venerdì, 7 Ottobre 2022
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A Pantelleria due mostre archeologiche per valorizzare e preservare l’Isola

E poi, conclusa la campagna 2022 del “Marzamemi Maritime Heritage Project” con l’Università della California

Naturalmente vocata al turismo e alla cultura per la sua storia, i suoi itinerari naturalistici e per il ricco patrimonio culturale, archeologico, etnoantropologico, paesaggistico e ambientale, l’Isola di Pantelleria è un unicum a livello mondiale da preservare e custodire. È per sottolineare questa sua vocazione che abbiamo voluto inaugurare due esposizioni temporanee che mettono in luce, per chi arriva nell’Isola, il potenziale che Pantelleria offre. Reperti straordinari, che provengono dai siti archeologici – a terra e in mare – che raccontano una storia antica e affascinante”. Lo ha detto ieri mattina l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’identità siciliana, Alberto Samonà, presente sull’Isola di Pantelleria per inaugurare due esposizioni di beni archeologici allestite all’aeroporto e al Museo vulcanologico di Punta Spadillo.

Pantelleria è un’isola meravigliosa – ha aggiunto l’assessore Samonà – e vogliamo puntare sempre di più su cultura e turismo, nonostante gli sbarchi di migranti, che negli ultimi tempi si sono moltiplicati, destino non poca preoccupazione”. Alla manifestazione inaugurale erano presenti, oltre all’assessore, il responsabile dell’Ufficio Aeroportuale di Pantelleria, Salvatore Tinnirello, il Direttore del Parco Archeologico di Selinunte Cave di Cusa e Pantelleria, Felice Crescente, la Direttrice del Parco Nazionale di Pantelleria Sonia Anelli, il Sindaco Vincenzo Campo, il Commissario del Parco archeologico, l’archeologo Roberto La Rocca che ha contribuito a realizzare l’allestimento della mostra, il Comandante del distaccamento aeroportuale dell’Aeronautica Franco Linzalone, il luogotenente della Marina Militare Giovanni Galasso.

L’iniziativa è stata possibile grazie alla preziosa collaborazione dei responsabili delle missioni archeologiche presenti sull’isola, Proff.ri Maurizio Cattani e Thomas Schaeffer che, con la loro attività di ricerca, hanno offerto e continuano a offrire preziose testimonianze della storia di Pantelleria. Va segnalata inoltre la preziosa e indispensabile partecipazione dell’Enac che ha offerto i locali dell’aeroporto, ma anche la collaborazione dell’Aeronautica Militare, dalla Marina Militare, della Soprintendenza del Mare per i beni di provenienza subacquea e del Parco archeologico di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria provenienti dall’Acropoli di San Marco, nonché del Parco Nazionale con il quale è operativo già dallo scorso anno un protocollo di collaborazione.

Tra i reperti di maggiore interesse, nella sala dell’aeroporto spiccano le “Teste di Pantelleria”, tre teste in marmo del I secolo d.C. rinvenute durante gli scavi nel sito di San Marco, i “ritratti imperiali” che raffigurano Giulio Cesare, l’imperatore Tito e Antonia Minore.
Per quanto riguarda la musealizzazione al Museo Vulcanologico di Punta Spadillo, che appartiene al Parco Nazionale, importante la collaborazione dell’archeologa Valeria Silvia che ha allestito uno spazio interamente dedicato al villaggio dell’Età del Bronzo di Mursia dove le tre vetrine presenti costituiscono una prosecuzione concettuale con le sale dedicate alla geologia. Si inizia con i reperti litici (lame di ossidiana, macine, macinelli e matrici di fusione di asce in tufo vulcanico) fondamentali per la vita quotidiana degli abitanti del Villaggio per passare alle ceramiche realizzate con argilla locale proveniente dalle Favare e terminare nell’ultima vetrina con il corredo funerario del Sese Di Fresco I, scoperto nel 1995, che viene esposto per la prima volta.

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Conclusa la campagna 2022 del Marzamemi Maritime Heritage Project

Si è appena conclusa la campagna 2022 del “Marzamemi Maritime Heritage Project”, progetto di ricerca archeologica subacquea multidisciplinare che ha avuto come scenario i fondali della provincia di Siracusa e che vede impegnata da dieci anni la Soprintendenza del Mare della Regione siciliana con la Stanford University della California e il diving center “El Cachalote” di Marzamemi, partner tecnico del progetto.

Da quest’anno la partnership del progetto si è arricchita con l’inserimento dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e della Brock University di St. Catharines, nello stato canadese dell’Ontario.

Quest’anno le attività si sono concentrate sulla ricerca e documentazione dei siti archeologici subacquei individuati nel mare di Vendicari e di Portopalo di Capo Passero. Non è mancata, però, l’attività rivolta al monitoraggio dello stato di conservazione dei reperti archeologici subacquei provenienti dallo scavo del relitto della Chiesa bizantina di Marzamemi, che sono attualmente custoditi presso il Palmento di Rudinì, struttura messa a disposizione del progetto dal Comune di Pachino sin dal 2012, anno in cui ha avuto inizio il progetto di ricerca.

Straordinario contenitore architettonico, il Palmento di Rudinì – una sorta di “cattedrale” dedicata, in origine, all’attività vitivinicola – potrebbe diventare sede di un Museo del mare con l’intento di realizzare a Marzamemi uno spazio che racconti il territorio partendo proprio dall’esposizione dei resti della chiesa bizantina recuperati in questi anni nei fondali marini.

“La Sicilia sud orientale è uno scrigno inesplorato di tesori storico-archeologici. Sia a terra che in mare, infatti, si trovano interessanti testimonianze la cui scoperta ci aiuta a meglio leggere il tessuto e la storia del territorio. Gli incoraggianti risultati raggiunti negli anni dal team di ricerca che vede come punta di diamante la Stanford University della California insieme agli attori locali – evidenzia l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà – incoraggia l’ipotesi di trovare una sede espositiva dedicata ai reperti affinché il visitatore possa apprezzare i ritrovamenti collocandoli nei territori in cui sono stati reperiti. Un modo per valorizzare il territorio e la sua storia”.

“Anche quest’anno – dichiara il Soprintendente del Mare Ferdinando Maurici – il progetto internazionale di ricerca archeologica subacquea ha dato buoni frutti grazie alle evidenze scoperte nei fondali di Vendicari e Portopalo di Capo Passero al vaglio del team di ricerca che da oltre un decennio porta avanti un progetto di studio e documentazione di altissimo valore scientifico. Nei prossimi mesi – conclude Maurici – saranno resi disponibili i risultati della ricerca che andranno ad arricchire le conoscenze sull’archeologia subacquea mediterranea”.

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