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A Contessa Entellina l’Abbazia di Santa Maria del Bosco tra le memorie di Eleonora d’Aragona e Ferdinando IV di Borbone

Visite domenicali all’Abbazia di Santa Maria del Bosco tra le memorie di Eleonora d’Aragona e Ferdinando IV di Borbone: l’appuntamento con Terradamare domenica 3 maggio alle 11 presso la Strada Provinciale 35, a Contessa Entellina (PA).

Nel cuore della Riserva Naturale di Monte Genuardo, tra i borghi storici di Contessa Entellina e Giuliana, le visite sveleranno l’Abbazia di Santa Maria del Bosco. Un luogo dove il tempo sembra sospeso.

Qui, dove il silenzio dei boschi avvolge le sue mura secolari che hanno ospitato il ritiro spirituale di Eleonora d’Aragona e le battute di caccia reali di Ferdinando IV di Borbone, mentre il vento tra pini, querce e lecci porta con sé profumi intensi di resina e terra umida, accarezzando i chiostri monumentali.
Ogni raggio di sole che filtra tra le arcate disegna giochi di luce in continuo mutamento, creando un’esperienza sensoriale che va oltre la vista.
Un itinerario che attraversa la storia e l’arte, dedicato a chi cerca l’esclusività di un patrimonio ancora intatto e vibrante.


Abbazia Santa Maria del Bosco


Il viaggio di Santa Maria del Bosco comincia nel XIV secolo, intorno al 1309, quando un gruppo di eremiti scelse l’isolamento dei Monti Sicani come rifugio spirituale.
Tra boschi secolari, i primi monaci vissero in semplicità fino al 1310, anno in cui il vescovo di Agrigento consacrò la chiesa come Basilica, guidando la comunità verso la regola benedettina.
Sotto l’ordine dei Benedettini, il monastero accrebbe notevolmente la propria influenza economica, ottenendo nel 1433 dal re Alfonso la completa esenzione fiscale.
In questo periodo di splendore, le mura si espansero, i chiostri monumentali presero forma e l’intero complesso si affermò come un fondamentale punto di riferimento per le generazioni future.

Alla fine del XV secolo, nel 1491, l’Abbazia passò alla congregazione degli Olivetani, che diedero inizio a una nuova fase di splendore.
Fu però nel 1593 che ebbe inizio la vasta ricostruzione che portò il monastero ad assumere le linee attuali; furono anni di grande fermento artistico, tra chiostri rinascimentali e spazi che anticipavano il Barocco.

Con il decreto del 1794, l’Abbazia era passata sotto il controllo di Ferdinando IV di Borbone, che l’aveva affidata agli Agostiniani, garantendo così la sopravvivenza del sito dopo l’allontanamento degli Olivetani.
Il sovrano amava rifugiarsi a Santa Maria del Bosco durante i suoi soggiorni in Sicilia. Appassionato cacciatore, utilizzava la riserva di Monte Genuardo come sua riserva personale, soggiornando nelle stanze dell’Abbazia che, per l’occasione, venivano adattate ai fasti della corte borbonica.
Soggiornando presso il sito, ne consolidò il prestigio, testimoniando l’importanza dell’Abbazia non solo come centro di preghiera, ma anche come riferimento sociale e culturale.

Tra le figure che più hanno segnato il destino del luogo spicca Eleonora d’Aragona. Figlia di Giovanni d’Aragona e nipote del re Federico IV (III) di Sicilia, Eleonora fu una benefattrice devota.
Più che una semplice ospite, scelse l’Abbazia come luogo di elezione e protezione spirituale. La tradizione narra che la nobildonna, colpita dalla sacralità dei boschi di Monte Genuardo, divenne una delle massime benefattrici del monastero, finanziandone l’espansione e trascorrendovi lunghi periodi di ritiro.
Il monumento funebre a lei dedicato resta oggi all’interno dell’abbazia, mentre il celebre busto marmoreo, scolpito postumo da Francesco Laurana tra il 1468 e il 1471, è oggi custodito a Palazzo Abatellis.
Sebbene la tradizione la voglia qui sepolta, alcune ipotesi suggeriscono che le sue spoglie possano trovarsi a Sciacca, rendendo il mistero della sua presenza ancora più carico di fascino.

