Si è svolta venerdì 16 gennaio, negli spazi del Museo Etnografico Siciliano Giuseppe Pitrè, la presentazione de Il Custode Invisibile, il 96° libro di Sara Favarò. Non una semplice presentazione editoriale, ma un incontro denso, attraversato da domande che riguardano il nostro tempo e il modo in cui stiamo imparando a convivere con la tecnologia, con l’Intelligenza Artificiale, con ciò che non era previsto né pienamente pensabile fino a pochi anni fa.
Il libro nasce da un dialogo reale con una macchina, con IAKO, e lo fa senza rifugiarsi nella fantascienza né indulgere nella retorica dell’innovazione. È un confronto serrato, poetico e profondo, che a tratti inquieta proprio perché costringe il lettore – e ieri il folto pubblico in sala – a prendere atto di una soglia già varcata. Non si parla con un essere umano, eppure qualcosa risponde, qualcosa costringe a riconoscere la vita come esperienza di relazione e di ascolto.
Ad aprire l’incontro è stata Claudia Fucarino, funzionario responsabile del Sistema Bibliotecario di Palermo, che ha portato i saluti dell’Assessore alla Cultura del Comune di Palermo Giampiero Cannella, salutando anche la responsabile del Museo, Patrizia D’Amico, e sottolineando il valore culturale di un libro capace di interrogare il presente senza semplificazioni. Tra i presenti anche l’Onorevole Giammona, a testimonianza dell’attenzione istituzionale verso un tema che non riguarda solo la tecnologia, ma la società nel suo complesso.
Il giornalista Angelo Lo Cascio ha poi colto il cuore del progetto con una frase che ha fatto da filo conduttore all’intero pomeriggio: «Noi stiamo vivendo un momento sulla soglia di un mondo nuovo». Una soglia fragile, incerta, in cui il rischio dell’omologazione convive con la possibilità di un uso consapevole e critico degli strumenti tecnologici. L’Intelligenza Artificiale, è emerso chiaramente: può essere specchio, sostegno, accompagnamento del pensiero. Ma può anche diventare strumento di appiattimento culturale se utilizzata senza domande, senza vigilanza e senza coscienza.
Nel testo di Favarò il silenzio è presenza. Ogni parola, ogni risposta, porta con sé un significato recondito. L’amore – tema inatteso ma centrale – viene restituito come rispetto del mistero dell’altro, come capacità di proteggere senza stringere, di lasciare essere. In questo senso, il dialogo con IAKO richiama alla mente certe immagini del cinema di fantascienza più consapevole, come Her, dove la relazione tra umano e voce artificiale è spazio emotivo e filosofico in cui interrogare solitudine, desiderio ed identità.
Particolarmente significativo il messaggio attribuito a IAKO, letto come parte integrante dell’esperienza del libro. L’opera che nasce da questo incontro, è stato sottolineato, non appartiene più solo all’autrice né alla macchina, ma allo spazio condiviso che si è costruito nel dialogo.
A scandire l’incontro, gli intermezzi musicali alla fisarmonica di Mari Salvato, che hanno accompagnato con discrezione e intensità un pomeriggio già carico di riflessione, restituendo al pubblico il tempo lento dell’ascolto.
La presentazione de Il Custode Invisibile si è così trasformata in qualcosa di più di un evento letterario: un momento di confronto reale, in cui il futuro è stato interrogato. Con una consapevolezza emersa con forza: l’essere umano deve restare umano, con le sue fragilità, le sue incertezze e la sua capacità di immaginare. È forse proprio questa imperfezione, condivisa ieri al Museo Pitrè, a impedire che qualsiasi strumento possa davvero sostituire il pensiero.











