Giuliana De Sio e Filippo Dini sono i protagonisti de Il gabbiano di Anton Čechov, per la
regia dello stesso Dini, nei ruoli di Irina Arkadina e Boris Trigorin, in scena al Teatro Biondo
di Palermo dal 4 all’8 febbraio nell’allestimento coprodotto da Teatro Stabile del Veneto –
Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Teatro di Roma – Teatro
Nazionale, Teatro Stabile di Bolzano, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale.
Completano il cast Virginia Campolucci (Nina), Enrica Cortese (Maša), Gennaro Di Biase
(Il’ja Šamraev), Giovanni Drago (Kostantin ‘Kostja’ Treplev), Angelica Leo (Polina
Andreevna), Valerio Mazzuccato (Petr Sorin), Fulvio Pepe (Evgeneij Dorn), Edoardo
Sorgente (Semen Medvedenko).
Scene e costumi, in stile contemporaneo, sono firmati rispettivamente da Laura Benzi e
Alessio Rosati, le luci sono di Pasquale Mari e le musiche di Massimo Cordovani.
Repliche fino all’8 febbraio.
La storia de Il gabbiano è nota: un gruppo di persone di diverse età, collegate tra loro da
vincoli di parentela e non, si riunisce in una casa di campagna in riva a un lago nel tentativo di
fuggire al grigiore del proprio destino. Fra le diverse storie che si intersecano emerge con
prepotenza la vicenda del giovane Kostja, che desidera risollevarsi da quel grigiore attraverso
l’arte della scrittura, sostenuto e infiammato dall’amore per la sua coetanea Nina, che sogna di
diventare attrice, e fomentato dal tentativo di opporsi con veemenza e passione alla madre, la
famosa attrice Irina Arkadina, fidanzata con Trigorin, un importante scrittore assai più
giovane di lei.
La commedia si sviluppa attraverso una sorta di parabola discendente, che precipita nel gorgo
dell’illusione. Parte dalla gioia, dalla passione, nell’eccitazione divertita del gioco: nel primo
atto Kostja mette in scena un testo che ha appena scritto, a recitarlo è la sua innamorata. Ma lo
spettacolo finisce prima del previsto, perché lo stesso autore-regista lo interrompe in quanto
infastidito dai commenti del pubblico, in particolare da quelli di sua madre. Tutto, da questo
momento in poi, precipiterà abbastanza velocemente, fino a culminare nel punto nevralgico
della vita di ognuno di noi: quell’istante in cui ciò che era desiderato e auspicabile, che si
tratti di un amore o di un’ambizione professionale o artistica, per la prima volta si delinea
nella nostra mente e nel nostro cuore come irrinunciabile e possibile.
L’ultimo atto de Il gabbiano mostra come tutti i tentativi e le pulsioni di riscatto messi in atto
da parte dei personaggi si siano scontrati contro il muro della quotidianità e abbiano
modificato le vite di tutti trasformandole in orribili esistenze colme di rimpianti.
«L’autore – spiega il regista Filippo Dini – sembra voler precipitare, in maniera inesorabile e
priva di speranza, ciascuno dei suoi personaggi nell’impossibilità di realizzare un personale
miglioramento nella vita o la consacrazione delle proprie ambizioni. L’intero dramma è una
testimonianza dell’assurdità del destino umano. Sembra non esistere progetto grandioso che non sia votato, prima o poi, all’insuccesso; come dovesse occorrere un’energia sovrumana per
gettare una passerella sull’abisso che separa il sogno dalla realtà. O meglio, credo voglia
indicarci in che modo, secondo quali principi e per quali cause, le migliori e più nobili
pulsioni sono destinate a fallire. Čechov sembra voler rappresentare una metafora di tutta
l’umanità; come in un esperimento, mette insieme dieci esseri che, se inseriti nello stesso
ambiente vitale, se fatti interagire, non potranno far altro che soccombere e fallire nei loro
intenti».
Questo nuovo allestimento del celebre dramma di Čechov trova sorprendenti assonanze con
l’epoca di crisi che stiamo vivendo: «L’immortalità di questo testo e la sua bruciante
contemporaneità – aggiunge il regista – stanno proprio nella descrizione di una “umanità alla
fine”, una società sull’orlo del baratro, che avverte l’arrivo di un’apocalisse, che di lì a poco
spazzerà via tutto il mondo per come lo abbiamo conosciuto fino a quel momento. Tutta la
drammaturgia di Čechov racconta una fine imminente, i suoi personaggi sono un popolo di
ombre che tentano di resistere con tutte le loro forze alla malinconia, alla tristezza, al
rammollimento cerebrale, lottano, si scontrano, si sparano, tra di loro e a se stessi, cercando di
non soccombere. Le somiglianze con la nostra epoca sono straordinarie e sconfortanti, come
se il nostro Anton ci guardasse da lontano con quel sorriso e quell’ironia che gli sono
certamente congeniali, nell’attesa che anche la nostra società, il nostro mondo, il nostro folle
modo di condurre le nostre esistenze, arrivi all’esplosione».
—
Il gabbiano
di Anton Čechov
regia Filippo Dini
personaggi e interpreti
Irina Nikolaevna Arkadina Giuliana De Sio
Kostantin Gavrilovič Treplev Giovanni Drago
Petr Nikolaevič Sorin Valerio Mazzucato
Nina Virginia Campolucci
Il’ja Afanas’evič Šamraev Gennaro Di Biase
Polina Andreevna Angelica Leo
Maša Enrica Cortese
Boris Aleskseevič Trigorin Filippo Dini
Evgeneij Sergeevič Dorn Fulvio Pepe
Semen Semenovič Medvedenko Edoardo Sorgente
regia della scena “lo spettacolo di Kostja” Leonardo Manzan
dramaturg e aiuto regia Carlo Orlando
traduzione Danilo Macrì
scene Laura Benzi
costumi Alessio Rosati
luci Pasquale Mari
musiche Massimo Cordovani
foto e video Serena Pea
produzione Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale / Teatro Stabile di Torino – Teatro
Nazionale / Teatro di Roma – Teatro Nazionale / Teatro Stabile di Bolzano / Teatro di Napoli – Teatro Nazionale
calendario delle rappresentazioni:
mercoledì 4 febbraio ore 21.00
giovedì 5 febbraio ore 17.00
venerdì 6 febbraio ore 21.00
sabato 7 febbraio ore 19.00
domenica 8 febbraio ore 17.00


