Al via la stagione 2020 del Teatro Massimo. In scena il ”dramma sacro” di Richard Wagner: Parsifal

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Prove Parsifal ph © rosellina garbo

Il Teatro Massimo di Palermo apre i battenti della propria stagione 2020 con il “dramma sacro” Parsifal di Richard Wagner, l’ultima opera del compositore portata a compimento proprio nel capoluogo siciliano, mentre era ospite dell’Hotel delle Palme. Il “dramma sacro” andrà in scena questa domenica, 26 gennaio, alle ore 17:30.

È la terza volta nella sua storia che il Teatro Massimo inaugura la stagione con Parsifal: la prima fu nel 1914, anno in cui tutti i teatri poterono finalmente mettere in scena l’opera di Wagner, fino a quel momento riservata al solo Teatro di Bayreuth per volontà espressa dal compositore nel suo testamento; la seconda, nel 1955, con la direzione e la regia di Tullio Serafin. Ed ora, a distanza di 65 anni, l’opera di Wagner torna dunque finalmente sul palcoscenico del Teatro Massimo.

A dirigere l’opera sarà il nuovo direttore musicale del Teatro Massimo, l’israeliano Omer Meir Wellber. La regia sarà invece di Graham Vick, che torna a Palermo dopo un altro progetto wagneriano, la Tetralogia realizzata esclusivamente per il Teatro Massimo tra il 2013 e il 2016. Le scene sono di Timothy O’Brien, i costumi di Mauro Tinti, movimenti coreografici di Ron Howell, luci di Giuseppe Di Iorio per un allestimento realizzato in coproduzione con il Teatro Comunale di Bologna.

Nel ruolo del protagonista Parsifal vi sarà, sostituendo Daniel Kirch indisposto, il giovane tenore Julian Hubbard, che debutta proprio in questa occasione. Amfortas sarà interpretato da Tómas Tómasson, Titurel da Alexei Tanovitski. Un debutto a Palermo, nel ruolo di Gurnemanz, per John Relyea, che si è fatto conoscere dal pubblico italiano con Billy Budd a Roma, mentre il basso Thomas Gazheli (Klingsor) ritorna al Teatro Massimo dopo essere stato Wotan nella Tetralogia di Vick.

Protagonista femminile sarà il soprano francese Catherine Hunold, apprezzatissima interprete del repertorio wagneriano, ma anche degli autori francesi del periodo romantico e di fine Ottocento.

«Per molti anni Wagner volle che il suo “dramma sacro” Parsifal fosse eseguito solamente nel Teatro di Bayreuth che aveva fatto costruire appositamente – ha spiegato Graham Vick -. Che fosse inteso come mito freudiano sull’ossessione per la madre o come parabola buddista o come trascendimento del desiderio terreno, l’opera in sé divenne un Graal, esposto all’adorazione solo e soltanto di quei membri di un culto di adorazione che volevano ed erano in grado di compiere il pellegrinaggio. Una situazione molto diversa da quella odierna, dove i misteri di Parsifal sono disponibili a chiunque con pochi click su Youtube. In questo mondo senza privacy, le società segrete sono giustamente condannate, così come lo è la mascolinità tossica, l’incesto e, grazie a un papa illuminato, l’intolleranza religiosa. Ma in qualche modo, dalle ostilità tra cattolici e protestanti nell’Irlanda del Nord a quelle tra sciiti e sunniti, tra cristiani e musulmani, senza dimenticare la perenne piaga dell’antisemitismo, continuiamo a usare la religione per asserire il nostro tribalismo. Sono passati più di 3.500 anni da quando Akhenaton ha colto che tutti gli dei si riunivano in uno solo, tuttavia il suo sogno giace sepolto nel deserto. Il nostro desiderio di attaccarci a quello che è nostro e di escluderne l’altro sta distruggendo il mondo. Non abbiamo mai avuto tanto bisogno di un Parsifal come ora; speriamo che arrivi presto».

«È ovvio che per me, che vengo da Israele – ha detto Omer Meir Wellber, che dirige l’opera – Parsifal rappresenta un argomento complesso, e il Teatro Massimo di Palermo, nella mia prima stagione da Direttore musicale, mi sembrava il posto giusto in cui affrontarlo. Perché questa è una città abituata agli argomenti complessi. Il nostro sarà un anti-Parsifal: è importante oggi considerare Wagner ‘solo’ un compositore. Forse il più grande della storia, ma non un filosofo o un guru. È necessario ripulirlo dalle incrostazioni che si sono sedimentate sopra la sua musica per arrivare a vedere solamente cosa ha veramente scritto. Andando oltre tutte le sovrastrutture problematiche che vi si sono aggiunte».