HomePalermoA 43 anni dal sacrificio, Palermo rivive il coraggio di Dalla Chiesa

A 43 anni dal sacrificio, Palermo rivive il coraggio di Dalla Chiesa

Oggi, a 43 anni esatti dalla strage di via Isidoro Carini, la città si ferma per ricordare il generale dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo, vittime della mafia la sera del 3 settembre 1982.

All’ombra della città che portava nel cuore, sono tornate le cerimonie, i momenti di raccoglimento, e la voce delle istituzioni che, con commozione e fermezza, hanno riaffermato l’impegno collettivo contro la criminalità organizzata.

Non è solo il ricordo di una tragedia, ma una sollecitazione a continuare la battaglia per la giustizia, a tenere accesa la fiaccola della legalità, così come lui fece senza esitazioni. Ancora oggi, Dalla Chiesa è esempio e motivazione per chi lotta per uno Stato più forte e rispettato, in Sicilia e nell’intero Paese.

Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha definito Dalla Chiesa un “faro di legalità”, figura ancora oggi capace di scuotere le coscienze. A Palermo si è alzato un coro di parole e gesti simbolici: corone d’alloro deposte, bandiere ammainate, e forme di partecipazione civile che hanno unito cittadini, studenti, associazioni e autorità.

Presente all’omaggio anche il Capo dello Stato: il presidente Mattarella ha ricordato come quella strage non sia una ferita solo siciliana, ma un monito per tutto il Paese. “La memoria unisce il Paese contro la mafia”, ha detto, esortando a mantenere viva la cultura della legalità tra i giovani. Anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha condiviso su X (ex-Twitter): “Un uomo di Stato, coraggioso e di profonda integrità morale… Il suo ricordo vivrà sempre nei nostri cuori e guiderà ogni giorno ogni nostra azione”. Il ministro degli Esteri Tajani lo ha definito “un attacco allo Stato”, mentre il presidente del Senato, La Russa, ha rinnovato l’impegno a portare avanti “fermezza e unità nella lotta alla mafia”.

“Ricordare il Prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa non è solo un dovere civico, è un atto politico e morale – ha detto il Sindaco Roberto Lagalla -.  È la scelta consapevole di non accettare l’oblio, di non lasciar vincere il silenzio su chi ha provato a disarmare la violenza con il senso dello Stato. Il Generale Dalla Chiesa resta una delle figure più limpide della nostra Repubblica. La sua vita non ci parla solo di legalità, ci parla di giustizia. E la giustizia, a differenza della legalità, non è mai neutra. Sta sempre da una parte: quella dei cittadini, quella della verità, quella delle istituzioni che sanno cosa vuol dire servire e non servirsi. Oggi, nel suo nome, siamo chiamati a chiederci se stiamo facendo abbastanza, se le nostre città sono davvero ostili alla criminalità organizzata. A chi considera questi momenti semplici rituali, rispondiamo con l’impegno quotidiano. Perché la memoria, se non è azione, è complicità. Carlo Alberto Dalla Chiesa è stato un uomo che ha pagato il prezzo più alto per non voltarsi dall’altra parte. Sta a noi, ogni giorno, dimostrare che egli, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente Domenico Russo, uccisi nell’agguato di 43 anni fa, non sono morti invano”. 

Oltre all’omaggio simbolico, la città ha reso evidente il suo rispetto con modifiche al traffico e momenti di preghiera: una messa in Cattedrale ha raccolto le autorità civili e religiose, mentre a via Carini si sono vissuti istanti di silenzio e riflessione.

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