascista, e l’aviorimessa Saporiti S.52M (1938) tra le pochissime rimaste in Italia.

Il Gruppo di ricercatori storici di Palermo Pillbox Finders, insieme all’Aeroclub di Palermo, sono partiti proprio da qui per realizzare una testimonianza inedita, ovvero riprendere dall’alto, con un drone, le tracce che, 75 anni fa, lasciarono i bombardamenti alleati, iniziati il 23 giugno del ’40 per mano dei francesi e che, nell’asfalto del piazzale, formarono segni indelebili, oggi ancora visibili.

I soci dell’Aeroclub, infatti, non vollero mai riasfaltare la zona, in memoria di quel particolare momento storico, di quei bombardamenti che si conclusero il 23 agosto del 1943 per mano dei tedeschi, ancora alleati degli italiani, ma volti ad ostacolare l’ingresso via mare degli americani a Palermo.

Dalle immagini realizzate si notano almeno quattro crateri da esplosione di bomba aerea, espressione di una città martoriata, di una vittima che ancora oggi porta i segni di questi 1.156 giorni di guerra.

Anche l’archivio dei Vigili del fuoco conserva le crude testimonianze di quel tempo: da alcune immagini risulta noto l’esito del bombardamento del 9 maggio del ’43, un giorno memorabile in cui oltre 300 bombardieri americani, ed inglesi dopo, riversarono su Palermo uno dei più cruenti e devastanti bombardamenti.

«Quella fu un’apocalisse, anticipata da una prima ondata di caccia americani P-38G “Lightning” che mitragliarono al suolo tutti i velivoli a Boccadifalco – commenta Michelangelo Marino, Ricercatore di Palermo Pillbox Finders – tra questi, alcuni trimotore S.79 “Sparviero” in manutenzione all’aviorimessa della palermitana Aeronautica Sicula. Il risultato fu uno scenario di distruzione e di morte, al quale i soccorritori non poterono che assistere impotenti. Oggi  quelle tracce sono ancora visibili grazie alla lungimiranza dell’Aeroclub e a queste straordinarie riprese dall’alto. Infine – conclude il ricercatore Marino – spero che la cultura della storia militare nella nostra regione diventi sempre più una realtà, come avviene già da tempo in altre città, grazie anche ad iniziative come Le vie dei tesori che quest’anno sta consentendo di aprire lo storico aeroporto palermitano ai cittadini».

Si ringrazia Michelangelo Marino per il contributo storico, fotografico e video. Informazioni e prenotazioni visite sul sito web www.leviedeitesori.com.

Ecco il video realizzato da Palermo Pillbox Finders e dall’Aeroclub di Palermo:

 

 

Print Friendly, PDF & Email