Il percorso della visita

Dal portale tardo cinquecentesco, ispirato alla Porta Pia di Michelangelo, che introduce al primo chiostro rinascimentale e culmina nello Scalone Reale, e il Chiostro barocco; i grandi corridoi dell’antico monastero, incluso il corridoio che custodisce il busto di Eleonora d’Aragona (rielaborazione dell’originale del Laurana oggi conservato a Palazzo Abatellis); i piani inferiori dell’abbazia, dove un tempo si svolgeva la vita quotidiana dei monaci tra magazzini, refettori e cantina storica. A conclusione della visita sarà possibile sostare ed esplorare il bosco di 200 ettari composto da lecci, querce e castagni, all’interno della Riserva Naturale di Monte Genuardo.

La visita inizia dal portale tardo cinquecentesco, ispirato alla Porta Pia di Michelangelo, che introduce al primo chiostro rinascimentale, a pianta quadrata e scandito da 36 colonne. Il secondo chiostro, rettangolare e non pavimentato, conta 32 colonne e anticipa le linee barocche con una spiccata verticalità.
Il culmine del percorso è lo Scalone Reale, alla cui base si trova una fontana settecentesca in marmo bianco e grigio, utilizzata un tempo dai monaci per le abluzioni prima dei pasti nel limitrofo Refettorio.
Realizzato nel 1644, questo salone di 300 m² è dominato da un affresco del 1609 raffigurante la Moltiplicazione dei pani e dei pesci, opera attribuita a Pietro D’Asaro.

Al piano superiore, le antiche celle e la biblioteca affacciano su scenografiche gallerie a croce latina, la più lunga delle quali misura ben 108 metri, illuminate da finestre circolari poste a dieci metri d’altezza.
Portali e capitelli presentano decorazioni in finti marmi, con una stratificazione cromatica che attraversa i secoli: dal verde scuro del XVII secolo al rosa settecentesco, fino al bianco dell’Ottocento.
Anche le cromie delle porte seguono una rigida regola barocca: verdi per gli spazi interni e rosse per quelli esterni.

Dal punto di vista naturalistico, l’Abbazia si inserisce in un paesaggio di rara bellezza: pini, querce e lecci secolari, prati e boschi circostanti creano un mosaico di colori e profumi, mentre sentieri e scorci panoramici offrono viste spettacolari sulla Sicilia occidentale.
L’armonia tra architettura e ambiente naturale rende l’esperienza immersiva e rigenerante, dove il silenzio, interrotto solo dal canto degli uccelli o dal fruscio delle foglie, invita a una contemplazione lenta e profonda.

Perdersi tra le ombre e la luce dei chiostri significa entrare in un mondo sospeso, dove l’arte, la storia e la memoria di figure straordinarie come Eleonora d’Aragona e Ferdinando di Borbone si fondono con la forza evocativa della natura. Il vento tra pini, querce e lecci accarezza i camminamenti porticati, trasportando profumi di resina e terra umida, mentre i raggi del sole filtrano tra le arcate, dipingendo giochi di luce in continuo mutamento.

Ogni pietra e ogni dettaglio architettonico raccontano storie di bellezza, devozione e potere. Il silenzio, rotto solo dal canto degli uccelli e dal fruscio delle foglie, crea un’atmosfera di raccoglimento che avvolge chi attraversa l’intero complesso.
Santa Maria del Bosco diventa così un’esperienza unica e multisensoriale, capace di lasciare un ricordo indelebile nel cuore di chi si lascia trasportare dal fascino senza tempo di questo luogo straordinario.

Ticket: €15, ridotto 5/10 anni €8.
Per partecipare è necessario acquistare i ticket online.
Infoline: terradamare.org/visite-abbazia-santa-maria-del-bosco – 320.7672134 – 392.8888953 – eventi@terradamare.org  

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