A Palermo, il ”Coviddi” c’è

Purtroppo la frase che ha fatto il giro del mondo ”Non ce n’è Coviddi” e per la quale ancora una volta i siciliani siamo tacciati di ignoranza e pressappochismo, non è la verità. Negli ultimi giorni, seppur i casi siano in diminuzione in alcune regioni d’Italia, in altre continuano ad essere segnalati numeri elevati di nuove positività.

Nella triste classifica delle regioni con l’indice Rt (si legge “erre con ti”) superiore a 1, ovvero il parametro che misura il tasso di contagiosità dopo l’applicazione delle misure atte a contenere il diffondersi della pandemia di Covid-19, la Sicilia con 1.55, è una di quelle regioni in cui si segnala l’aumento dei nuovi casi e si piazza al secondo posto, dopo il Veneto con 1.66 e prima della Campania con 1.44. Mentre, le regioni più colpite dal Covid, Lombardia e Piemonte, mantengono l’indice Rt sotto 1.

Il dato che emerge dal monitoraggio dall’Istituto Superiore di Sanità dovrebbe, e sottolineo dovrebbe, invitare alla cautela in quanto si evince che in alcune regioni la SARS-CoV-2 è ancora in circolazione.

Nei mesi del lockdown, noi siciliani ce la siamo cavata senza troppi gravi casi e, così, forse qualcuno intende provare l’ebrezza della pandemia e ha deciso di non rispettare le basilari regole anticontagio?

Il controllo è scemato e quindi liberi tutti. Ad esempio, oramai nella maggior parte dei negozi di alimentari sono pochi che correttamente indossano la mascherina e che mantengono la distanza interpersonale. Per non parlare degli addetti alle vendite che, barricandosi dietro un “ma siamo a distanza” indossano la mascherina come “scaldacollo” non curanti che le loro tracce biologiche, veicolo di trasmissione, si spandono sui prodotti da loro venduti.

Mi dispiace, comprendo che non sia facile lavorare tutto il tempo con la mascherina indossata (anche a me manca l’aria), ma se tutti ci atteniamo alle poche regole dettate dal buon senso, evitiamo i contagi e soprattutto evitiamo di tornare a una seconda fase di lockdown che porterebbe alla totale distruzione dell’economia nazionale.

Nel report settimanale sul coronavirus dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e del Ministero della Salute si legge: “Persiste una trasmissione diffusa del virus che, quando si verificano condizioni favorevoli, provoca focolai anche di dimensioni rilevanti, talvolta associati all’importazione di casi da Stati esteri. Il numero di nuovi casi di infezione, sebbene rimanga nel complesso contenuto, mostra una tendenza all’aumento”.

Quello che rattrista è l’età mediana dei casi diagnosticati nell’ultima settimana che si aggira intorno ai 40 anni. Questi dati però, non tengono conto dei casi asintomatici, ai quali non viene eseguito lo screening, ma che diffondono il virus.

A questo punto mi chiedo: perché le discoteche sono aperte senza distanziamento – giusto che i ragazzi si divertano – mentre quei pochi cinema e teatri aperti devono ridurre il numero di ingressi e tenere distanziate le sedute? Per non parlare di attività del terzo settore che ancora oggi non sono possibili poiché si deve rispettare la distanza interpersonale prevista dalle misure anticontagio.

Se non indossare la mascherina avesse come risultato l’infettarsi del soggetto che decide di non attenersi alle regole, potrei esserne dispiaciuto ma ritenere che è una scelta personale. Invece, caro signore/a che ti senti tanto furbo rispetto agli altri, potresti infettare anche noi che ci atteniamo alle regole. Quindi non fare l’idiota e metti quella mascherina. Non mi salutare e stai lontano almeno due metri, anzi se non ti avvicini è anche meglio.

La trasmissione del virus è tutt’altro che ferma e, quando non adeguatamente contrastata, rischia di far nascere focolai di grosse dimensioni.

Per concludere, a Palermo il Covid c’è e sta a noi far sì che non si diffonda.