17 aprile referendum: trivellare per migliorare o per distruggere?

Palermo, 27.03.2016 – È un pensiero, che in questi mesi sta cominciando a trivellare la mente di molti italiani: essere a favore o essere contro le trivelle?

Il dubbio nasce in vista del 17 aprile, giorno in cui sarà possibile partecipare al referendum abrogativo sulle trivellazioni in mare, nato per iniziativa di nove regioni (Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto). Tutti i cittadini italiani, che hanno compiuto la maggiore età potranno esprimere il proprio voto sulle trivellazioni in mare, che di fatto riguarda esclusivamente le aree dove sono stati già individuati i giacimenti ed entro le 12 miglia dalla costa. Attualmente sono ventuno le concessioni, dal periodo prorogabile: sette in Sicilia, cinque in Calabria, due nell’Emilia Romagna e in Basilicata, tre in Puglia e una nelle Marche e nel Veneto.

La norma in materia ambientale, soggetta attraverso referendum ad abrogazione, è quella introdotta con l’ultima Legge di Stabilità e permette alle società petrolifere di individuare ed estrarre petrolio e gas, entro le 12 miglia marine dalla costa, senza limiti di tempo, o meglio – come si legge nel testo del quesito – «per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale».

Per dare forza al referendum e per la cancellazione della norma, è innanzitutto necessario che più del 50% degli elettori si presenti alle urne. Nello specifico, rispondendo al quesito “SI”, non verranno più concesse alle compagnie internazionali le proroghe per le attività di estrazione del petrolio. Invece, segnando “NOo non andando a votare, tutto rimane immutato: le compagnie petrolifere continueranno le loro operazioni fino alla scadenza prevista e, appena lo riterranno opportuno, potranno richiedere di prolungare le proprie attività, sulla base però di una considerazione dell’impatto ambientale.

Dunque, al centro dell’antica, quanto attuale, opposizione “natura vs progresso”, stanno le trivellazioni, ossia tutto un insieme di procedure, che vanno dalla perforazione (appunto trivellazione) dei pozzi di ricerca, all’estrazione con l’installazione di piattaforme petrolifere. Gli impianti sono differenti, a seconda delle caratteristiche dei fondali, del giacimento e della tipologia del combustibile da estrarre.

Sullo sfondo, due comitati dalle idee inconciliabili: da una parte il comitato “vota SI per fermare le trivelle”, formato da diverse associazioni ed esponenti del panorama politico, artistico e culturale, che si dichiarano a difesa del mare e dell’ambiente, mettendo in luce il rischio inquinamento, con tutti i relativi danni per il territorio, il turismo e la pesca. Dall’altra il comitato “Non Voto” dei cosiddetti “ottimisti e razionali” fondato da Gianfranco Borghini, a cui hanno aderito altrettante associazioni, politici, manager, filosofi e studenti. «Siamo un gruppo di persone ottimiste, convinte che il mondo è in continua evoluzione, e che il catastrofismo non aiuta a crescere e a costruire il futuro. Il progresso avanza solo con lo sviluppo. Siamo razionali perché vogliamo contrastare paure, allarmi ingiustificati, luoghi comuni. E difendere davvero l’ambiente e il lavoro, e grazie alla ricerca, alla scienza e alla tecnica» – scrivono nella loro pagina ufficiale. Questi ultimi, infatti, sostengano che il bloccare le trivellazioni sul mare non soltanto determinerebbe la perdita di numerosi posti di lavoro, ma priverebbe la società di benefici e vantaggi, a livello di ricerca e sviluppo.

Se lo scenario nazionale, dunque, è particolarmente animato, lo è di più quello regionale: il NO alle trivelle, infatti, arriva maggiormente da quelle regioni, le cui coste sono direttamente soggette alle trivellazioni. In Sicilia non sono mancati e continuano le campagne di sensibilizzazione, manifestazioni ed iniziative.

Rita Vinci
Rita Vinci

A Palermo ambientalisti, numerosi cittadini e associazioni, con l’avvicinarsi di domenica 17 aprile, intensificano la propria voce. Tra questi, ad esempio, prende una posizione netta contro le trivellazioni sul mare la consigliera comunale Rita Vinci, che lancia un appello ai cittadini, invitandoli a votare SI al referendum: «L’Amministrazione comunale – spiega Rita Vinci – fin dal suo insediamento è impegnata in un’azione di valorizzazione e tutela del patrimonio naturalistico e ambientale della città. Questa politica nasce dalla sensibilità di chi fa della buona amministrazione il proprio segno distintivo, che si traduce anche in azioni di salvaguardia della salute dei cittadini e dell’ecosistema. Il Mediterraneo – aggiunge – è contrassegnato dalla ricchezza di una flora e fauna marina, che adesso più che mai sono a rischio e che è dovere di tutti noi difendere e tutelare. Gli studi di settore hanno messo in luce, a questo proposito, gli effetti devastanti delle trivellazioni per il nostro mare, a fronte di benefici economici che per la Sicilia sarebbero praticamente nulli».

Ma non sono tutti a pensarla così. Claudio Barone, segretario Uil a Palermo, infatti in una sua dichiarazione: «Le trivellazioni in Sicilia? Sono a favore, se le conoscenze scientifiche e tecniche mettono al riparo da rischi ambientali possono essere fatte anche nel nostro territorio, visto che si fanno in tutto il mondo. Non si può fare ambientalismo a orologeria per negare qualsiasi possibilità di sviluppo.  Quello della raffinazione in Sicilia – ha aggiunto Barone – è il principale settore industriale, non vorrei si mantenesse la stessa impostazione avuta nel ciclo dei rifiuti: si sono bloccati i termovalorizzatori e sono aumentate le discariche, vorrei capire dal punto di vista degli ambientalisti se questa è una situazione logica o se grida vendetta al cielo».

Ora è arrivato il momento di schierarsi a favore o contro il referendum, una scelta che deve essere fatta in maniera consapevole e certamente responsabile.

 

Foto copertina Ansa